Per una persona che vive con un’Epilessia rara e complessa, diventare adulta non può significare perdere quella rete di cure, competenze e supporto costruita negli anni. Tanto più che, per...
Per una persona che vive con un’Epilessia rara e complessa, diventare adulta non può significare perdere quella rete di cure, competenze e supporto costruita negli anni. Tanto più che, per molte di queste persone, la maggiore età anagrafica non coincide con il raggiungimento dell’autonomia: disabilità cognitive, anche severe, disturbi comportamentali e altre comorbidità possono rendere necessaria un’assistenza continuativa e il supporto permanente della famiglia o di altre figure di tutela, come l’amministratore di sostegno. Eppure, ancora oggi, il passaggio dai servizi pediatrici a quelli per l’adulto rappresenta troppo spesso una cesura: cambiano i riferimenti, si frammentano i percorsi, le famiglie si ritrovano a dover colmare da sole vuoti sanitari e socio-assistenziali che non dovrebbero esistere.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AICome nasce la Carta dei dirittiÈ da questa consapevolezza che nasce la Carta dei diritti per la continuità assistenziale nelle Epilessie Rare e Complesse, un documento europeo che vuole trasformare un bisogno ormai chiaramente riconosciuto in un impegno concreto per i sistemi sanitari di tutti i Paesi europei. La Carta non propone soltanto una migliore gestione della fase di transizione, ma afferma un principio più ampio: la continuità dell’assistenza deve essere garantita lungo tutto l’arco della vita e diventare la norma, non l’eccezione.
I suoi dieci principi delineano un vero e proprio manifesto dell’assistenza che vorremmo vedere realizzata: percorsi personalizzati e periodicamente rivalutati, una transizione preparata con largo anticipo, passaggi di consegne strutturati tra équipe pediatriche e dell’adulto, professionisti adeguatamente formati, presa in carico multidisciplinare, continuità dei percorsi riabilitativi, educativi e sociali, affinché le competenze e le autonomie faticosamente acquisite negli anni non vadano perdute con il passaggio all’età adulta, riconoscimento del ruolo dei caregiver e responsabilità chiare all’interno dei sistemi sanitari e sociosanitari. Per le persone che non sono in grado di gestire autonomamente il proprio percorso di cura, questo significa anche riconoscere formalmente il ruolo di chi le assiste e le rappresenta, garantendone il coinvolgimento nelle visite, nelle decisioni terapeutiche e durante eventuali ricoveri.
I modelli di buona praticaLe esperienze già maturate in alcuni Paesi europei ci dicono che tutto questo è possibile: esistono modelli di buona pratica capaci di assicurare una transizione strutturata e un’assistenza coordinata anche nell’età adulta. È proprio nell’accesso ai servizi dell’adulto e nei ricoveri che la mancanza di competenze specifiche sulla disabilità cognitiva e comportamentale può rendere ancora più complessa la gestione clinica e assistenziale. Per questo oggi il vero nodo non è più sapere che cosa dovrebbe essere fatto, ma riuscire a tradurre le conoscenze e le buone pratiche in organizzazione, responsabilità e politiche sanitarie concrete.
La Carta vuole quindi essere anche una chiamata all’azione. Clinici, associazioni di pazienti, decisori pubblici e responsabili dei servizi sono chiamati a lavorare insieme perché nessuna persona con Epilessie Rare e Complesse e nessuna famiglia si trovi, nel momento delicato del passaggio all’età adulta, di fronte a un “salto nel vuoto”. Dare continuità alla cura significa tutelare non soltanto la salute e la dignità della persona, ma preservare le competenze acquisite e garantirle il massimo livello possibile di autonomia, partecipazione sociale e qualità della vita. Significa, allo stesso tempo, costruire percorsi capaci di accompagnare anche chi continuerà ad avere bisogno dell’assistenza di altri per tutta la vita, riconoscendo e sostenendo il ruolo essenziale delle famiglie e dei caregiver.