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Aumento stipendi statali confermato dal nuovo Ccnl, a chi spettano fino 221 euro in più

Дата публикации: 09-06-2026 14:13:19

Il nuovo Ccnl Funzioni centrali riconosce arretrati e aumenti in tre tranche dal 2025 al 2027, novità anche su permessi e smart working.

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È stato raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali, che interessa quasi 200mila lavoratori delle PA. L’intesa, sottoscritta dall’Aran insieme alle organizzazioni sindacali, prevede un aumento degli stipendi, con incrementi che vanno da 126 a 221 euro al mese.

Gli aumenti sono differenziati in base all’area di appartenenza, grazie a una distribuzione graduale delle risorse attraverso tre diverse tranche.

Aumento stipendi statali: cosa prevede il nuovo Ccnl

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale delle pubbliche amministrazioni centrali riguarda il periodo 2025-2027 e coinvolge il personale impiegato:

  • nei ministeri;
  • nelle agenzie fiscali;
  • negli enti pubblici non economici.

L’elemento più atteso è naturalmente quello economico, che punta a recuperare almeno in parte il potere d’acquisto perso dai lavoratori pubblici negli ultimi anni a causa dell’inflazione.

Quanto aumentano gli stipendi

Il nuovo contratto stabilisce importi differenziati per categoria.

Nel dettaglio:

  • gli operatori, cioè il personale appartenente alle qualifiche iniziali, riceveranno un aumento mensile di 126,60 euro;
  • le elevate professionalità, invece, potranno beneficiare dell’incremento più consistente, pari a 221 euro al mese.

Tra questi due estremi si collocano gli aumenti previsti per le altre aree professionali del comparto, fino ad arrivare a una media complessiva di circa 160 euro mensili.

Il calendario pagamenti

Le novità del rinnovo contrattuale non entreranno in vigore tutto in una sola volta, poiché gli aumenti di stipendio saranno riconosciuti in tre diverse tranche che accompagneranno l’intero triennio di riferimento, ovvero:

  • la prima tranche dal 1° gennaio 2025;
  • seconda tranche dal 1° gennaio 2026;
  • terza tranche dal 1° gennaio 2027.

Per i beneficiari della rivalutazione salariale, questo implicata il riconoscimento degli arretrati maturati per le quote già previste dalle decorrenze indicate, una volta completato l’iter amministrativo di applicazione del nuovo contratto.

Quali altre novità introduce il nuovo Ccnl Funzioni centrali 2025 2027

Oltre agli aumenti in busta paga, l’accordo raggiunto con il nuovo Ccnl Funzioni centrali introduce o rafforza diverse misure sul piano normativo e organizzativo, con l’obiettivo di modernizzare il lavoro nella pubblica amministrazione.

Tra quelle emerse durante la trattativa e confluite nella pre-intesa figurano:

  • le regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, per accompagnare la trasformazione digitale garantendo che questi strumenti vengano usati nel rispetto delle competenze dei lavoratori, della trasparenza e della qualità dei servizi;
  • la formazione continua come strumento di aggiornamento professionale e di crescita delle competenze, soprattutto in ambito digitale e tecnologico, così da rendere il personale maggiormente preparato ad affrontare i processi di innovazione della pubblica amministrazione;
  • il riconoscimento dei permessi per effettuare visite presso il medico di medicina generale (medico di base), ampliando così le tutele già previste per le visite specialistiche;
  • l’orario di lavoro flessibile, favorendo una migliore conciliazione tra attività lavorativa e vita privata per chi percorre ogni giorno lunghe distanze.

Inoltre, durante il confronto è stato chiesto di ampliare gli spazi della contrattazione integrativa sullo smart working e di disciplinare in maniera più chiara il diritto alla disconnessione, cioè il diritto del dipendente a non essere contattato fuori dall’orario di lavoro. Anche se non tutte le richieste sindacali sono state integralmente recepite, il contratto rafforza l’attenzione verso questi aspetti.

Sempre in fase di trattativa è stata prevista la possibilità di ridurre la durata minima della pausa obbligatoria per chi lavora oltre sei ore consecutive, passando da 30 a 10 minuti. Si tratta però di una misura che ha suscitato perplessità da parte di alcune organizzazioni sindacali, preoccupate per i possibili effetti sul benessere dei lavoratori (e che quindi non è stata formalizzata).

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