“Non è stata tagliata una sola corsa a Genova e nella città metropolitana, gli stipendi sono sempre stati pagati con regolarità, così come i fornitori”. Marco Bucci è il presidente della Regione Liguria, non uno che passa di lì per caso. E, soprattutto, è l’ex sindaco di Genova. Ospite di “Terrazza Incontra”, in soldoni afferma: con noi l’Amt ha sempre funzionato. Possibile che in pochi mesi, arrivata l’amministrazione guidata da Silvia Salis, la situazione sia precipitata al punto tale da richiedere un piano “lacrime e sangue”?
E’ la domanda che continua a ronzarmi nella testa, mentre i bilanci del 2024 e 2025 ancora non si vedono. Una stranezza pure questa. Nel frattempo, però, la sindaca rincara la dose: aumenta la Tari, cioè la tassa sulla spazzatura, e non le manda a dire. “Siamo costretti - spiega - e con l’Amiu ci abbiamo provato a evitare il rincaro, però è stato impossibile. La verità è che non si possono usare le aziende partecipate, come ha fatto il centrodestra, per la propaganda politica, perché prima o poi i nodi vengono al pettine”.
Dunque, a sentire Salis, tanto nel caso dell’Amt quanto in quello dell’Amiu saremmo di fronte alla follia dei suoi avversari, che governavano la città in precedenza. Ma continuo a domandarmi: com’è possibile che a pagare (troppo) non fossero i genovesi? Non mi risulta, a meno che non mi sia perso qualche puntata per la strada, che ci siano inchieste giudiziarie sul pregresso arrivate a una qualche conclusione.
Se, poi, stiamo al dato politico, quel che si nota sono le reazioni: molti sindaci della città metropolitana sono neri per l’aumento della Tari senza poterlo in parte alleggerire utilizzando altri proventi, i consumatori che accusano di trovarsi davanti al fatto compiuto, Cgil, Cisl e Uil che scrivono chiaro tondo di non condividere il merito e il metodo adottati. Ragionamenti che valgono per la Tari e che prima hanno riguardato l’Amt. Tanto è vero che è stato necessario rinviare la direzione provinciale del Pd: i mal di pancia all’interno del partito di maggioranza relativa sono crescenti, parecchio crescenti. Una nota ha poi avvisato che l’assise è stata solo spostata e ha garantito il pieno sostegno dei dirigenti piddini all’aumento della tassa. Mah…
Però ci si domanda, se lo domandano un po’ tutti i genovesi: che fine ha fatto l’impegno al dialogo, all’ascolto, alla condivisione delle scelte? A quel che sembra, sono state solo belle parole, buone per la campagna elettorale. Poi la sindaca se ne è dimenticata. Eppure tanti, tantissimi l’hanno votata, facendola vincere al primo turno proprio in nome di modi diversi rispetto al sindaco “cu cria”.
Le stesse cose Silvia Salis poteva farle coinvolgendo di più le persone, spiegando i motivi per filo e per segno, chiarendo perché le affermazioni di Bucci non sarebbero vere. Uso il condizionale perché è del tutto evidente che uno dei due, il governatore o la sindaca, non sta dicendo la verità. O, almeno, la dice in modo così parziale da rendere i cittadini impossibilitati a capire.
Ho la sensazione che Salis abbia smarrito per la strada il buon senso. Anche considerando la serie di perle che ha inanellato. Il Fatto Quotidiano continua ad accreditarla come possibile anti-Meloni, spiegando in un articolo anche la strategia prossima ventura che comincerà dall’autunno. Non so se sia vero, però prendo atto che ancora una volta il “fuoco amico”, il giornale è politicamente vicino ai Cinque Stelle, si incarica di agitare le acque.
Ma, soprattutto, prendo atto delle stridenti contraddizioni della politica. A Genova il centrodestra tuona contro Silvia Salis: “Con noi le cose marciavano e quella attuale è un’amministrazione che sa soltanto aumentare le tasse”. A Roma il centrosinistra urla attaccando Giorgia Meloni (anche lei ha scordato ciò che prometteva) su tutto ciò che gli capita a tiro: “Ha fallito sul piano interno, a livello internazionale e sull’economia”. Nel mezzo ci stanno gli italiani. Molti dei quali, elezioni comunali o politiche, non vanno più a votare. C’è da sorprendersi?

