Ormai l'economia e le relative politiche sono "in toto" dipendenti dalla geopolitica americana-iraniana, anche quando si rileva qualche schiarita che, però, nelle previsioni...
Ormai l'economia e le relative politiche sono "in toto" dipendenti dalla geopolitica americana-iraniana, anche quando si rileva qualche schiarita che, però, nelle previsioni non è mai seguita dalla certezza di positivi sviluppi. Alle conseguenze del blocco dello stretto di Hormuz si aggiungono ora quelle di Bab el-Mandeb con gli Houthi, che sarebbero alleati dell'Iran, i quali controllano la navigazione sul Mar Rosso. Trump minaccia una risposta più dura di sempre, l'Iran replica altrettanto duramente preannunciando di bloccare anche l'esportazione di una sola goccia di petrolio, quindi il Tycoon di rimando avvisa che congelerà tutti gli asset finanziari iraniani in possesso degli Usa. In queste condizioni, non ci si può stupire se il petrolio ormai supera i 100 dollari al barile e il gas i 60 dollari al megawattora, se ciò si riflette poi sui titoli pubblici e il loro rendimento, quindi sulle Borse in generale con andamenti oscillanti a seconda dei giorni, delle dichiarazioni politiche del momento, ma sempre avvolti nell'incertezza. Se a questo quadro si aggiungono i riflessi del conflitto in Ucraina se ne deve trarre che sarebbe singolare se le conseguenze indicate non si verificassero, purtroppo.
Per ora, pur presentandosi una situazione difficile, la Bce ha deciso, il 23 scorso, di mantenere invariati i tassi di riferimento anche per poter leggere ulteriori dati e stime che saranno disponibili a settembre ed è da mettere in conto che il 9 di tale mese, quando tornerà a riunirsi il Direttivo, un aumento del costo del denaro sarà deciso, se permarrà e - "quod Deus avertat"- si aggraverà il già difficile contesto. Ma il prossimo giorno 29 si riunirà il Comitato monetario della Federal Reserve ed è probabile che, considerato che l'inflazione supera abbondantemente il target del 2 per centro (essendo non lontana dal 4 per cento), venga deciso un aumento dei tassi ufficiali. Sarà il segnale che la principale Banca centrale da per una inversione dell'orientamento della sua policy con riflessi internazionali? Inizierà una fase di restrizioni monetarie mettendo così il sale sulle ferite?
A questo quadro che di per sé è gia straordinariamente negativo si aggiunge la decisione di Trump di introdurre nuovi dazi tra il 10 e il 12,5 per cento per 60 Paesi, sostituendo tariffe globali in scadenza del 10 per cento. Sostanzialmente il Presidente intende rispondere in due versanti: da un lato, alla inaccettabilità, ovviamente da lui non condivisa,della guerra che sta crescendo in America e che registra pure il voto contrario di quattro repubblicani i quali si sono aggiunti ai democratici consentendo l'approvazione di una risoluzione della Camera dei Rappresentanti che ordina a Trump di interrompere le azioni belliche in Iran; dall'altro lato, alla Corte suprema che aveva contestato il fondamento dei dazi. Allora viene data loro una base ricavata da una legge del 1974 contro il lavoro forzato, nel presupposto che i paesi esportatori facciano ricorso ad esso: una motivazione assai debole, ai limiti della fantasticheria, ma anche la dimostrazione che vi si appiglia a qualsiasi cosa, anche la più bizzarra, pur di rimanere a galla. E' arduo, a questo punto immaginare un quadro più difficile e più incerto. Mentre, da parte sua, l'Unione sembrerebbe sulle prime non registrare impatti pesanti, ma trascura l'ampiezza dell'operazione, il raccordo con i blocchi di Hormuz e di Bab el-Mandeb, i possibili riflessi negativi della guerra in Ucraina, il fatto che Trump risponde sempre più ai problemi interni per evitare un verdetto negativo delle elezioni di medio termine. Poi il Presidente ha minacciato reazioni, una guerra commerciale, contro l'Unione per le sanzioni irrogate alle Big Tech americane, da ultimo a Google, senza però considerare motivazioni, responsabilità, violazioni di norme. Al nostro interno, una misura andrà adottata per alleviare l'aumento degli oneri sui cittadini. E altresì all'ordine del giorno l'utilizzo della clausola di salvaguardia secondo la normativa dell'Unione. Si tratta di considerare le decisioni che potranno essere prese sull'utilizzo dei 14 miliardi che naturalmente non sono donazioni, ma pesano sul debito. Ciò che continua a mancare, però ,è una organica risposta europea; insomma, non a "pezzi e bocconi" ma complessiva, che riguardi l'economia, la finanza, i rapporti internazionale, la voce, per quanto flebile sia, sulla vicenda americano - iraniana. E ciò anche se dovesse comportare il superamento di norme e di prassi. Siamo in uno stato di eccezione e allora eccezionali devono essere le conseguenti misure. Il temporeggiare, il presentarsi incerti apparendo inermi non è all'altezza di quel che avrebbero sperato i Padri fondatori dell'integrazione europea. E non risponde affatto agli interessi dei cittadini dell'Unione.