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Dice: «Cerco sempre di costruire qualcosa che rappresenti il mio ideale di bellezza»

Дата публикации: 25-07-2026 05:30:00

Achille Lauro parla di estetica con la stessa serietà con cui altri parlano di politica o di economia. Per lui non è un vezzo, né un esercizio. È una responsabilità. Ogni dettaglio – una collana, una giacca, una canzone, una […]
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Achille Lauro parla di estetica con la stessa serietà con cui altri parlano di politica o di economia. Per lui non è un vezzo, né un esercizio. È una responsabilità. Ogni dettaglio – una collana, una giacca, una canzone, una scenografia – è un linguaggio, una dichiarazione precisa di intenti. Eppure, dietro a quell’immagine, costruita fino all’ossessione, con i look che combinano alta gioielleria e moda ricercata, c’è un uomo che continua a interrogarsi sul tempo, sugli errori, sulla felicità e sul bisogno di restituire agli altri quello che la vita, faticosamente (e vertiginosamente), gli ha dato.

Achille Lauro conquista lo Stadio Olimpico: la notte dei 60mila e l’abbraccio con Antonello Venditti

Il tour Comuni Immortali di Achille Lauro

Per mesi ha riempito palazzetti e stadi con il tour Comuni immortali (a Roma e a Milano ha richiamato 60mila fan), mentre si prepara al tour 2027 con date già sold out. Nel febbraio scorso, poco dopo la co-conduzione a Sanremo con Laura Pausini (nel maggio scorso, peraltro, è uscito 16 de Marzo, la versione spagnola del suo brano 16 marzo in duetto con la cantante), ha anche dato vita a Fondazione Madre, nata per sostenere ragazzi e ragazze in situazioni di fragilità. «In questo momento della mia carriera sento il bisogno di fare quello che qualcuno ha fatto con me: guidarmi» confessa.

Achille Lauro: «X Factor? Esperienza conclusa»

E lui, classe 1990, lo sa bene: nel suo periodo ruvido, quello degli eccessi e dell’underground romano con la sua scena hip hop e rap, dormiva in macchina (una Smart, comunque), nell’attesa di firmare il primo contratto. «Bisogna semplicemente saper insistere, saper aspettare, saper sbagliare per raggiungere i propri scopi» riflette con la consapevolezza consumata dell’artista che ha macinato parecchia strada, tra i pionieri della trap in Italia. Intanto, conclusa l’esperienza di giudice a X Factor, si parla di uno uno show televisivo tutto suo su una rete ammiraglia. «In realtà con la mia squadra abbiamo un’idea nuova ogni giorno. Però, nel concreto, per ora non c’è ancora nulla che accenda la mia creatività».

Achille Lauro: «Ho sempre amato Che tesoro che sei»

Come mai ha lasciato il programma?
Perché, a un certo punto, bisogna scegliere la vita che si vuole fare. Io sento di essere nato per fare quello che faccio. Seguo le mie vere passioni. Seguo i miei grandi amori. X Factor è stata un’esperienza bellissima. Però il tempo è limitato e bisogna scegliere le cose che senti davvero nel cuore.

Achille Lauro e Antonello Venditti. (Achille Lauro stadi26 Roma foto: Giulia Parmigiani)

Il 12 giugno è uscito Che tesoro che sei, reinterpretazione dell’omonima hit di Venditti del 1998. Con il cantautore avete duettato all’Olimpico. Com’è nato questo incontro?
Che tesoro che sei la canto da anni prima di salire sul palco. È una delle canzoni con cui mi scaldo insieme alla band. Ritrovarmi a cantarla all’Olimpico, a Roma, con Antonello Venditti accanto, è stata un’emozione enorme. Ma non è stato un caso. Era qualcosa che desideravamo da tempo. La musica funziona così: appartiene alle persone molto più che agli autori. Ci sono brani che entrano nella tua vita e diventano la colonna sonora di un periodo preciso.

