I momenti difficili sono anche i momenti dei ricordi. La memoria diventa una grande risorsa. C'è chi pensa che ricorrere alla memoria sia una debolezza, invece è una forza....
I momenti difficili sono anche i momenti dei ricordi. La memoria diventa una grande risorsa. C'è chi pensa che ricorrere alla memoria sia una debolezza, invece è una forza. Perché non vuol dire rimpiangere il passato, ma avere coscienza che ci sono delle radici. Che queste radici sono sottoterra, ma sono essenziali perché sopra crescano gli alberi del futuro. Se ne prescindi o non ne hai consapevolezza, allora sì, che non puoi che tornare indietro travolto dalle complessità del mondo di oggi e dalla depressione generata dai ricordi mitizzati in un semplicismo di maniera.
Queste riflessioni le ho fatte qualche giorno fa affacciandomi in sala Zuccari a Palazzo Giustiniani per assistere al ricordo del Senato con testimoni eccellenti della figura di un grande politico e uomo di Stato, Carlo Azeglio Ciampi. A dieci anni dalla scomparsa il suo ricordo è avvenuto alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non ho fatto riflessioni astratte, ma ho attinto quasi naturalmente al bagaglio dei ricordi personali, l’entusiasmo con cui accettò la proposta di fare l’editorialista del Messaggero dopo l’uscita dal Quirinale e un dialogo mai interrotto, che me lo hanno restituito in modo diretto per quello che era davvero. Un politico di serie A prima che un tecnico. Un politico prima che un banchiere centrale che ha assicurato reputazione all’Italia. Era un economista perché era un politico ed era un politico perché aveva alle spalle una grossa esperienza economica. Si commetterebbe un errore ad accomunarlo ai cosiddetti tecnici o a entrare in questa sede nel merito di alcune specifiche scelte che, come sempre accade, sono state oggetto di dialettica.
Soprattutto era un politico da ministro dell’economia, da presidente del Consiglio e, ancora di più, da Capo dello Stato perché passò la vita, in tutti i suoi molteplici ruoli, a girare il mondo per capire i cambiamenti. Segnalò da europeista della prima ora la zoppìa europea di sistema tra moneta comune e politiche squilibrate di stabilità e crescita da cui si fa ancora fatica a uscire. Ebbe intuizioni di cui solo oggi se ne apprezza la portata come l'urgenza di una nuova Bretton Woods per dare un governo globale al mondo che lo sottraesse al rischio del dominio della forza. Soprattutto lo era perché inseguiva in casa le risorse profonde dell’Italia per scoprire e fare conoscere, piazza dopo piazza, fabbrica, scuola, quello che in troppi non volevano vedere. Le donne, gli uomini, i giovani che lavorano giorno dopo giorno per fare crescere nei limiti del possibile la ricchezza comune del Paese. Che sono l’esatto contrario della gran parte delle facce che popolano il talk show italiano di oggi. Soprattutto era un politico perché sapeva parlare al cuore delle persone con cui stabiliva un rapporto di empatia.
Ricordo una telefonata di una domenica mattina romana assolata: «Direttore, le racconto un episodio che mi è successo da qualche minuto.
Sono vicino al laghetto di villa Ada, mi saluta una signora e mi dice: grazie presidente per tutto quello che fa per noi. Replico: signora, ma io non faccio più niente. E lei: non è vero, scrive degli articoli bellissimi». Aveva ragione la signora. Qualche giorno prima, il 17 settembre del 2008, aveva scritto sul nostro giornale un articolo che iniziava testualmente così: «Per capire quello che sta accadendo in questi giorni, forse, dovremmo partire dalla debolezza congenita degli accordi di Bretton Woods...». È passato un tempo che, per la durezza delle molteplici crisi finanziarie poi diventate globali, guerre militari e energetiche, è un'eternità. La nuova Bretton Woods, invocata da Ciampi, non si è ancora vista e ne paghiamo tutti le conseguenze.
La lezione del politico Carlo Azeglio Ciampi è molto pertinente rispetto alla delicatissima stagione che stiamo vivendo. I segnali, anche piccoli, di apertura al dialogo nel merito delle questioni tra forze politiche di maggioranza e di opposizione vanno colti tutti e valorizzati. Altrimenti si finisce con lo scambiarsi solo insulti su tutto. Nel primo caso c’è la possibilità concreta di misurarsi sulle grandi questioni, dalla politica estera all'economia fino ai temi sociali, e di fare delle cose che restano e spiazzano gli estremismi. Se non si dialoga, non si fa niente.
Se si riesce a spostare l'asse della politica su un confronto costruttivo abbiamo davanti mesi preziosi per cambiare il sentimento dell’opinione pubblica. La gente comincia a ragionare, percepisce ciò che è stato fatto e si convince che qualcosa si può fare a fronte delle nuove difficoltà che ci sono. Si rompe il muro contro muro mettendo subito in chiaro che si tratta di incamminarsi su una strada tutta in salita piena di quadranti scivolosi con navi e aerei italiani nei punti caldi del mondo, l'Europa che apre al Canada, Trump che usa la forza come metodo politico e il potere crescente delle autocrazie.
Non è più tempo di giochetti. L'eredità politica di Ciampi per questi giorni complicati è quella di una politica che non fa a cornate e lavora sodo, nella distinzione dei ruoli, per sciogliere i nodi profondi della nazione. Con uno spirito che fu quello dell'Italia del dopoguerra che lui visse da giovane funzionario della Banca d’Italia mandato in provincia dentro territori che esprimevano il dinamismo e la forza propulsiva della ricostruzione. Questa società profonda, oggi come fu allora, va conosciuta e valorizzata dalla grande politica che è l’esatto opposto della politica delle zuffe o delle alleanze tattiche su questo o quello. È un richiamo al realismo e alla concretezza che deve valere per tutti gli schieramenti e non consente più deroghe perché gli estremismi trovano linfa vitale nel teatrino quotidiano da campagna elettorale e l’insoddisfazione delle persone cresce. Non è più tempo di fare giochetti.
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