Donne | Ogni tanto una notizia ricorda una verità che preferiamo ignorare. Nel Regno Unito, ci racconta The Times, è aumentato del 67% in dieci anni il numero di donne tra i 51 e i 55 anni che ricorrono alla fecondazione assistita con ovodonazione. Un dato piccolo nei numeri assoluti, ma enorme nel suo significato […]
Ogni tanto una notizia ricorda una verità che preferiamo ignorare. Nel Regno Unito, ci racconta The Times, è aumentato del 67% in dieci anni il numero di donne tra i 51 e i 55 anni che ricorrono alla fecondazione assistita con ovodonazione. Un dato piccolo nei numeri assoluti, ma enorme nel suo significato simbolico. Da anni ci raccontiamo che la maternità può essere rimandata quasi all’infinito. Che prima vengono gli studi, poi il lavoro, poi la carriera, poi la stabilità economica, poi una casa adeguata, poi il partner giusto. E quando tutto sarà finalmente a posto, arriverà anche un figlio.
La realtà è più complicata. La medicina può aiutare, ma non cancellare la biologia. Lo ricordano gli stessi specialisti: dopo i 50 anni aumentano sensibilmente i rischi per la madre e per il bambino, mentre le probabilità di successo restano limitate. La fecondazione assistita non garantisce una nascita e non può trasformare in normalità ciò che resta un’eccezione.
Il punto, però, non è giudicare le donne che diventano madri tardi. Anzi. Se sempre più donne rinviano la maternità è perché spesso non hanno alternative realistiche. Contratti precari, stipendi bassi, carriere costruite in ambienti che continuano a penalizzare la maternità, servizi insufficienti e un costo della vita sempre più alto rendono difficile immaginare un figlio a trent’anni, figuriamoci prima.
Ma proprio qui si nasconde il paradosso delle società occidentali. Invece di creare le condizioni affinché donne e uomini possano avere figli negli anni in cui sarebbe più semplice farlo, investiamo sempre più energie per consentire di averli quando è biologicamente più difficile.
La denatalità non si combatte prospettando alle donne a diventare madri a 50 anni. Si combatte rendendo possibile diventarlo a 30 senza dover rinunciare al lavoro, all’indipendenza economica o alle proprie ambizioni. Il vero progresso non è promettere che la tecnologia correggerà ogni limite della natura. È costruire una società in cui maternità, lavoro e libertà femminile non siano più costretti a combattersi tra loro.