Controllare spesso la glicemia, bere a sufficienza, evitare di fare sport nelle ore più calde: i consigli della Società Italiana di Diabetologia.
Abbiamo tutti negli occhi la gioia di Alexander Zverev vincitore del Roland Garros di Parigi e la sua richiesta di assistenza sanitaria durante la semifinale del torneo tennistico di Halle. In quell’occasione, il campione ha avvertito un problema legato al suo diabete di tipo 1, dovuto all’errata lettura del suo sensore della glicemia che lo ha portato ad iniettarsi più insulina del necessario.
È stato, va detto, il primo episodio del genere in nove anni di monitoraggio continuo, come ha rivelato lo stesso campione. Ma l’episodio, per quanto raro nella sua entità, è spiegabile con il grande caldo che, oltre a rendere difficile la gestione del diabete, può mettere sotto stress anche i sistemi di monitoraggio continuo del glucosio.
Cosa comporta il caldo in chi soffre di diabeteLe temperature elevate hanno un impatto diretto anche sull’organismo. “La sudorazione abbondante – spiega Raffaella Buzzetti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – favorisce la disidratazione, che a sua volta può ‘concentrare’ il sangue, elevare la glicemia e interferire con il corretto assorbimento dell’insulina.
Il caldo infatti determina anche una vasodilatazione cutanea che accelera l’assorbimento dell’insulina iniettata, aumentando il rischio di ipoglicemie improvvise, soprattutto se ci si muove o si fa sport nelle ore più calde. Durante le ondate di calore il rischio di oscillazioni rapide e di episodi ipoglicemici aumenta in modo significativo, in particolare nei bambini e nei giovani con diabete di tipo 1.
Anche l’esposizione prolungata al sole, se causa scottature, costituisce uno stress per l’organismo, che porta ad un aumento della glicemia. Per questo è opportuno restare all’ombra nelle ore più calde e proteggere la pelle con creme solari ad ampio spettro”.
Attenzione ai sensoriI sensori per il monitoraggio continuo della glicemia, presidi preziosi che hanno cambiato la vita alle persone con diabete, misurano il glucosio attraverso una reazione enzimatica calibrata sulla temperatura corporea, intorno ai 37 gradi.
“Un’esposizione prolungata a temperature ambientali molto elevate – fa notare l’esperta – può alterare questa chimica e generare letture errate o instabili. Anche la sudorazione eccessiva e l’umidità possono indebolire l’adesivo che fissa il sensore alla pelle: un sensore che si stacca parzialmente o si sposta altera il microambiente sottocutaneo in cui avviene la misurazione, con conseguenti letture poco attendibili. Il calore prolungato può inoltre incidere sulla durata della batteria del trasmettitore e sulla trasmissione del segnale allo smartphone. Per questo, di fronte ad una lettura di glicemia ‘sospetta’ è bene fare un controllo con un glucometro tradizionale (la ‘punturina’ al dito), prima di adottare misure correttive che potrebbero rivelarsi sbagliate”.
Infine il calore eccessivo può accelerare la degradazione dell’insulina, riducendone l’efficacia. “I flaconi non ancora aperti vanno conservati in frigorifero tra 2 e 8 gradi – ricorda la Presidente SID – mentre quelli in uso possono restare a temperatura ambiente, ma in genere fino a circa 25-30 gradi (bisogna seguire le indicazioni del produttore). Anche le strisce reattive e i glucometri possono perdere precisione se esposti a temperature troppo elevate. È quindi importante non lasciare mai insulina, sensori di scorta o strisce in macchina, alla luce diretta del sole o in ambienti privi di climatizzazione; in estate è meglio utilizzare borse termiche per il trasporto”.
Otto consigli degli esperti della Società Italiana di DiabetologiaLe indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.