Quella tra Grillo e Conte è una disputa nata sul terreno della politica, finita nelle aule di tribunale e che ora rischia di tornare nel campo della politica. Non è...
Quella tra Grillo e Conte è una disputa nata sul terreno della politica, finita nelle aule di tribunale e che ora rischia di tornare nel campo della politica. Non è soltanto uno sfogo d’estate: è una mossa che probabilmente punta a incidere sul risultato elettorale dell'anno prossimo, ed è troppo presto per capire se riuscirà nel suo intento.
Dopo mesi di silenzio, Beppe Grillo torna sulla scena e riapre la guerra con la sua creatura. Il cofondatore dei Cinque Stelle mette sotto processo la metamorfosi del Movimento: dal “come eravamo” al “come siete diventati”. Per l’ormai ex garante dei pentastellati il confronto tra ieri e oggi è impietoso: «Il Movimento doveva cambiare la politica, ma è stata la politica a cambiare loro».
Il Movimento nato per spaccare il sistema dopo esserci entrato è diventato un partito organico alle logiche del palazzo: tratta alleanze, discute di primarie e legge elettorale. Tant’è che lo stesso Movimento che «doveva occuparsi del futuro» oggi «ha finito per occuparsi delle poltrone». Una parabola discendente - secondo l'ex comico- propria di chi smarrisce la strada, magari dopo un evento traumatico come la rottura consumatasi tra il co-fondatore e l’attuale presidente dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte. In tribunale Grillo ha provato a rivendicare la titolarità del nome e del simbolo del Movimento, quelli scelti nel lontano 2009, e ha perso. Ma dopo le carte bollate c’è una partita molto più grande: i Cinque Stelle possono sopravvivere senza il loro fondatore?
Chi rappresenta davvero il Movimento delle origini? Per lo show-man genovese il Movimento non avrebbe perso soltanto alcune battaglie, ma il rapporto con quella base che lo aveva portato al trionfo. Le bandiere delle origini – reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, democrazia diretta, transizione ecologica – secondo l’ex garante dei pentastellati sarebbero diventate «slogan da pronunciare nei convegni e dimenticati dopo il buffet».
Del resto, insiste Grillo, «le domande sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere».
Il nuovo "grillismo" di Di BattistaProprio fuori dai palazzi si muove uno degli uomini simbolo della prima stagione grillina, agitando anche l’attuale base pentastellata. Alessandro Di Battista è rimasto ai margini del Movimento, ma non della sua comunità. Con l’associazione “Schierarsi” ha tentato di replicare il vecchio principio grillino del “fare rete” con iniziative locali, campagne e una struttura che però non ha ancora deciso cosa fare da grande. Insomma un nuovo grillismo che vuole proporsi come erede del vecchio, e la domanda che inquieta l’attuale leadership contiana del Movimento è una sola: cosa farà Alessandro Di Battista alle prossime elezioni? Se l'ex parlamentare decidesse di fare una corsa autonoma, quanto sarebbe capace di pescare dal bacino degli elettori pentastellati delusi? Dibba, per ora, prende tempo. Ma la distanza dal nuovo corso dei pentastellati non l’ha mai nascosta: dai governi di coalizione al dialogo con il centrosinistra, l’ex grillino non ha mai riconosciuto fino in fondo la svolta contiana.
Se decidesse di scendere in campo, il terreno di battaglia sarebbe ovviamente quello dell’identità. Lo stesso che Grillo ha rimesso al centro del suo j’accuse: la distanza tra il Movimento nato nelle piazze e quello che oggi, secondo il fondatore, si è abituato alla vita di Palazzo. E la sua iniziativa, anche raccogliendo pochi voti, potrebbe essere sufficiente a far perdere quel fronte progressista che - almeno secondo gli attuali sondaggi - risulta in vantaggio nella sfida del consenso contro il centrodestra meloniano.