Pötsch, presidente di Porsche SE, avverte: "Il gruppo si trova a un bivio storico" e chiede a Volkswagen decisioni rapide. Blume valuta altri 50 mila tagli
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Pötsch, presidente di Porsche SE, avverte: “Il gruppo si trova a un bivio storico” e chiede a Volkswagen decisioni rapide. Blume valuta altri 50 mila tagli
Acque sempre agitate in casa Volkswagen. E questa volta il richiamo arriva direttamente dal suo principale azionista, Porsche SE. Le famiglie Porsche e Piëch hanno infatti aumentato la pressione sul gruppo di Wolfsburg, chiedendo al management di accelerare sulle misure necessarie per recuperare competitività. Il pressing arriva mentre il ceo Oliver Blume prepara una nuova e profonda fase della ristrutturazione, resa sempre più urgente dagli elevati costi industriali in Germania, dai dazi e soprattutto dalla crescente concorrenza dei costruttori cinesi.
A indicare la necessità di un cambio di passo è Hans Dieter Pötsch, presidente del consiglio di gestione di Porsche SE. “Il gruppo si trova a un bivio storico. Le decisioni che Volkswagen prenderà ora determineranno il suo futuro”, ha dichiarato. Pötsch ha quindi invitato tutte le parti coinvolte ad assumersi le proprie responsabilità, avvertendo che “più a lungo si rimandano le decisioni, più grandi diventeranno i problemi”.
Blume spinge sulla ristrutturazione, ipotesi altri 50 mila tagliIl pressing degli azionisti arriva mentre Volkswagen cerca di rafforzare il programma di riduzione dei costi già avviato nell’ultimo periodo. Blume ha prospettato ulteriori 50 mila tagli occupazionali, che porterebbero il ridimensionamento complessivo fino a 100 mila posti, insieme alla possibilità di chiudere quattro stabilimenti in Germania. Il progetto deve però fare i conti con l’opposizione dei rappresentanti dei lavoratori e della Bassa Sassonia, che grazie alla propria partecipazione dispone di una minoranza di blocco del 20% nel gruppo. Entrambe le componenti avrebbero espresso contrarietà alle proposte avanzate da Blume nell’ultima riunione del consiglio di sorveglianza di luglio.
Porsche SE si schiera invece con decisione a favore di una maggiore accelerazione. “È indispensabile ridurre la capacità in eccesso, abbassare significativamente i costi e rafforzare radicalmente la capacità decisionale e di esecuzione del gruppo”, ha affermato Johannes Lattwein, responsabile finanza e IT della holding. Il messaggio rivolto a Wolfsburg è semplice: “La competitività è l’obiettivo. Ogni opzione deve essere presa in considerazione per raggiungerla. Altrimenti Volkswagen rischia di perdere terreno in modo permanente rispetto ai concorrenti internazionali”, ha aggiunto Lattwein.
Costi tedeschi e concorrenza cinese mettono Volkswagen sotto pressioneIl nodo principale resta la struttura industriale del gruppo. Volkswagen continua a fare i conti con costi produttivi elevati in Germania, impianti che non lavorano a pieno regime e una crescente sovraccapacità, mentre sul mercato internazionale aumenta la pressione dei costruttori cinesi. La concorrenza è particolarmente forte proprio in Cina, il più importante mercato automobilistico mondiale, dove i produttori locali hanno progressivamente sottratto spazio ai marchi occidentali. È in questo scenario che Porsche SE chiede “decisioni rapide e risolute”, indicando come priorità il miglioramento della redditività, una maggiore efficienza nell’impiego del capitale e una struttura dei costi più sostenibile.
La posizione della holding pesa in modo particolare sugli equilibri del gruppo. Porsche SE, attraverso cui le famiglie Porsche e Piëch esercitano il controllo, possiede infatti la maggioranza delle azioni ordinarie di Volkswagen e il 25% più un’azione delle ordinarie di Porsche AG. Il richiamo ad accelerare arriva inoltre dopo che la stessa Porsche AG ha già negoziato un proprio pacchetto di ristrutturazione.
Porsche SE chiude il semestre con utile rettificato a 949 milioniIl nuovo pressing su Volkswagen accompagna la pubblicazione dei risultati semestrali di Porsche SE. Nei primi sei mesi del 2026 l’utile netto rettificato della holding è sceso a 949 milioni di euro, dagli 1,11 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. Sul risultato hanno pesato le performance più deboli delle due principali partecipazioni. Volkswagen ha fornito un contributo di circa 800 milioni di euro, mentre Porsche AG ha inciso per circa 100 milioni.
Ancora più marcato il deterioramento del risultato netto contabile, passato dall’utile di 338 milioni del primo semestre 2025 a una perdita di 2,22 miliardi di euro. A determinare il rosso sono state soprattutto svalutazioni non monetarie per circa 3 miliardi sulla partecipazione in Volkswagen e per altri 200 milioni su Porsche AG. Sul fronte finanziario, a fine giugno l’indebitamento netto di Porsche SE è sceso a 4,98 miliardi di euro rispetto ai 5,1 miliardi di fine 2025. Per l’intero esercizio la holding continua a prevedere un risultato netto rettificato compreso tra 1,5 e 3,5 miliardi di euro e un indebitamento netto tra 4,7 e 5,2 miliardi.

Matteo Lirosi, romano (ma laziale), è nato nel 1987. Laureato in lingue orientali e in relazioni internazionali, intraprende una carriera in ambito di sicurezza internazionale e cybersecurity. Ha collaborato per un periodo al Ministero degli Affari Esteri e per la "NATO Defense College Foundation", scrive di tecnologia, sicurezza informatica e attualità. Viaggiare è la sua grande passione essendo cresciuto tra mappe e atlanti di geografia. Tra gli hobby vi sono anche il calcio, l'escursionismo, serie tv e il buon cibo. Si occupa della comunicazione tramite social media.
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