Quali sono le canzoni a cui è più legato?  
Fiori rosa o Lost for Life mi riportano sempre allo stato d’animo in cui le ho scritte. Poi ci sono quelle che hanno cambiato il mio percorso. Rolls Royce è inevitabilmente legata a Sanremo 2019: c’è un prima e un dopo quel brano. Oggi posso dire lo stesso di Incoscienti giovani l’anno scorso.

Achille Lauro per iO Donna. Foto di Nicola De Rosa. Collana e spilla “Pentagramma” Damiani Alta Gioielleria. Look Givenchy. Styling: Mauro Biasiotto. Grooming: Matteo Scibetta.

Achille Lauro: «Ho rivoluzionato l’estetica maschile»

Come capisce se un brano è pronto?
Mai. Potenzialmente continuerei a modificarlo anche dopo la pubblicazione, perché nel frattempo cambio anch’io. Ci sono canzoni che ho arrangiato anche 15 volte e che, alla fine, non sono uscite tanto erano state limate.

A proposito di Sanremo, ha dichiarato che farebbe volentieri il direttore artistico…
Ho partecipato al Festival quattro volte. Tra la prima volta in cui ci sono andato e l’ultima, Sanremo è cambiato profondamente. È diventato desiderabile per i giovani. È tornato a essere attrattivo. Non mobilita soltanto un Paese per una settimana, ma ridefinisce anche le classifiche discografiche. Se un giorno me lo chiedessero… porterei la mia visione artistica. Del resto, ho sempre trattato il Festival come uno spettacolo dentro lo spettacolo.

Achille Lauro per iO Donna. Foto di Nicola De Rosa. Orecchini “Radiosa” Damiani Alta Gioielleria. Styling: Mauro Biasiotto. Grooming: Matteo Scibetta.

Anche dal punto di vista delle scelte di look: lo scorso febbraio si è presentato a Sanremo con un capolavoro di alta gioielleria, un collier con un monumentale opale da 60 carati.
Abbiamo scelto di enfatizzare meno l’abito per dare più centralità a un certo tipo di gioiello. Mi piaceva l’idea che a raccontare il personaggio fosse un accessorio tradizionalmente più femminile. Non era una provocazione. Era un modo diverso di immaginare l’eleganza maschile, da divismo di altri tempi. Cerco sempre di costruire qualcosa che rappresenti il mio ideale di bellezza. Amo l’artigianalità e l’eccellenza italiana proprio per questo. Posso dire di aver rivoluzionato l’estetica maschile contemporanea.

Achille Lauro all’evento Moncler durante la Settimana della Moda di Milano Primavera/Estate 2024 il 20 settembre 2023 a Milano, Italia. (Foto di Claudio Lavenia/Getty Images)

Achille Lauro: «Le critiche mi feriscono»

Achille Lauro per iO Donna. Foto di Nicola De Rosa. Collana “Impetuosa” Damiani Alta Gioielleria. Look Dondup. Styling: Mauro Biasiotto. Grooming: Matteo Scibetta.

Quanto conta l’estetica nel racconto delle sue canzoni?
Quando costruisco un brano, in realtà mi chiedo sempre come raccontarlo: attraverso un abito, una scenografia, una fotografia, una luce. È un processo naturale. È questo che mi guida. L’estetica non serve a coprire la musica. Serve a completarla.

Molti leggono nelle sue trasformazioni un omaggio a David Bowie o a Madonna.
Non mi sono mai ispirato direttamente a qualcuno. Certo, tutti i grandi artisti hanno costruito un immaginario preciso. Bowie, Madonna, Elton John. Ma quando vai a vedere uno spettacolo non guardi soltanto il testo: noti i costumi, le luci, la scenografia. Tutto racconta qualcosa. Per me è la stessa cosa. La musica è soltanto l’inizio.

Le critiche la feriscono?
Solo quando qualcuno pensa che quello che faccio sia superficiale o puro esibizionismo. Dietro ogni scelta c’è una costruzione molto seria. È come scolpire una statua e sentirsi dire che è uno scherzo. Può piacere oppure no, ma nasce sempre da passione, studio e dedizione.

Manuel Agnelli, Jake La Furia, Paola Iezzi, Achille Lauro giuria di X Factor 2024 (Sky Italia)

«Sono una persona inquieta»

Qual è la fragilità che mostra meno?
L’inquietudine. Ne ho tanta. È una benedizione, ma anche una maledizione. Non riesco mai a vedere davvero il traguardo.

