Chi meglio di IO Interactive poteva cimentarsi in un videogioco sull’agente segreto più famoso al mondo? Lo studio danese mette a frutto tutta l’esperienza accumulata in questi decenni per farci vestire i panni di Bond. James Bond. Sviluppatore / Publisher: IO Interactive / IO Interactive Prezzo: € 69,99 Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: 16+ Disponibile Su: PC (Steam, Epic Games Store), PlayStation 5, Xbox Series X|S Data di Lancio: 26 maggio 2026 Genere: Action adventure / Stealth Non nascondo di aver sempre provato una forte ammirazione nei confronti di IO Interactive, d’altronde se siete lettori assidui di TGM probabilmente vi sarete imbattuti nelle mie recensioni entusiastiche degli ultimi Hitman. Eppure in questi ultimi mesi ho avuto molta paura. La trepidante attesa per 007 First Light si è spesso trasformata in preoccupazione che qualcosa potesse essere andato storto durante lo sviluppo. Un timore irrazionale, persino ingiustificato visto il pedigree degli sviluppatori, ma sempre presente come un tarlo nella testa che si insinua in ogni pensiero legato al gioco. È così non solo perché, appunto, IOI è tra i pochi studi che godono del mio rispetto quasi incondizionato, ma anche perché, da grande appassionato della saga di James Bond, ho temuto un’eventuale doppia batosta. Non so se arrivati a questo punto siate già andati a sbirciare il voto alla fine della recensione. In caso non lo abbiate ancora fatto vi anticipo che, per fortuna, questo esito infausto non si è concretizzato e anzi First Light si è rivelato uno dei migliori 007 mai realizzati. E no, non mi riferisco ai soli videogiochi. SI VIVE SOLO DUE VOLTE Va detto che la fine del ciclo che ha visto protagonista Daniel Craig nel ruolo di agente segreto al servizio di Sua Maestà ha dato carta bianca a IOI, che ha così potuto raccontare una storia del tutto inedita. Una origin story, per l’esattezza, che ci mette nei panni di un giovanissimo James Bond di appena ventisei anni, qui interpretato da un Patrick Gibson sugli scudi.All’inizio del gioco, in un prologo al cardiopalma ambientato tra i paesaggi brulli e innevati dell’Islanda, Bond è ancora una nuova recluta del reparto aereo della Royal Navy. Unico sopravvissuto del suo gruppo dopo uno schianto disastroso, si ritrova catapultato in una missione di recupero e salvataggio per conto dell’MI6. Sfruttando unicamente il suo istinto di sopravvivenza, Bond riesce non solo a sventare i piani di un gruppo di mercenari pesantemente armati, impegnati a recuperare i dati da un satellite governativo precipitato sulla Terra, ma anche a salvare un team di agenti dei servizi segreti catturati dal nemico. Questa spettacolare sequenza iniziale funge da perfetto catalizzatore narrativo, tant’è che le azioni del futuro 007 non passano inosservate: tornato in patria dopo aver compiuto un’impresa quasi impossibile, Bond viene immediatamente convocato da M in persona, che decide di inserirlo in extremis nell’addestramento del rinato programma Doppio Zero. Ciò che segue è uno dei tutorial meglio realizzati e più intelligenti a cui mi sia capitato di giocare negli ultimi anni. L’addestramento non è mai una noiosa sequela di testi, lunghi spiegoni e prompt a schermo, bensì sviluppa in maniera squisitamente diegetica la crescita del protagonista. Conosciamo così il lato irruento e sfrontato di Bond, che fatica a rapportarsi con le figure di autorità, ma che al contempo è capace di sfoggiare doti di improvvisazione fuori dal comune. Tra le mura di una fortezza in quel di Malta emerge anche il lato più umano del personaggio: il suo fascino magnetico fa presa sulle altre reclute, con le quali instaura – non senza qualche iniziale diffidenza – un indissolubile rapporto di amicizia, quasi fraterno, che getta le basi per le motivazioni che lo spingeranno ad agire nel corso dell’avventura (e si spera anche oltre). Il ritmo di questo capitolo è serrato, alternando con una fluidità impressionante sezioni di guida a duri scontri corpo a corpo. È qui che gli sviluppatori iniziano pian piano a scoprire le proprie carte, introducendo quelle porzioni di gioco in cui viene messa in mostra la struttura