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Un malore, o semplicemente non sapeva nuotare e si è avventurato nel punto in cui l’acqua è più profonda. Giovedì sera poco prima di mezzanotte Alfredo Encarnacion Arustigue, peruviano ventottenne senza fissa dimora, è annegato nella piscina Romano di via Ampere a Milano, chiusa dalle 21 come prevedono gli orari estivi ma frequentata «illegalmente» anche a cancelli sbarrati, come raccontano gli abitanti del quartiere della zona est della città.
Arustique, stando ai rilievi effettuati dalla polizia Scientifica, ha scavalcato la recinzione insieme ad altri tre amici per fare un bagno, ma il tuffo ha avuto conseguenze mortali. Il gruppetto, composto da un 41enne brasiliano, un 42enne mauritano e una 48enne colombiana senza tetto e già noti alle forze dell’ordine, dopo avere consumato alcolici si è introdotto nel centro balneare in zona Piola, gestito da Milanosport e confinante con la sede del Comando di Zona 3 della polizia locale. Poi il bagno e l’annegamento.
Decisive per ricostruire l’accaduto, ripreso dalle telecamere di sicurezza, saranno l’autopsia sul corpo della vittima e le testimonianze dei tre amici di Arustique. Già ascoltati dagli investigatori, sono tutti indagati per omissione di soccorso: sono fuggiti dalla piscina nonostante fossero consapevoli che l’amico non sapesse nuotare bene e che si fosse addentrato verso il punto più profondo della vasca senza riemergere. A dare l’allarme è stato un passante, allertato dal mauritano che aveva appena scavalcato il cancello per uscire dall’impianto. Alle 23.51 la chiamata al 112 ha allertato i soccorsi, con l’intervento di polizia, vigili del fuoco e agenti della locale, ma le condizioni del ventottenne peruviano erano disperate. Le manovre di rianimazione insistite dei medici del 118 e il trasporto al Policlinico non sono state sufficienti a salvare la vita ad Alfredo Encarnacion Arustigue.
Chi risiede nella zona sa che, da sempre, c’è chi in estate scavalca nottetempo i cancelli della Romano. «Le piscine sono recintate da muri, ma non sono impenetrabili - afferma la presidente del Municipio 3 Caterina Antola - Da quanto riferiscono i cittadini, spesso c’è chi si introduce nell’impianto dopo gli orari di chiusura in violazione delle norme di sicurezza. È una vicenda che mi rammarica e addolora».