Nei concerti chiede al pubblico di mettere in tasca il telefono. Perché?
Non perché mi infastidisca. Capisco perfettamente il desiderio di portarsi a casa un ricordo. Un concerto, magari, lo si aspetta un anno intero. Però credo che ci sia qualcosa di ancora più bello: accorgersi che, per qualche minuto, migliaia di persone stanno vivendo la stessa emozione. La musica crea legami anche tra sconosciuti. Per questo, a volte, chiedo persino alle persone di presentarsi a chi hanno accanto. Mi piace pensare che si ricordino davvero quel momento, non solo il video che hanno registrato.

Si aspettava una carriera del genere?
A dire il vero ci ho lavorato a lungo sopra, ci ho creduto molto. Sognavo il successo quando lo vedevamo soltanto noi. Scrivo canzoni da quando avevo 10 anni e sono stato fortunato ad aver capito così presto cosa volevo fare nella vita. Insieme alla mia squadra abbiamo continuato a credere in qualcosa che gli altri ancora non vedevano. Abbiamo preso strade che tutti ci sconsigliavano. Per me il successo è proprio questo: avere anche il coraggio di schiantarsi. Credo che sia anche la conseguenza dell’essere perdutamente innamorati di qualcosa. Non esiste successo senza dedicare la propria vita a qualcosa. Bisognerebbe insegnare a scuola cosa significa la dedizione.

Achille Lauro al 75° Festival di Sanremo 2025 al Teatro Ariston l’11 febbraio 2025 a Sanremo, Italia. (Foto di Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/Getty Images)

Un’adolescenza frizzante

Ha raccontato spesso gli anni difficili, quando viveva negli alberghi fatiscenti di Boccea…
(ride) Diciamo che la mia adolescenza romana è stata piuttosto frizzante. Ma non rinnego nulla. Anzi, credo che tutti quei puntini, che allora sembravano messi lì a caso, oggi abbiano trovato un senso.

Oggi, intanto, restituisce tutto con Fondazione Madre. Da dove nasce questo bisogno?
Facevamo già tante cose prima. La fondazione è nata solo per dare una struttura a qualcosa che esisteva da anni. Conosco bene certe difficoltà, tanti ragazzi che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che credesse in loro. Per questo il nostro primo progetto sarà una casa d’accoglienza a Zagarolo, nella provincia di Roma, dove sono cresciuto. Stiamo raccogliendo tre milioni e mezzo di euro. Casa Ragazzi Madre potrà ospitare quaranta persone in difficoltà. Mi piace pensare che, dieci anni dopo, il mio brano Ragazzi Madre (2016, ndr) abbia ispirato qualcosa di concreto. Per me è come chiudere un cerchio. Vorrei che diventasse un punto di riferimento nazionale. E lasciasse un segno.

Come vive tutti i giorni? La sua vita privata e sentimentale è custodita come Il Sacro Graal.
Faccio una vita semplice. Esco poco. E tendo a proteggere chi amo. Passo il tempo a costruire il mio mondo. Non sono uno da movida o da locali. Sono diventato esattamente la persona che avrei voluto essere: uno che lavora, crea e cerca di dare un senso alla propria vita attraverso quello che fa. A quel punto non esiste più una vera distinzione tra vita privata e lavoro. Molti parlano del “personaggio”, ma in realtà, per me, il personaggio non esiste. Non c’è un confine tra persona e personaggio, non c’è un confine tra lavoro e vita privata. Sono completamente assorbito.

Cosa sta leggendo ora?
Kafka sulla spiaggia di Murakami. E un bignamino sull’ Iliade. Mi piace studiare. La curiosità mi tiene vivo. Guarda la tv, ha visto Due Spicci di Zero Calcare? No. Ho appena rivisto DiCaprio in The Wolf of Wall Street. Preferisco il cinema, unisce musica, estetica, regia e visione. Cosa le manca ancora? Continuo sempre a sognare qualcosa di nuovo.

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