sandbox dei livelli, laddove Bond è chiamato a mettere a frutto tutto ciò che ha appreso, sperimentando con le opzioni ludiche messe a disposizione da IOI. VIVI E LASCIA MORIRE Superata questa lunga fase iniziale, 007 First Light si apre proponendo il primo, vero incarico di un James Bond sì ufficialmente – e finalmente – tra le fila dei servizi segreti, ma ancora sprovvisto dell’identificativo Doppio Zero. Pur con delle evidenti differenze, l’architettura delle missioni ricalca l’ossatura della trilogia World of Assassination di Hitman. Tuttavia, gli sviluppatori danesi sono stati abbastanza furbi da capire che James Bond non è l’Agente 47. Se Hitman si basa sulla reiterazione, sulla pianificazione fin nei minimi dettagli e su una narrazione emergente che scaturisce dalle azioni – e a volte dagli errori – del giocatore all’interno di sandbox enormi e del tutto aperti, First Light adotta una struttura relativamente più rigida e guidata in livelli più contenuti. Va detto che questa scelta si rivela a mio avviso vincente al fine di favorire una narrazione dal taglio squisitamente cinematografico, forte di un ritmo tanto incalzante quanto lineare.È tuttavia d’obbligo precisare che tali livelli, pur se sezionati in compartimenti stagni, racchiudono al loro interno delle macro-aree in cui l’esplorazione e l’indagine la fanno da padrone. In queste fasi, le doti di ingegneria sociale, l’arte del travestimento e la manipolazione psicologica vengono messe a frutto per raccogliere informazioni, rubare credenziali, cercare indizi e sbloccare la via verso l’obiettivo della missione. Le strade da percorrere sono quasi sempre molteplici: così come in Hitman, anche qui vengono proposte alcune linee guida, ma poi sta al giocatore scegliere come agire e quale percorso intraprendere. Ciò significa che l’esperienza gode di un discreto tasso di rigiocabilità che può andare ben oltre le circa diciotto ore necessarie a raggiungere i titoli di coda. Ma a volte la sfacciataggine e il carisma di Bond non bastano. Nel corso delle missioni arriva sempre il momento di infiltrarsi in aree riservate, dove l’approccio furtivo ha tanto senso quanto quello in cui iniziano a volare i ceffoni. Il team di sviluppo ha fatto sì che un approccio non sia mai migliore di un altro, e anzi la transizione tra lo stealth puro e l’azione più cruda è naturale, perfettamente organica. Se Bond viene scoperto, può tranquillamente iniziare a menare le mani, oppure provare a uscirsene con la sua parlantina bluffando spudoratamente sul perché debba trovarsi proprio lì, in una zona vietata al pubblico. E poi ci sono le porzioni più scriptate e spettacolari, tra cui le immancabili sezioni di inseguimento a bordo di auto sportive o su mezzi decisamente meno convenzionali, con una regia che non ha nulla da invidiare ai migliori film della saga. 007 FIRST LIGHT: LICENZA DI UCCIDERE Lasciatemi però dire che dove IOI si è davvero superata è negli scontri corpo a corpo. Questi traggono palesemente ispirazione dal sistema freeflow reso popolare dalla serie Batman Arkham, ma gli sviluppatori non si sono limitati a un banale copia-incolla. Le coreografie di lotta di First Light sono sporche, pesanti, tremendamente fisiche. Ogni azione restituisce un feeling smaccatamente cinematografico, ma il vero colpo di genio risiede nel modo in cui gli attacchi si adattano dinamicamente all’ambiente circostante. È così possibile afferrare un nemico e sbattergli violentemente la faccia contro una scrivania o un carrello, agguantarne un altro per lanciarlo di peso contro un estintore a muro accecando chi gli sta intorno, oppure tirare tazze, bottiglie o tastiere addosso agli sgherri per stordirli temporaneamente. C’è persino la possibilità di prendere la rincorsa e caricare i nemici come un ariete per sbilanciarli e gettarli oltre le ringhiere. Quando poi Bond sblocca la licenza di uccidere, cioè nelle situazioni di vita o di morte dove è autorizzato a usare attacchi letali, gli scontri si trasformano radicalmente. Il sistema di combattimento, infatti, permette di combinare con estrema fluidità gli attacchi con armi da fuoco con le mosse corpo a corpo, con la possibilità di