L’Accordo di Libero Scambio del 27 gennaio scorso tra Unione Europea e India è stato definito “storico, ambizioso e commercialmente significativo, il più grande mai concluso da entrambe le parti”. Con toni trionfalistici, per molti aspetti giustificati, l’Unione Europea in un comunicato annunciava che “l’India concederà le riduzioni tariffarie dell’UE che nessuno dei suoi altri partner […]
L’Accordo di Libero Scambio del 27 gennaio scorso tra Unione Europea e India è stato definito “storico, ambizioso e commercialmente significativo, il più grande mai concluso da entrambe le parti”. Con toni trionfalistici, per molti aspetti giustificati, l’Unione Europea in un comunicato annunciava che “l’India concederà le riduzioni tariffarie dell’UE che nessuno dei suoi altri partner commerciali ha ricevuto. Ad esempio, le tariffe sulle automobili stanno gradualmente scendendo dal 110% al 10%, mentre saranno completamente abolite per le parti di automobili dopo cinque-dieci anni. Anche le tariffe che vanno fino al 44% sui macchinari, il 22% sui prodotti chimici e l’11% sui prodotti farmaceutici saranno per lo più eliminate”.

L’Himalayan della storica Royal Enfield, il marchio indiamo più noto in Italia
E le moto? Le due ruote italiane ed europee erano colpite da pesantissimi dazi. L’india è il Paese che più di altri penalizza con una “tassa” vicina al 100% i prodotti del Vecchio Continente, mentre la UE impone dazi di ingressio del 4,5% per mezzi fino a 500cc e del 2,5% per prodotti oltre 500cc. Una situazione incredibilmente squilibrata. Così siamo andati a vedere cosa sarebbe successo con le nuove future regole, pensando che analogamente alle auto anche per le moto italiane si sarebbe aperto il paese di Bengodi. Per ora, nonostante molti esperti abbiano scritto meraviglie dell’intesa, c’è rimasto l’amaro in bocca.
Vediamo intanto lo stato delle cose, riferito al 2024 anno in cui abbiamo dati certi. Le moto indiane importate ammontano a circa 22.000 pezzi per un valore intorno ai 22 milioni di euro. In particolare sono arrivate da noi 1721 moto con cilindrata tra 500 e 800cc e 4900 pezzi con cilindrata sotto i 50cc. Le italiane non arrivano a 10 moto e a poche migliaia di euro. Una situazione non facile da riequilibrare. A noi è bastato fare un giro tra i padiglioni dell’ultima EICMA per capire l’assalto che gli indiani stanno organizzando in Italia e nel Vecchio Continente.
Alcuni esempi di import-export India Italia ANNO 2024
A) motocicli, inclusi i ciclomotori, con motore a pistone alternativo, di cilindrata <= 50 cm3
Importazioni – valore (euro) 5.705.035,00 €
Importazioni – unità supplementari 4.891
Esportazioni – valore (euro) – €
B) moto “scooters”, con motore a pistone alternativo, di cilindrata > 50 cm³, ma <= 250 cm³
Importazioni – valore (euro) 1.196.945,00 €
Importazioni – unità supplementari 916
Esportazioni – valore (euro) 5.228,00 €
Esportazioni – unità supplementari 1

Federico Vitale, ANCMA
L’intesa porterà un po’ di equilibrio? Forse. Spiega Federico Vitale, Responsabile Affari Regolamentari ed Internazionali di ANCMA (l’Associazione italiana dei costruttori di moto): “L’accordo politico c’è, mentre quello tecnico, con i dettagli operativi (determinante per l’applicazione) è di là da venire e dobbiamo basarci su indiscrezioni. Da una prima analisi una maggiore liberalizzazione senza dubbio ci sarà, ma per quanto riguarda le moto non è detto che sia vantaggiosa per l’Unione Europea e per l’Italia. Anzi”.
Perché?
“Accanto alla liberalizzazione, c’è, una parte tutta da definire che riguarda l’armonizzazione delle procedure di omologazione, che riguarda tanti aspetti tecnici (costruttivi e di sicurezza), non solo la classe di inquinamento. In soldoni: le aziende indiane producono già moto omologate per l’Europa, e le vendono, ma se le due procedure non sono identiche diventerà difficile esportare moto europee in India. E a quanto sembra di capire al momento Nuova Delhi non sembra molto favorevole a un’intesa su questo aspetto”.
Così ritorniamo al punto di partenza
“Dobbiamo verificare altri dettagli importanti – spiega Vitale – quali le fasce di cilindrata che nel giro di 10 anni godrebbero della riduzione di dazi all’export in India. C’è un’apertura sulle cilindrate fino a 50cc e forse per le moto oltre 800cc. Per il resto, sulle cilindrate intermedie, non sembra ci siano aperture. Al momento”.
La situazione quindi, stando così le cose potrebbe rimanere molto squilibrata. Perché esportare cinquantini italiani in India la vedo difficile, soprattutto per questioni di prezzo; mentre il via libera, per esempio, a Ducati e BMW, in un mercato numeroso ma ancora non da moto di lusso, rischia di rendere inutile, per quanto riguarda le moto, beninteso, tutto lo sforzo fatto: tanto rumore per nulla.
ps
In India sono state vendute nel 2025 oltre 20 milioni di due ruote. Royal Enfield, il marchio più conosciuto da noi, ne ha immatricolate circa un milione
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