L'ANGOLO DEI BLOGGER. I testi di Inna cantina condiscono musica, gioia, divertimento, ironia a qualche frecciata sociale da cui si evince il loro impegno politico. Esternato sempre con leggerezza e senza intenti didascalici ma con la speranza che una frase possa suscitare riflessioni
Gli Inna cantina stanno andando alla grande, con 700.000 ascolti su Spotify ottenuti senza costose promozioni e pienone ai concerti. Si percepisce l’entusiasmo dei loro fan, la voglia di ballare quando si ascoltano i loro pezzi o quando si guardano i loro video, divenuti ormai virali.
Sono nati nel barrio romano, anzi: sono nati in una cantina. Inna Cantina deriva infatti da “In the cantina”, il luogo in cui Jimmy e lentu, all’anagrafe Gianmarco Amatucci e Riccardo Venturini, classe ’92, si trovavano fin dai tempi del liceo Mamiani con gli amici a suonare. Le loro canzoni toccano anche le questioni sociali, per esempio all’inizio erano caratterizzate da una forte idea di protesta contro i disastrosi provvedimenti della Riforma Gelmini, che ha preso il nome dall’allora ministra dell’istruzione. L’imprinting di denuncia è rimasto: i loro testi, infatti, condiscono musica, gioia, divertimento, ironia a qualche frecciata sociale da cui si evince il loro impegno politico. Esternato sempre con leggerezza e senza intenti didascalici ma con la speranza che una frase possa suscitare riflessioni. Come in “Anima”:
“Ma come fai a girarti di là? Sei vivo, non sei una macchina. Non si può più stare fermi a guardare ‘sto mondo che perde la sua umanità. Non lasciare che l’odio diventi la normalità”.
I messaggi dunque non mancano e, come ha dichiarato Jimmy: “Non attacchiamo i pipponi, vogliamo che la gente si diverta. Da noi si balla, si fa casino, però trattiamo anche questioni etiche come solidarietà, giustizia, pace, rispetto. Ci teniamo che nelle nostre canzoni ci sia un messaggio e la musica diventi anche un veicolo per trasmetterlo”.
Tra le righe troviamo tantissimi riferimenti musicali, in particolare omaggi a quelli che sono stati i loro maestri, per esempio Damian Marley. Tra i quali Jimmy annovera anche Sean Paul, Shaggy, Protoje e la cantautrice giamaicana Koffee. Il loro sound è fondamentalmente reggae tendente al pop, con diverse contaminazioni, tra cui ska, nei live, dancehall, ragamuffin, un po’ di funky, rap e hip hop. Quando poi creano e compongono, Jimmy e lentu si confrontano con la loro variegata band che include sonorità da tutto il mondo. E come etichetta discografica hanno scelto la Mitraglia Records.
Se con l’album “Reggaediazepine” nel 2024 avevano ottenuto un grande successo, oggi hanno fatto un ulteriore salto in avanti quanto a popolarità, grazie a canzoni come Anima (feat. Brusco), Mahatma Gandhi (feat. Sud Sound System) e Badadan, una di quelle canzoni che ti martella e non esce più dalla testa. Una bella spinta potrebbe avergliela data la partecipazione a Real Talk, il più celebre format italiano dedicato alla musica urban e hip hop, ma certo che il loro boom di fama è dovuto soprattutto al talento. Alla capacità di rendere pop il reagge, di diffonderlo su vasta scala. Con passione, devozione, tenacia, senza ambizioni sfrenate ma con la sola idea di condividere e praticare il mestiere per cui sono nati. Non hanno fatto grossi investimenti economici per la promozione, ma si sono basati soprattutto sui social. Dice infatti Jimmy:
“Per fare le cose bene non servono soldi, ma idee. Noi siamo un bel gruppo di lavoro, con grandi professionisti, una brava coreografa e ciascuno dà il suo apporto”.
Alla domanda quale sarebbe stato il piano B se non avessero sfondato con la musica, Jimmy risponde: “Bella domanda. Ientu è laureato in scienze motorie allo IUSM, io ho studiato musica e già facevo intrattenimento, perché mi piace stare in mezzo alle persone. Quindi forse avremmo proseguito in quella direzione. Probabilmente nel tempo libero avremmo comunque continuato a suonare in cantina, perché non possiamo stare senza fare musica: lo facciamo prima di tutto perché ci fa stare bene”.
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