sfruttare tutto il ventaglio di opzioni a disposizione del protagonista.A tal proposito, sia durante i combattimenti che nelle sezioni esplorative è possibile sfruttare i gadget progettati dalla sezione Q. Tra questi gingilli ci sono le utilissime Q-Lens, lenti a contatto a realtà aumentata che evidenziano i nemici e gli elementi interattivi dello scenario; o il Q-Watch, con cui azionare a distanza dispositivi elettronici e creare diversivi; per non parlare del cinturino laser per rompere lucchetti o accecare temporaneamente i nemici, il telefono spara dardi avvelenati, le cuffiette stordenti, e persino una penna che spara piccole cariche esplosive. IL DOMANI NON MUORE MAI Dal punto di vista prettamente narrativo, First Light propone una trama che affronta di petto le implicazioni dell’uso dell’intelligenza artificiale, esplorandone i limiti e i pericoli delle applicazioni in ambito militare e di intelligence. Senza voler fare troppi spoiler che finirebbero inevitabilmente per rovinare il piacere della scoperta, vi basti sapere che le vicende del gioco ruotano attorno a THEIA, un avanzatissimo supercomputer quantistico in uso all’MI6 da tempo, il quale ha negli anni reso obsoleta l’attività sul campo degli agenti segreti in carne e ossa. Da qui l’iniziale chiusura del programma Doppio Zero, ma un avvicendamento al vertice dei servizi segreti ne ha permesso la riapertura sotto la supervisione di una nuova M, con l’obiettivo di reintrodurre il fattore umano nelle attività di spionaggio.Va detto che non si tratta di una tematica completamente inedita per la serie: già in Spectre veniva affrontata una questione molto simile, perlomeno a livello concettuale, sebbene First Light riesca a elaborare in maniera molto più convincente l’argomento, riuscendo a infilare anche una seppur blanda critica sociale. Merito di una sceneggiatura brillante e di un ritmo narrativo che non presta mai il fianco a cali di tensione, ma anzi procede incessantemente verso il suo climax finale. Infine, permettetemi di fare un plauso alla scrittura dei personaggi secondari. Non si tratta di mere spalle o di semplici fornitori di missioni, ma di comprimari scritti con il piglio giusto e grande intelligenza, dotati di archi narrativi che si intrecciano magistralmente con la crescita del protagonista, conferendo profondità e tridimensionalità all’intera narrazione. E, per non farsi mancare nulla, gli sviluppatori hanno disseminato l’avventura di chicche per gli appassionati. Gli easter egg che celebrano l’oltre mezzo secolo di storia di 007 sono tanti, posizionati in modo sapiente e mai invasivo: come le scarpe con pugnale di Dalla Russia con amore, oppure il divano con scomparto segreto visto in Zona Pericolo. Sono piccoli dettagli che però contribuiscono a rendere unica e indimenticabile l’esperienza di 007 First Light. In Breve: Inutile girarci intorno: 007 First Light rappresenta un vero e proprio punto di svolta per il genere action/stealth. L’opera di IO Interactive riesce a bilanciare con sapienza una narrazione matura e una regia dal taglio cinematografico con un level design che incentiva la sperimentazione e la creatività del giocatore. La transizione fluida tra meccaniche di infiltrazione silenziosa, l’uso ingegnoso dei gadget e un sistema di combattimento dinamico, capace di sfruttare appieno la struttura dei livelli, denotano maestria e guizzo creativo fuori dal comune. Quello dello studio danese è un videogioco tanto solido quanto ambizioso, capace di onorare e celebrare il mito di James Bond. Piattaforma di Prova: PC Configurazione utilizzata: AMD Ryzen 7 7800X3D, 32 GB RAM, GeForce RTX 4060Ti, SSD Com’è, Come Gira: Giocato a 2560×1440. Con i dettagli impostati su Alto e DLSS Qualità, 007 First Light ha mantenuto stabilmente i fatidici 60 FPS. Da segnalare un problema di memory leak circoscritto al solo livello ambientato in Slovacchia che mi ha costretto a riavviare il gioco più volte.
Chi meglio di IO Interactive poteva cimentarsi in un videogioco sull’agente segreto più famoso al mondo? Lo studio danese mette a frutto tutta l’esperienza accumulata in questi decenni per farci vestire i panni di Bond. James Bond.
