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Albanese pensa alle elezioni. "È la Palestina che ci chiama"

Дата публикации: 03-07-2026 10:00:11

La discussa relatrice Onu lancia eventi e presidi in tutta Italia. Mobilitazione partita: "Il genocidio come la mafia. Ribellarsi"

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La discussa relatrice Onu lancia eventi e presidi in tutta Italia. Mobilitazione partita: "Il genocidio come la mafia. Ribellarsi"

Albanese pensa alle elezioni. "È la Palestina che ci chiama"

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La Palestina «non è lontana», la Palestina è vicina, la Palestina chiama. E Francesca Albanese è pronta a rispondere. Fino al sacrificio massimo: candidarsi. «Dinanzi allo svilimento di questa politica», bisogna che si impegnino «più cittadini dotati di una cosa preziosa chiamata integrità» ha detto pochi giorni fa a Palermo.

E dopo il mega evento del 19 giugno con 100 piazze collegate, oggi 50 presidi battezzeranno «Palestina Anima Mundi», la rete alla prima uscita pubblica. «Il cambiamento deve venire dal basso, è l'ultimo anelito della democrazia. Ma utilizziamola. Significa fare il sacrificio di entrare in politica e riportarla a quel piano elevato di politica con la P maiuscola» ha spiegato Albanese, proclamando: «Facciamo tutti parte di un progetto politico di rinnovamento». Ovviamente non c'è bramosia di posti o di potere nella Politica maiuscola della relatrice Onu. La Palestina è un mito. E non c'è più niente che abbia a che fare con la cronaca o con la storia del Medio oriente nelle apparizioni dell'italiana volto simbolo dei pro Pal. Apparizioni che, come si è visto nell'evento presentazione di pochi giorni fa in Sicilia, assumono accenti sempre più settari e fideistici con l'uscita dell'ultimo libro, «La luce del risveglio», sobriamente sottotitolato «Dalla Palestina al mondo intero».

La Palestina è un ideale astratto, fede laica, com'era il socialismo, com'era la rivoluzione. La Palestina è la nuova rivoluzione che Albanese sente si incarnare. «Bisogna emanciparsi ha detto - mettere in discussione». Ha parlato di «simulacri da far crollare», del dovere di «ribellarsi, rivoltarsi, arrabbiarsi ancora di più».

«Non è eversione ha spiegato - ma far parte di un processo politico costituente, attuare la Costituzione che ha un impatto chiaro anche sulla Palestina». Tutto è Palestina, tutto ciò che è bene. Anche la giustizia, anche l'antimafia, anche la Costituzione. E se la Palestina è il bene, indovinate cosa è il male? Il «progetto coloniale incarnato da Israele». Il genocidio, frutto malato del capitalismo, sostenuto da «oligarchie e lobby». Albanese rivendica di aver raccontato come l'economia dell'occupazione si sia trasformata in economia del genocidio. E il genocidio, slogan e leggenda nera, diventa appunto «espressione di un sistema mafioso» come ha spiegato alla presentazione impreziosita dalla presenza del magistrato Nino Di Matteo. Albanese si è richiamata al sacrificio degli eroi della lotta alla mafia, cui ha reso omaggio con la voce rotta.

«Grazie Francesca per tutto quello che fai per portare giustizia, speranza e legalità nel mondo. Grande donna, coraggiosa e integra» commentano i follower. «La dottoressa Albanese andrebbe premiata con il Nobel».

Molti paiono disposti a seguirla, su questo schema, nella sinistra a sinistra del Pd. Il destino di Gaza ha colpito molti, ha molto emozionato. E oggi il mito Palestina è il metro che dà senso a ogni cosa, anche a quella che appare come la sempre più probabile intenzione di candidarsi alle prossime elezioni politiche, in quale formazione (della sinistra) non è ancora detto, se con Avs o con una formazione populista a con Alessandro di Battista. Di sicuro si sa chi non vuole. «Vi prego, non vi suicidate. E non vi insudiciate» ha scritto, addirittura, tre settimane fa, condividendo un post contro l'alleanza del Pd con Matteo Renzi.

Ma sono questioni volgari, queste. E invece non c'è niente che non attenga all'empireo dell'impegno e di quella che chiama «integrità», nell'interesse di Albanese per la politica. Non c'è ambizione, sia mai, non c'è calcolo. Per la dottoressa irpina, la Palestina ha un valore escatologico: «Per me è stata un viaggio attraverso la dialettica dell'esistenza, senza più confine tra privato e pubblico. Come se la mia vita si fosse dissolta», ha rivelato all'evento palermitano.

Se il mondo, e l'Italia, sono minacciati da un sistema cattivo, a partire dall'informazione, nell'impegno politico che Albanese prepara c'è voglia di far parte di un sistema che

si vede come «sano», come «anticorpo», come «emancipazione». E che non si sottomette. «Non ho scelto di farne parte» ha aggiunto. Non c'è alternativa. Una sola cosa da fare. «Perseveranza. La «fede cieca nella giustizia».

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