“Non è stata tagliata una sola corsa a Genova e nella città metropolitana, gli stipendi sono sempre stati pagati con regolarità, così come i fornitori”. Marco Bucci è il presidente della Regione Liguria, non uno che passa di lì per caso. E, soprattutto, è l’ex sindaco di Genova. Ospite di “Terrazza Incontra”, in soldoni afferma: con noi l’Amt ha sempre funzionato. Possibile che in pochi mesi, arrivata l’amministrazione guidata da Silvia Salis, la situazione sia precipitata al punto tale da richiedere un piano “lacrime e sangue”?
E’ la domanda che continua a ronzarmi nella testa, mentre i bilanci del 2024 e 2025 ancora non si vedono. Una stranezza pure questa. Nel frattempo, però, la sindaca rincara la dose: aumenta la Tari, cioè la tassa sulla spazzatura, e non le manda a dire. “Siamo costretti - spiega - e con l’Amiu ci abbiamo provato a evitare il rincaro, però è stato impossibile. La verità è che non si possono usare le aziende partecipate, come ha fatto il centrodestra, per la propaganda politica, perché prima o poi i nodi vengono al pettine”.
Dunque, a sentire Salis, tanto nel caso dell’Amt quanto in quello dell’Amiu saremmo di fronte alla follia dei suoi avversari, che governavano la città in precedenza. Ma continuo a domandarmi: com’è possibile che a pagare (troppo) non fossero i genovesi? Non mi risulta, a meno che non mi sia perso qualche puntata per la strada, che ci siano inchieste giudiziarie sul pregresso arrivate a una qualche conclusione.
Se, poi, stiamo al dato politico, quel che si nota sono le reazioni: molti sindaci della città metropolitana sono neri per l’aumento della Tari senza poterlo in parte alleggerire utilizzando altri proventi, i consumatori che accusano di trovarsi davanti al fatto compiuto, Cgil, Cisl e Uil che scrivono chiaro tondo di non condividere il merito e il metodo adottati. Ragionamenti che valgono per la Tari e che prima hanno riguardato l’Amt. Tanto è vero che è stato necessario rinviare la direzione provinciale del Pd: i mal di pancia all’interno del partito di maggioranza relativa sono crescenti, parecchio crescenti. Una nota ha poi avvisato che l’assise è stata solo spostata e ha garantito il pieno sostegno dei dirigenti piddini all’aumento della tassa. Mah…
Però ci si domanda, se lo domandano un po’ tutti i genovesi: che fine ha fatto l’impegno al dialogo, all’ascolto, alla condivisione delle scelte? A quel che sembra, sono state solo belle parole, buone per la campagna elettorale. Poi la sindaca se ne è dimenticata. Eppure tanti, tantissimi l’hanno votata, facendola vincere al primo turno proprio in nome di modi diversi rispetto al sindaco “cu cria”.
Le stesse cose Silvia Salis poteva farle coinvolgendo di più le persone, spiegando i motivi per filo e per segno, chiarendo perché le affermazioni di Bucci non sarebbero vere. Uso il condizionale perché è del tutto evidente che uno dei due, il governatore o la sindaca, non sta dicendo la verità. O, almeno, la dice in modo così parziale da rendere i cittadini impossibilitati a capire.
Ho la sensazione che Salis abbia smarrito per la strada il buon senso. Anche considerando la serie di perle che ha inanellato. Il Fatto Quotidiano continua ad accreditarla come possibile anti-Meloni, spiegando in un articolo anche la strategia prossima ventura che comincerà dall’autunno. Non so se sia vero, però prendo atto che ancora una volta il “fuoco amico”, il giornale è politicamente vicino ai Cinque Stelle, si incarica di agitare le acque.
Ma, soprattutto, prendo atto delle stridenti contraddizioni della politica. A Genova il centrodestra tuona contro Silvia Salis: “Con noi le cose marciavano e quella attuale è un’amministrazione che sa soltanto aumentare le tasse”. A Roma il centrosinistra urla attaccando Giorgia Meloni (anche lei ha scordato ciò che prometteva) su tutto ciò che gli capita a tiro: “Ha fallito sul piano interno, a livello internazionale e sull’economia”. Nel mezzo ci stanno gli italiani. Molti dei quali, elezioni comunali o politiche, non vanno più a votare. C’è da sorprendersi?
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