Sviluppatore / Publisher: IO Interactive / IO Interactive Prezzo: € 69,99 Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: 16+ Disponibile Su: PC (Steam, Epic Games Store), PlayStation 5, Xbox Series X|S Data di Lancio: 26 maggio 2026 Genere: Action adventure / Stealth
Non nascondo di aver sempre provato una forte ammirazione nei confronti di IO Interactive, d’altronde se siete lettori assidui di TGM probabilmente vi sarete imbattuti nelle mie recensioni entusiastiche degli ultimi Hitman. Eppure in questi ultimi mesi ho avuto molta paura. La trepidante attesa per 007 First Light si è spesso trasformata in preoccupazione che qualcosa potesse essere andato storto durante lo sviluppo.
Un timore irrazionale, persino ingiustificato visto il pedigree degli sviluppatori, ma sempre presente come un tarlo nella testa che si insinua in ogni pensiero legato al gioco. È così non solo perché, appunto, IOI è tra i pochi studi che godono del mio rispetto quasi incondizionato, ma anche perché, da grande appassionato della saga di James Bond, ho temuto un’eventuale doppia batosta. Non so se arrivati a questo punto siate già andati a sbirciare il voto alla fine della recensione. In caso non lo abbiate ancora fatto vi anticipo che, per fortuna, questo esito infausto non si è concretizzato e anzi First Light si è rivelato uno dei migliori 007 mai realizzati. E no, non mi riferisco ai soli videogiochi.
SI VIVE SOLO DUE VOLTEVa detto che la fine del ciclo che ha visto protagonista Daniel Craig nel ruolo di agente segreto al servizio di Sua Maestà ha dato carta bianca a IOI, che ha così potuto raccontare una storia del tutto inedita. Una origin story, per l’esattezza, che ci mette nei panni di un giovanissimo James Bond di appena ventisei anni, qui interpretato da un Patrick Gibson sugli scudi.
Bond è ancora una nuova recluta del reparto aereo della Royal Navy
All’inizio del gioco, in un prologo al cardiopalma ambientato tra i paesaggi brulli e innevati dell’Islanda, Bond è ancora una nuova recluta del reparto aereo della Royal Navy. Unico sopravvissuto del suo gruppo dopo uno schianto disastroso, si ritrova catapultato in una missione di recupero e salvataggio per conto dell’MI6. Sfruttando unicamente il suo istinto di sopravvivenza, Bond riesce non solo a sventare i piani di un gruppo di mercenari pesantemente armati, impegnati a recuperare i dati da un satellite governativo precipitato sulla Terra, ma anche a salvare un team di agenti dei servizi segreti catturati dal nemico. Questa spettacolare sequenza iniziale funge da perfetto catalizzatore narrativo, tant’è che le azioni del futuro 007 non passano inosservate: tornato in patria dopo aver compiuto un’impresa quasi impossibile, Bond viene immediatamente convocato da M in persona, che decide di inserirlo in extremis nell’addestramento del rinato programma Doppio Zero.
Ciò che segue è uno dei tutorial meglio realizzati e più intelligenti a cui mi sia capitato di giocare negli ultimi anni. L’addestramento non è mai una noiosa sequela di testi, lunghi spiegoni e prompt a schermo, bensì sviluppa in maniera squisitamente diegetica la crescita del protagonista. Conosciamo così il lato irruento e sfrontato di Bond, che fatica a rapportarsi con le figure di autorità, ma che al contempo è capace di sfoggiare doti di improvvisazione fuori dal comune. Tra le mura di una fortezza in quel di Malta emerge anche il lato più umano del personaggio: il suo fascino magnetico fa presa sulle altre reclute, con le quali instaura – non senza qualche iniziale diffidenza – un indissolubile rapporto di amicizia, quasi fraterno, che getta le basi per le motivazioni che lo spingeranno ad agire nel corso dell’avventura (e si spera anche oltre). Il ritmo di questo capitolo è serrato, alternando con una fluidità impressionante sezioni di guida a duri scontri corpo a corpo. È qui che gli sviluppatori iniziano pian piano a scoprire le proprie carte, introducendo quelle porzioni di gioco in cui viene messa in mostra la struttura sandbox dei livelli, laddove Bond è chiamato a mettere a frutto tutto ciò che ha appreso, sperimentando con le opzioni ludiche messe a disposizione da IOI.
