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Agricoltura, dove l’Italia è n. 1 in Europa: classifica su esportazioni e produzioni

Дата публикации: 12-09-2026 05:00:41

Il report Istat 2025 racconta i primati agricoli italiani in Europa, da nocciole e riso, ma anche la dipendenza dall'estero su cereali e olio

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L’Italia non è il Paese con la maggiore superficie agricola dell’Unione europea, né quello che primeggia indistintamente in tutte le produzioni. La sua forza è piuttosto nella specializzazione di alcune filiere, in prodotti ad alto valore economico e nella capacità di trasformare la materia prima agricola in eccellenze riconosciute sui mercati internazionali.

Secondo i dati diffusi dall’Istat il 4 settembre 2026, nel 2025 i campi coltivati italiani rappresentavano l’8,7% del totale europeo, (prima si posizionano Francia, Spagna, Germania e Polonia). Eppure, in alcune produzioni, l’agricoltura italiana copre da sola oltre la metà di tutto ciò che viene coltivato nell’Ue, primeggiando su tutti.

Italia leader in Europa: la classifica delle principali produzioni

Da quello che è emerso dalle statistiche agricole, mentre alcune filiere stavano già attraversando una fase di difficoltà che si è protratta fino ad oggi, circa tre quarti della produzione europea di nocciole nel 2025 è attribuibile all’Italia (il 75,2% in tutta l’Ue). Al secondo posto per peso sulla produzione Ue troviamo invece il riso, con una quota italiana pari al 52,8%. In questo caso l’Italia concentra oltre la metà della produzione europea, confermandosi uno dei principali poli produttivi del continente.

Molto rilevante è anche la posizione italiana nel frumento duro, che rappresenta il 43,2% della quota Ue, mentre quella del pomodoro in piena aria raggiunge il 42,1% della produzione europea. Il nostro Paese raggiunge poi il 37,9% della produzione Ue di soia, il 33,2% dell’uva, il 30,5% delle arance e il 20,4% delle mele nella produzione europea.

Prodotto Quota italiana sulla produzione Ue
Nocciole 75,2%
Riso 52,8%
Frumento duro 43,2%
Pomodoro in piena aria 42,1%
Soia 37,9%
Uva 33,2%
Arance 30,5%
Mele 20,4%
Importazioni, in quali filiere l’Italia dipende dall’estero

La forza produttiva di alcune coltivazioni convive però con una crescente dipendenza dalle importazioni per altre materie prime agricole. Questa situazione è per esempio evidente nel comparto dei cereali. Il frumento prodotto in Italia non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale e nel 2025 le importazioni di questo prodotto hanno raggiunto circa 97 milioni di quintali, a fronte di una produzione nazionale di circa 59,5 milioni di quintali.

La situazione si è progressivamente accentuata nel corso degli anni, con le importazioni che dal 2014 si mantengono su livelli superiori alla produzione interna, anche se la forbice è diventata ancora più ampia dal 2022.

Una dinamica simile e ancora più evidente è avvenuta con il mais. Nel 2006 l’Italia produceva quasi 96 milioni di quintali e ne importava meno di 20 milioni. Nel 2025, invece, la produzione nazionale è scesa a poco meno di 55 milioni di quintali, mentre le importazioni sono arrivate a circa 70 milioni. In vent’anni, quindi, le importazioni sono quasi quadruplicate e hanno superato strutturalmente la produzione nazionale.

Vino e olio, cosa dicono i numeri del Made in Italy

Un discorso a parte bisogna invece fare per vino e olio, due eccellenze del Made in Italy ma che hanno seguito dinamiche opposte.

Il vino, per esempio, mostra una tenuta nel lungo periodo:

  • la produzione è passata dai 49,6 milioni di ettolitri del 2006 ai 47,8 milioni del 2025, con una riduzione relativamente contenuta del 3,6%;
  • la presenza sui mercati esteri è aumentata e le esportazioni sono passate da 18,8 milioni di ettolitri nel 2006 a 21 milioni nel 2025. Mentre fino a 10 anni fa venivano esportati circa 39,9 litri ogni 100 litri di vino italiano, l’anno scorso la quota è salita a 44 litri ogni 100.

L’olio presenta invece una situazione molto più complessa:

  • la produzione nazionale è crollata da 603,3 milioni di litri nel 2006 a 378,6 milioni nel 2025, con una riduzione del 37,6%;
  • nello stesso anno, circa 298 milioni di litri, pari al 78,6% della produzione nazionale, sono stati esportati;
  • per soddisfare la domanda interna sono stati importati ben 565 milioni di litri di olio, circa una volta e mezza l’intera produzione italiana.

L’Italia continua a essere protagonista del commercio internazionale dell’olio, ma il paradosso è che una parte significativa del fabbisogno interno viene coperta attraverso le importazioni.

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