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WhatsApp apre ai minori di 13 anni, come funzionano gli account controllati dai genitori

Дата публикации: 20-03-2026 06:00:42

La mossa di Meta aggiorna un divieto formale che veniva sempre più spesso aggirato tramite trucchi sull'età. Più sicurezza, ma resta la privacy delle chat. Ecco cosa cambia davvero

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WhatsApp cambia approccio sui minori e introduce un sistema ufficiale di account supervisionati dai genitori per gli utenti sotto i 13 anni d’età, finora stabilita come soglia minima per poter creare un account. La svolta segna il passaggio da un divieto formale, nei fatti spesso aggirato, a un modello regolato e integrato nel controllo familiare.

La mossa di Meta intercetta in questo modo un fenomeno già diffuso tra i preadolescenti e prova a riportarlo entro un perimetro più sicuro e monitorabile.

Cosa cambia con gli account supervisionati per gli under 13

Fino a oggi in tutta Europa l’accesso a WhatsApp era consentito solo a partire dai 13 anni, in linea con i requisiti minimi previsti dalle piattaforme digitali. Nella pratica, però, l’utilizzo da parte dei preadolescenti era già ampiamente diffuso, spesso tramite registrazioni con età dichiarate non veritiere. Azioni che, se scoperte, avrebbero comportato la sospensione del profilo sull’app.

La novità introdotta da Meta consiste proprio nel superamento di questa contraddizione. Invece di insistere nel vietare l’accesso, il colosso statunitense lo ha reso possibile purché resti vincolato a un sistema di supervisione parentale.

Si tratta di un cambio di paradigma rilevante anche alla luce del contesto normativo europeo, in cui la protezione dei minori online impone un equilibrio sempre più stringente tra accesso e sicurezza.

Come funzionano gli account WhatsApp per minori di 13 anni

Il nuovo sistema si basa su una configurazione guidata che richiede la presenza simultanea di genitore e figlio. I due rispettivi dispositivi devono essere fisicamente vicini per consentire il collegamento tra l’account del minore e quello del tutore.

Una volta attivato, il profilo del preadolescente continua a restare sotto il controllo del genitore, che funge da amministratore e può gestire le principali impostazioni di sicurezza. In particolare è possibile definire quali utenti possono contattare il minore, limitare l’accesso ai gruppi e monitorare le richieste di messaggi provenienti da numeri sconosciuti.

Le modifiche alle autorizzazioni sono protette da un PIN impostato sempre dal genitore, che impedisce interventi autonomi e garantisce un controllo continuo nel tempo. Il sistema riprende dunque un modello di gestione gerarchica dell’account, in cui il minore utilizza l’app ma non ne governa completamente le impostazioni.

Privacy e crittografia, cosa possono fare i genitori

Uno degli aspetti più sensibili riguarda ovviamente la tutela della privacy. WhatsApp ha scelto di mantenere invariata la crittografia end-to-end, che resta attiva anche per gli account registrati per gli under 13.

Ciò implica che i contenuti delle conversazioni non siano accessibili a terzi, nemmeno ai genitori. Il controllo parentale può essere esercitato cioè sulle modalità di accesso e sulle relazioni digitali, non sui messaggi in sé.

La distinzione è rilevante. Meta prova a evitare un modello di sorveglianza diretta, mantenendo la riservatezza delle comunicazioni come principio tecnico fondamentale. Allo stesso tempo attribuisce però al genitore il ruolo di filtro preventivo, chiamandolo a definire il perimetro delle interazioni.

Perché Meta ha cambiato strategia sui minori

La scelta dell’app di messaggistica istantanea di predisporre account supervisionati risponde a una trasformazione strutturale nell’uso delle tecnologie. L’età del primo smartphone si è progressivamente abbassata e le piattaforme di messaggistica sono diventate strumenti centrali nella vita quotidiana, anche per attività scolastiche e organizzative.

Secondo diverse associazioni dei consumatori, il modello basato sul divieto formale non era più efficace da tempo. L’assenza di strumenti ufficiali spingeva infatti molti minori a utilizzare comunque WhatsApp in modo non regolamentato, esponendosi a rischi maggiori.

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