VIVI E LASCIA MORIRESuperata questa lunga fase iniziale, 007 First Light si apre proponendo il primo, vero incarico di un James Bond sì ufficialmente – e finalmente – tra le fila dei servizi segreti, ma ancora sprovvisto dell’identificativo Doppio Zero. Pur con delle evidenti differenze, l’architettura delle missioni ricalca l’ossatura della trilogia World of Assassination di Hitman. Tuttavia, gli sviluppatori danesi sono stati abbastanza furbi da capire che James Bond non è l’Agente 47. Se Hitman si basa sulla reiterazione, sulla pianificazione fin nei minimi dettagli e su una narrazione emergente che scaturisce dalle azioni – e a volte dagli errori – del giocatore all’interno di sandbox enormi e del tutto aperti, First Light adotta una struttura relativamente più rigida e guidata in livelli più contenuti. Va detto che questa scelta si rivela a mio avviso vincente al fine di favorire una narrazione dal taglio squisitamente cinematografico, forte di un ritmo tanto incalzante quanto lineare.
Gli sviluppatori sono stati abbastanza furbi da capire che James Bond non è l’Agente 47
È tuttavia d’obbligo precisare che tali livelli, pur se sezionati in compartimenti stagni, racchiudono al loro interno delle macro-aree in cui l’esplorazione e l’indagine la fanno da padrone. In queste fasi, le doti di ingegneria sociale, l’arte del travestimento e la manipolazione psicologica vengono messe a frutto per raccogliere informazioni, rubare credenziali, cercare indizi e sbloccare la via verso l’obiettivo della missione. Le strade da percorrere sono quasi sempre molteplici: così come in Hitman, anche qui vengono proposte alcune linee guida, ma poi sta al giocatore scegliere come agire e quale percorso intraprendere. Ciò significa che l’esperienza gode di un discreto tasso di rigiocabilità che può andare ben oltre le circa diciotto ore necessarie a raggiungere i titoli di coda.
Ma a volte la sfacciataggine e il carisma di Bond non bastano. Nel corso delle missioni arriva sempre il momento di infiltrarsi in aree riservate, dove l’approccio furtivo ha tanto senso quanto quello in cui iniziano a volare i ceffoni. Il team di sviluppo ha fatto sì che un approccio non sia mai migliore di un altro, e anzi la transizione tra lo stealth puro e l’azione più cruda è naturale, perfettamente organica. Se Bond viene scoperto, può tranquillamente iniziare a menare le mani, oppure provare a uscirsene con la sua parlantina bluffando spudoratamente sul perché debba trovarsi proprio lì, in una zona vietata al pubblico. E poi ci sono le porzioni più scriptate e spettacolari, tra cui le immancabili sezioni di inseguimento a bordo di auto sportive o su mezzi decisamente meno convenzionali, con una regia che non ha nulla da invidiare ai migliori film della saga.
007 FIRST LIGHT: LICENZA DI UCCIDERELasciatemi però dire che dove IOI si è davvero superata è negli scontri corpo a corpo. Questi traggono palesemente ispirazione dal sistema freeflow reso popolare dalla serie Batman Arkham, ma gli sviluppatori non si sono limitati a un banale copia-incolla. Le coreografie di lotta di First Light sono sporche, pesanti, tremendamente fisiche. Ogni azione restituisce un feeling smaccatamente cinematografico, ma il vero colpo di genio risiede nel modo in cui gli attacchi si adattano dinamicamente all’ambiente circostante. È così possibile afferrare un nemico e sbattergli violentemente la faccia contro una scrivania o un carrello, agguantarne un altro per lanciarlo di peso contro un estintore a muro accecando chi gli sta intorno, oppure tirare tazze, bottiglie o tastiere addosso agli sgherri per stordirli temporaneamente. C’è persino la possibilità di prendere la rincorsa e caricare i nemici come un ariete per sbilanciarli e gettarli oltre le ringhiere.
La modalità Simulazioni Tattiche (TacSim per gli amici) presenta una piccola selezione di brevi missioni aggiuntive che si espanderà nei prossimi mesi.
Quando poi Bond sblocca la licenza di uccidere, cioè nelle situazioni di vita o di morte dove è autorizzato a usare attacchi letali, gli scontri si trasformano radicalmente. Il sistema di combattimento, infatti, permette di combinare con estrema fluidità gli attacchi con armi da fuoco con le mosse corpo a corpo, con la possibilità di sfruttare tutto il ventaglio di opzioni a disposizione del protagonista.
