La capitale cosmopolita della diplomazia e del dialogo interreligioso è questa. E non può che essere Roma, ancora una volta, il set del rilancio delle trattative per dare pace e...
La capitale cosmopolita della diplomazia e del dialogo interreligioso è questa. E non può che essere Roma, ancora una volta, il set del rilancio delle trattative per dare pace e stabilità al Medio Oriente e a tutto quel pezzo di mondo, il Libano, il Mar Rosso, Hormuz, Gaza, che sembra lontano da qui e invece Roma sta anche laggiù con il suo know how relazionale e costruttivo. In questo contesto, in questo codice geopolitico che vede la capitale italiana come una sorta di hub in cui si arriva, in cui ci si incontra e da cui si parte, il ministro Antonio Tajani si è molto adoperato - sulla spinta della storia di questa città che l'ha resa nei millenni un crocevia e un ponte di collegamento tra i popoli e tra gli Stati - affinché si svolgano a Roma due appuntamenti cruciali in questa fase geopolitica.
Il primo è il 28 e 29 luglio, si tratta del vertice dell'Alleanza Globale per la soluzione a due Stati, riunione che l'ultima volta si è tenuta a Parigi ma adesso è sempre di più Roma il luogo delle interlocuzioni e delle mediazioni delicate e si spera fruttuose. Sono in arrivo il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan, che presiederà i lavori con Tajani, 30 delegazioni diplomatiche dei Paesi membri dell'Alleanza Globale tra cui esponenti di Paesi arabi, europei e partner internazionali che sostengono il rilancio del percorso di pace. L'evento ha una sessione specifica dedicata al dialogo tra le comunità religiose, e ci saranno a Roma leader e rappresentanti delle principali fedi monoteiste per promuovere la convivenza pacifica nel Medio Oriente e nell'area del Golfo. «Daremo nuovo impulso alla Dichiarazione di New York - anticipa Tajani - che abbiamo sottoscritto lo scorso anno». Si presta naturalmente a questo compito internazionale il doppio binario diplomatico (Italia e Santa Sede) di cui Roma è protagonista come città universale e come plaza del mundo, come la chiamava a suo tempo il re Ferdinando il Cattolico.
Città apertaRoma è dunque la Città Aperta, dove il confronto prende il posto delle armi e il dialogo tra le fedi diventa uno strumento di pace, e il governo italiano - con la Farnesina in prima fila - si è dato dall'inizio lo scopo di far emergere ancora di più e meglio questa vocazione aperturista. Non dobbiamo dimenticare per esempio gli incontri segreti e i negoziati riservati degli anni '80 e '90 che proprio a Roma si svolsero prima e dopo gli storici Accordi di Oslo (1993) tra israeliani e palestinesi. Esponenti dell'Olp e politici e intellettuali israeliani «colombe» trovarono il terreno giusto dove parlarsi. E grazie al favore del governo italiano, con Bettino Craxi e Giulio Andreotti, i diversi incontri informali servirono a testare la fattibilità del riconoscimento reciproco tra i due popoli e i due Stati prima che i negoziati diventassero ufficiali a Oslo. Questa è Roma. Ma perché Roma è stata e si conferma come il grande ponte del dialogo? «Perché noi - spiega Tajani - abbiamo buoni rapporti con tutti. Siamo amici di Israele, dell'Autorità nazionale palestinese di cui ci sarà un ministro alla riunione del 28 e 29 luglio, del Libano, degli Stati Uniti, dei Paesi del Golfo, dell'Iran pur essendo contrari al programma nucleare di Teheran e avendo avversato ogni atto iraniano contro i Paesi del Golfo, la Turchia, Cipro».
E proprio questa postura italiana, priva di pregiudizi e dinamica nella costruzione e ricostruzione di relazioni e stabilità, spiega perché un altro importante evento internazionale andrà in scena sempre a Roma, il 4 agosto. Si tratta della nuova sessione dei colloqui tra israeliani e libanesi. Tajani ha pianificato con cura questa occasione. Ne ha parlato con Marco Rubio, con il presidente libanese Joseph Aoun, con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar e tutti loro hanno consigliato di tenere a Roma questa iniziativa diplomatica. Che sarà ambientata nell'ambasciata americana a via Veneto. Mentre nell'ambasciata dell'Oman alla Camilluccia si sono svolti i colloqui sul nucleare tra americani e iraniani. Roma è così: il posto giusto per la distensione e per l'anti escalation.
«Sul Libano - fa notare Tajani - l'Italia sta svolgendo un ruolo di primo piano. Creando ponti e cercando di far superare i muri. Lì abbiamo non solo la partecipazione in Unifil ma anche la missione bilaterale che forma le forze armate libanesi». Cooperazioni di questo tipo le abbiamo in Palestina, dove a Gerico i nostri carabinieri formano la polizia palestinese. Mentre il favorito per guidare la missione europea al valico di Rafah sarà un colonnello dei carabinieri.
Come elemento di equilibrio e possibile ordine l'Italia sembra vivere una fase di particolare protagonismo, forse più della Francia che pure in campo internazionale ha sembra avuto una centralità importante. Ma oggi forse la Francia paga, come player di pace, i cattivi rapporti che intrattiene con Israele e anche la propria fragilità politica interna in una fase di passaggio dal macronismo al lepenismo (a meno che nel 2027 non vinca a sorpresa qualcun altro, Edouard Philippe?, al posto della destra del Rassemblement National). E comunque Meloni e Macron, al vertice di Antibes a giugno, hanno deciso di lavorare insieme in Libano per la fase successiva alla fine della missione Unifil, che chiuderà i battenti il 31 dicembre. E la missione europea per garantire la pace in quel Paese, potrebbe guidarla l'Italia, che è molto in sintonia con la leadership comunitaria di Ursula.
E ancora: l'Italia è quella che in Arabia Saudita protegge dagli attacchi Houthi il traffico mercantile; che ha dispiegato in Arabia Saudita le basi che erano in Kuwait; e che ha ogni tipo di iniziative anche culturali e industriali nelle aree calde del mondo. Basti pensare che porteremo in Arabia Saudita il nostro Salone del Mobile, e in generale i Paesi del Golfo - questo è un vanto della Farnesina, che spinge per incentivare questi scambi - sono per l'Italia un mercato d'esportazione e allo stesso tempo un'area da cui attrarre investimenti. Roma, con le sue sedi governative e con 140 rappresentanze governative, comprese quelle presso la Santa Sede, guida l'insieme di queste politiche. Con i suoi militari ovunque nel mondo e partecipando alle due missioni marittime europee di pace: Atlanta e Aspides.
La fontana dei fiumiIn questo mondo così largo, c'è Roma - pronta ad accogliere nei prossimi giorni i due super eventi diplomatici voluti da Tajani - che è la città, si tende spesso a dimenticarlo, della Fontana dei Fiumi in piazza Navona che Innocenzo X commissionò al Bernini. Il quale avrebbe potuto raffigurarvi corsi d'acqua dello Stato della Chiesa o italiani, e invece scolpì il Nilo, il Rio de la Plata, il Danubio, il Gange, in rappresentanza di quattro continenti. Quella concezione inclusiva e propositiva di sé questa Capitale non sembra averla annacquata.
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