I criminali governano la notte, i sintetizzatori urlano in sottofondo e John Sawyer è tornato a fare quello che gli riesce meglio: uccidere gente molto cattiva in maniera spettacolare. Huntdown: Overtime è un concentrato di ultraviolenza cyberpunk, sparato fuori direttamente da una VHS del 1989. Sviluppatore / Publisher: Easy Trigger Games / Coffee Stain Publishing Prezzo: […]
I criminali governano la notte, i sintetizzatori urlano in sottofondo e John Sawyer è tornato a fare quello che gli riesce meglio: uccidere gente molto cattiva in maniera spettacolare. Huntdown: Overtime è un concentrato di ultraviolenza cyberpunk, sparato fuori direttamente da una VHS del 1989.
Sviluppatore / Publisher: Easy Trigger Games / Coffee Stain Publishing Prezzo: 16.99 € Localizzazione: Assente Multiplayer: Assente PEGI: N.D. Disponibile su: PC (Steam) Data di uscita: già disponibile in Early Access
Se c’è una cosa che il cinema d’azione degli anni Ottanta mi ha insegnato, è che ogni problema può essere risolto tra assoli di chitarra elettrica e propedeutiche scariche di violenza. Easy Trigger Games lo sa bene: Huntdown era un omaggio sincero all’immaginario di un decennio in cui le discussioni più accese vertevano su chi fosse il più tosto tra Schwarzenegger e Stallone, cristallizzando in un trionfo di pixel art cyberpunk la scintilla che rendeva memorabili classici come Rolling Thunder e Shinobi, tra sparatorie e piattaforme. Proseguire su quella strada limitandosi a ripetere la formula sarebbe stato comunque apprezzabile, ma gli sviluppatori svedesi hanno deciso di modificare l’anima della loro creatura, innestandovi elementi del DNA di giochi come Dead Cells, quasi si trattasse dell’installazione di qualche impianto cybernetico.
l risultato è un roguelite appagante, che condanna il protagonista John Sawyer — stavolta in solitaria — in un circolo vizioso fatto di azione, morte e ritorni in pista, sempre più spietato. Giusto il tempo di essere recuperato e rimesso in piedi dal ripperdoc di turno, pronto a pianificare una nuova sortita per le strade della Nuova Detroit. Paul Verhoeven ci aveva visto giusto: gira e rigira, la violenza del futuro abita ancora quelle strade.
HUNTDOWN: OVERTIME È IL FUTURO DELLA LEGGEPrima ancora di approfondire la nuova anima di Huntdown, è bene chiarire che tutto ciò che vi piaceva del primo capitolo è ancora qui. Anzi, è stato potenziato all’ennesima potenza. I personaggi sono più grandi, le animazioni più curate e la violenza è brutale al punto giusto. Lo stesso John — ora dotato di un doppio salto di serie e di uno scatto che garantisce una generosa finestra d’invulnerabilità — è un autentico piacere da controllare, mentre saetta da un riparo all’altro riempiendo i nemici di piombo e snocciolando one-liner degne dei vostri action movie preferiti, quelli più beceri. Ma è l’incessante ciclo di morte e rinascita il meccanismo che permette davvero di personalizzare l’azione: la valuta faticosamente raccattata nelle vite precedenti può essere investita per acquistare impianti cibernetici, preziosi bonus passivi e potenziamenti per l’equipaggiamento iniziale, selezionato casualmente da un arsenale destinato a crescere per quantità e qualità.
Vale la pena fare deviazioni: in questo fetido appartamento ho trovato una licenza che espanderà il mio arsenale.
È l’incessante ciclo di morte e rinascita il meccanismo che permette davvero di personalizzare l’azione.
Al momento il mio arsenale comprende bocche da fuoco, armi da mischia e strumenti secondari di livello tre, ognuno con caratteristiche e modificatori in grado di trasformare ogni scontro in una carneficina tra danni elementali, raffiche potenziate e altri deliziosi eccessi di violenza. In questo modo le possibilità di sopravvivenza aumentano a ogni rinascita, ma senza una buona pianificazione non si va lontano. Prima di entrare in azione — e tra un livello e l’altro — è infatti necessario tracciare un itinerario, scegliendo con attenzione quali boss affrontare e quali strutture visitare lungo il cammino, dall’armeria all’ospedale, in un continuo equilibrio tra rischio e ricompensa. Meglio affrontare subito un bersaglio di alto profilo che garantirà più crediti da investire dopo l’inevitabile morte, sperando magari di racimolare qualche potenziamento lungo la strada, oppure conviene fare tappa dallo spacciatore locale per armarsi fino ai denti prima dello scontro con il potentissimo criminale di fine livello?
UN CICLO SENZA SCAMPOLe varianti che possono caratterizzare ogni missione sono numerose, grazie anche alla conformazione mutevole degli scenari e alla composizione della feccia criminale, sempre diversa. I ricercati sono nemici più coriacei del normale, da consegnare vivi o morti per intascarne la taglia, mentre un cast di coloriti avversari dona anima e colore — solitamente vermiglio — alla carneficina urbana. Tra i più memorabili c’è un cecchino che ricorda in maniera preoccupante Alice Cooper e che sfrutta ogni mezzo possibile pur di ritagliarsi una finestra di tiro ideale, oppure un artificiere corazzatissimo che, decidendo di investire tutto sui missili a ricerca, non ha fatto i conti con i riflessi e l’agilità di John. Combattendo si sale di livello e si attiva uno degli impianti cibernetici rimasti fino a quel momento dormienti.
Pianificare il tragitto offre un continuo equilibrio tra rischio e ricompensa.
E ce n’è davvero per tutti i gusti: dagli scatti capaci di elettrificare i nemici fino ai potenziamenti che valorizzano e incentivano un approccio interamente basato sulle armi corpo a corpo. Nonostante l’early access, Huntdown: Overtime mostra già ora un notevole livello di rifinitura e una quantità sorprendente di contenuti: le licenze necessarie per acquisire nuovi gingilli di morte continuano a comparire casualmente anche dopo decine di ore di gioco. La mia principale speranza, al momento, riguarda il level design. I fondali tendono ancora ad assomigliarsi parecchio all’interno dello stesso “bioma” — che si tratti dello sprawl metropolitano o delle aride distese oltre le mura della città — e potrebbero guadagnare maggiore personalità, magari attraverso un numero più elevato di pericoli ambientali e situazioni distintive. Resta comunque uno dei giochi che seguirò con maggiore attenzione.
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