Dove IOI si è davvero superata è negli scontri corpo a corpo
A tal proposito, sia durante i combattimenti che nelle sezioni esplorative è possibile sfruttare i gadget progettati dalla sezione Q. Tra questi gingilli ci sono le utilissime Q-Lens, lenti a contatto a realtà aumentata che evidenziano i nemici e gli elementi interattivi dello scenario; o il Q-Watch, con cui azionare a distanza dispositivi elettronici e creare diversivi; per non parlare del cinturino laser per rompere lucchetti o accecare temporaneamente i nemici, il telefono spara dardi avvelenati, le cuffiette stordenti, e persino una penna che spara piccole cariche esplosive.
IL DOMANI NON MUORE MAIDal punto di vista prettamente narrativo, First Light propone una trama che affronta di petto le implicazioni dell’uso dell’intelligenza artificiale, esplorandone i limiti e i pericoli delle applicazioni in ambito militare e di intelligence.
Senza voler fare troppi spoiler che finirebbero inevitabilmente per rovinare il piacere della scoperta, vi basti sapere che le vicende del gioco ruotano attorno a THEIA, un avanzatissimo supercomputer quantistico in uso all’MI6 da tempo, il quale ha negli anni reso obsoleta l’attività sul campo degli agenti segreti in carne e ossa. Da qui l’iniziale chiusura del programma Doppio Zero, ma un avvicendamento al vertice dei servizi segreti ne ha permesso la riapertura sotto la supervisione di una nuova M, con l’obiettivo di reintrodurre il fattore umano nelle attività di spionaggio.
Sono riusciti a infilare anche una seppur blanda critica sociale
Va detto che non si tratta di una tematica completamente inedita per la serie: già in Spectre veniva affrontata una questione molto simile, perlomeno a livello concettuale, sebbene First Light riesca a elaborare in maniera molto più convincente l’argomento, riuscendo a infilare anche una seppur blanda critica sociale. Merito di una sceneggiatura brillante e di un ritmo narrativo che non presta mai il fianco a cali di tensione, ma anzi procede incessantemente verso il suo climax finale.
Si può sempre sparare alle mani dei nemici per disarmarli, ma un colpo in testa risolve il problema alla radice.
Infine, permettetemi di fare un plauso alla scrittura dei personaggi secondari. Non si tratta di mere spalle o di semplici fornitori di missioni, ma di comprimari scritti con il piglio giusto e grande intelligenza, dotati di archi narrativi che si intrecciano magistralmente con la crescita del protagonista, conferendo profondità e tridimensionalità all’intera narrazione. E, per non farsi mancare nulla, gli sviluppatori hanno disseminato l’avventura di chicche per gli appassionati. Gli easter egg che celebrano l’oltre mezzo secolo di storia di 007 sono tanti, posizionati in modo sapiente e mai invasivo: come le scarpe con pugnale di Dalla Russia con amore, oppure il divano con scomparto segreto visto in Zona Pericolo. Sono piccoli dettagli che però contribuiscono a rendere unica e indimenticabile l’esperienza di 007 First Light.
In Breve: Inutile girarci intorno: 007 First Light rappresenta un vero e proprio punto di svolta per il genere action/stealth. L’opera di IO Interactive riesce a bilanciare con sapienza una narrazione matura e una regia dal taglio cinematografico con un level design che incentiva la sperimentazione e la creatività del giocatore. La transizione fluida tra meccaniche di infiltrazione silenziosa, l’uso ingegnoso dei gadget e un sistema di combattimento dinamico, capace di sfruttare appieno la struttura dei livelli, denotano maestria e guizzo creativo fuori dal comune. Quello dello studio danese è un videogioco tanto solido quanto ambizioso, capace di onorare e celebrare il mito di James Bond.
Piattaforma di Prova: PC
Configurazione utilizzata: AMD Ryzen 7 7800X3D, 32 GB RAM, GeForce RTX 4060Ti, SSD
Com’è, Come Gira: Giocato a 2560×1440. Con i dettagli impostati su Alto e DLSS Qualità, 007 First Light ha mantenuto stabilmente i fatidici 60 FPS. Da segnalare un problema di memory leak circoscritto al solo livello ambientato in Slovacchia che mi ha costretto a riavviare il gioco più volte.
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