Ci sono pietre che sembrano custodire il tempo e la memoria geografica nella loro superficie, nelle sfumature, nelle inclusioni, nelle stratificazioni. È da questo sguardo sulla materia che nasce la ricerca di Ceramiche Keope, azienda italiana del Gruppo Concorde che da quasi trent’anni studia il gres porcellanato come strumento per l’architettura, attraverso soluzioni dal design… Continue reading Grace Atelier di Ceramiche Keope: pietre e geometrie d’autore
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Ci sono pietre che sembrano custodire il tempo e la memoria geografica nella loro superficie, nelle sfumature, nelle inclusioni, nelle stratificazioni. È da questo sguardo sulla materia che nasce la ricerca di Ceramiche Keope, azienda italiana del Gruppo Concorde che da quasi trent’anni studia il gres porcellanato come strumento per l’architettura, attraverso soluzioni dal design ricercato e dalle prestazioni elevate. Un’attitudine che incontra il lavoro di Margherita Rui, designer e direttrice creativa, il cui approccio mette in relazione materia, progetto e spazio.
Grace Atelier nasce proprio da questa attenzione alla materia e alla sua capacità di cambiare espressione a seconda del progetto. Il punto di partenza è la già nota Grace, ispirata al limestone di Saint Antoine d’Auberoche, una pietra calcarea francese dalle tonalità dell’avana, del beige caldo e del grigio, e dalla grafica essenziale e movimentata da finissime sabbiature. Oggi il percorso si amplia con Grace Fossil e Grace Lithos, fino al sistema di mosaici Fragments of Grace, ideato da Margherita Rui.
Con Grace Fossil la ricerca si sposta verso una superficie più ricca, dove la materia racconta la propria origine con maggiore evidenza. L’ispirazione nasce dall’incontro tra la Portland Stone britannica e la Jura Stone bavarese, due pietre calcaree dalla forte identità e dalla particolare profondità visiva. Qui, leggere nuvolature, tracce fossili e dettagli minerali entrano nella superficie del gres porcellanato e ne movimentano il fondo. La nuova superficie porta il carattere della pietra naturale e la versatilità del gres porcellanato. Rispetto a Grace, l’eleganza resta discreta, ma la complessità grafica e materica è decisamente più evidente.
L’altra tappa del percorso porta sulle Alpi, in Valle d’Aosta. Grace Lithos prende infatti ispirazione dalla quarzite di Villeneuve, roccia metamorfica riconoscibile per le stratificazioni, le inclusioni minerali e lo scintillio dei cristalli di mica. Ceramiche Keope ne esplora le possibilità attraverso due grafiche complementari: Essential, con texture a spacco realistiche e un effetto tono su tono; Wild, con venature più profonde, contrasti più netti e una superficie più intensa, attraversata da riflessi brillanti. Due interpretazioni che permettono di scegliere livelli di intensità diversi: la prima lavora sulla continuità e sull’equilibrio, la seconda su un segno più deciso e materico.

Con Fragments of Grace, infine, il decoro entra nel progetto ed è qui che emerge in modo più diretto il contributo di Margherita Rui. Il sistema di mosaici si articola in quattro varianti – Tressé, Domus, Avenue e Pince –, costruite attraverso geometrie, intrecci, dettagli metallici e campiture in smalto lucido. La designer lavora sull’incontro tra due linguaggi apparentemente lontani, Modernismo e Art Déco, per ottenere una superficie capace di entrare nella composizione dello spazio, come una parete o una porzione dell’ambiente, e non come semplice elemento decorativo. La palette, costruita sulle tonalità luminose dei beige e dei grigi, con accenti dati dai colori della terra, favorisce gli accostamenti tra superfici con livelli di espressività diversi, mantenendo una lettura coerente.
Tutte le collezioni sono realizzate in gres porcellanato e possono essere utilizzate in ambienti residenziali, commerciali e pubblici, sia negli interni sia negli esterni.
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