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Il decreto Lavoro è legge, dal salario giusto ai bonus assunzioni: le novità

Дата публикации: 25-06-2026 06:10:17

Il decreto Lavoro introduce novità su salario giusto, bonus donne e contratti dei rider. Ecco cosa prevede il testo definitivo approvato

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Il Senato conferma il sì al decreto Lavoro. Lo ha fatto con la fiducia al testo approvato alla Camera con 94 a favore, 61 contrari e 2 astenuti. Diventano legge il “salario giusto”, gli incentivi alle assunzioni (con attenzione alle donne e ai giovani), ma anche la tutela dei rider e nuove agevolazioni a sostegno delle aziende che metteranno in campo misure per conciliare famiglia e lavoro, maternità e paternità.

La presidente del Consiglio ha commentato soddisfatta l’approvazione: “Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora”. Vediamo cosa prevede il decreto Lavoro che ora è legge.

Bonus donne 2026

Si continua a puntare sul bonus Donne, anche nell’ambito della Zona economica speciale per il Mezzogiorno Resta quanto previsto:

ai datori di lavoro privati che dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026 assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, donne di qualsiasi età, è riconosciuto, per un massimo di ventiquattro mesi, l’esonero dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali.

L’incentivo vale 650 euro mensili su tutto il territorio e un potenziamento fino a 800 euro per le assunzioni di lavoratrici residenti nelle regioni della ZES Unica.

Assunzioni under 35 e stabilizzazione dei contratti

Viene anche prorogato fino a fine 2026 il bonus previsto con il Milleproroghe che permette lo sgravio totale fino a 500 euro mensili se gli under 35 sono privi di lavoro e rientrano tra i “lavoratori svantaggiati”. Anche in questo caso, se l’assunzione è nella Zes Unica, il bonus arriva fino a 650 euro.

Sempre in supporto del lavoro giovanile, si prevede il rafforzamento dell’occupazione con un esonero del 100% dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati (fino a 500 euro mensili) per la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato di ciascun lavoratore.

Conciliazione tra famiglia e lavoro

Altro punto è il sostegno della conciliazione tra famiglia e lavoro, la maternità e la paternità. Per le aziende che metteranno in campo misure simili, è previsto un esonero dell’1% del versamento dei contributi previdenziali nel limite massimo di 50mila euro annui.

Salario giusto

Viene confermato anche il “salario giusto” come strumento per raggiungere una retribuzione dignitosa per tutti i lavoratori. Per individuare il salario giusto si farà riferimento al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Per i settori non coperti dalla contrattazione collettiva, il trattamento economico non potrà essere inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale.

Dall’entrata in vigore della legge, sulla piattaforma Siisl, le posizioni di lavoro pubblicate saranno corredate dal codice alfanumerico unico assegnato al contratto collettivo nazionale di riferimento.

Caporalato digitale

C’è invece insoddisfazione per il provvedimento sul caporalato digitale. Lo ha fatto sapere la stessa ministra del Lavoro, Marina Calderone, che ha ammesso: “L’intervento sul caporalato digitale non è esaustivo, sarà recepita la direttiva europea”. C’è infatti ancora tanto da fare.

Per ora ai rider è richiesto l’accesso alle piattaforme con le quali lavorano solo tramite Spid e Cie o con autenticazione a due fattori.

Piccoli altri dettagli:

  • l’obbligo di fornire ai lavoratori le informazioni sul funzionamento dell’algoritmo;
  • il divieto di cessione dell’account.
Rinnovo contrattuale in ritardo

Altro meccanismo introdotto dal decreto Lavoro è l’automatismo del rinnovo contrattuale in ritardo. A distanza di nove mesi dalla scadenza, scatterà l’adeguamento pari al 50% dell’inflazione (il primo testo metteva sul piatto il 30%).

Sono esclusi:

  • settori a forte stagionalità;
  • la sanità privata;
  • il settore sociosanitario accreditato.

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