Facciamo finta che il ponte Morandi non sia crollato, che le 43 vittime provocate non esistano e che non ci siano neanche le decine di feriti e una regione divisa a metà. Facciamo finta che non sia successo niente di niente. Però: manager, ingegneri, tecnici, operai che da anni stanno sulle autostrade liguri sono tutti scemi oppure la manutenzione davvero non è mai stata fatta? Siccome, invece, è tutto vero, la manutenzione non è mai avvenuta e il Morandi è crollato: è solo una questione di causa ed effetto. Ecco perché nessuno, neppure le famiglie deluse delle vittime, deve permettersi, come giustamente osserva Egle Possetti, di minimizzare, marginalizzare e delegittimare la sentenza pronunciata dal tribunale di Genova.
Io, tuttavia, sinceramente farei di più. Avrei fatto di più. Che ci siano responsabilità gravissime dei manager che all’epoca comandavano in Autostrade ora è certificato da un pronunciamento della magistratura. Ma giustizia completa non è stata fatta. In tutta questa brutta e tristissima storia, infatti, c’è un livello che di fatto non viene toccato ed è il livello politico. So perfettamente che la responsabilità penale è personale, che un’accusa dev’essere dimostrata e che dunque… Ma alla fine: i mancati controlli sono soltanto colpa di chi in Autostrade badava prima di tutto agli interessi degli azionisti – a cominciare dalla famiglia Benetton – o vanno ricondotti proprio ai politici?
C’è un principio transitivo che non sempre vale sul terreno giudiziario. Mentre su quello politico vale. Per questo motivo ho trovato sgraziate, ricorro a un eufemismo, e francamente fuori posto alcune reazioni. Partiamo dal premier dell’epoca, Giuseppe Conte: “Non ha avuto coraggio” dice l’ex ministro Danilo Toninelli in una intervista sul Secolo XIX. Si riferisce, l’allora titolare dei Trasporti, alla mancata revoca della concessione ad Autostrade. E quanto a Matteo Salvini, nel 2018 vicepremier come oggi – solo che ora è sulla sponda politica opposta – Toninelli semplicemente osserva: “Non si fece più vedere”.
I due oggi hanno il buon gusto almeno di tacere? Macché. Dice Conte: “Non bisogna dimenticare”. Dice Salvini: “Chi ha sbagliato è giusto che paghi”. Lo affermo: hanno la faccia come il bronzo! E che cosa dovremmo ricordare? Che dopo il crollo, i morti, il dolore delle famiglie, i feriti, la Liguria spaccata in due, il governo pensò bene di ricomprarsi Autostrade versando nove miliardi di euro? E che quella cifra da capogiro finì nelle capienti tasche degli azionisti, sette dei quali – dicasi sette – andarono a ingrassare i Benetton?
Lo scrissi, lo penso e lo ripeto: lo avrei voluto vedere il magistrato che di fronte a una siffatta tragedia e alla revoca, di conseguenza, della concessione, avrebbe dato ragione non allo Stato, in tutta evidenza parte lesa, bensì al (prevedibile) ricorso di Autostrade.
Eppure, dopo il crollo, in questo bizzarro Paese, che pure è bellissimo, è successo che lo Stato anziché tutelarsi abbia deciso di fare un regalo ai soci di Autostrade! Meglio: non lo Stato, che siamo noi, bensì il governo di turno. Conte, che pure aveva annunciato la revoca della concessione, non ha avuto il coraggio di andare avanti. Salvini è sparito. Lo racconta Toninelli, che peraltro non fu un’aquila come ministro nel prevenire il disastro.
Ma era in buona compagnia, visto che, ancor prima, la politica fece spallucce - se non ricordo male al dicastero stava Delrio - quando un parlamentare della Repubblica, l’allora senatore Maurizio Rossi (sì, l’editore di Primocanale) sollevava il problema. Del quale ci si è accorti solo quando il Morandi è venuto giù, trascinandosi dietro 43 persone.
Oggi c’è una sentenza, che fissa delle responsabilità. Tuttavia rimangono delle colpe che non hanno valore giudiziario, epperò rispondono al principio dell’opportunità e del buon senso. Come disse l’imprenditore Aldo Spinelli, nel suo lecito, lecitissimo sostegno alla politica? “Ho dato soldi a tutti”. Appunto.

Facciamo finta che il ponte Morandi non sia crollato, che le 43 vittime provocate non esistano e che non ci siano neanche le decine di feriti e una regione divisa a metà. Facciamo finta che non sia successo niente di niente. Però: manager, ingegneri, tecnici, operai che da anni stanno sulle autostrade liguri sono tutti scemi oppure la manutenzione davvero non è mai stata fatta? Siccome, invece, è tutto vero, la manutenzione non è mai avvenuta e il Morandi è crollato: è solo una questione di causa ed effetto. Ecco perché nessuno, neppure le famiglie deluse delle vittime, deve permettersi, come giustamente osserva Egle Possetti, di minimizzare, marginalizzare e delegittimare la sentenza pronunciata dal tribunale di Genova.
Io, tuttavia, sinceramente farei di più. Avrei fatto di più. Che ci siano responsabilità gravissime dei manager che all’epoca comandavano in Autostrade ora è certificato da un pronunciamento della magistratura. Ma giustizia completa non è stata fatta. In tutta questa brutta e tristissima storia, infatti, c’è un livello che di fatto non viene toccato ed è il livello politico. So perfettamente che la responsabilità penale è personale, che un’accusa dev’essere dimostrata e che dunque… Ma alla fine: i mancati controlli sono soltanto colpa di chi in Autostrade badava prima di tutto agli interessi degli azionisti – a cominciare dalla famiglia Benetton – o vanno ricondotti proprio ai politici?
C’è un principio transitivo che non sempre vale sul terreno giudiziario. Mentre su quello politico vale. Per questo motivo ho trovato sgraziate, ricorro a un eufemismo, e francamente fuori posto alcune reazioni. Partiamo dal premier dell’epoca, Giuseppe Conte: “Non ha avuto coraggio” dice l’ex ministro Danilo Toninelli in una intervista sul Secolo XIX. Si riferisce, l’allora titolare dei Trasporti, alla mancata revoca della concessione ad Autostrade. E quanto a Matteo Salvini, nel 2018 vicepremier come oggi – solo che ora è sulla sponda politica opposta – Toninelli semplicemente osserva: “Non si fece più vedere”.
I due oggi hanno il buon gusto almeno di tacere? Macché. Dice Conte: “Non bisogna dimenticare”. Dice Salvini: “Chi ha sbagliato è giusto che paghi”. Lo affermo: hanno la faccia come il bronzo! E che cosa dovremmo ricordare? Che dopo il crollo, i morti, il dolore delle famiglie, i feriti, la Liguria spaccata in due, il governo pensò bene di ricomprarsi Autostrade versando nove miliardi di euro? E che quella cifra da capogiro finì nelle capienti tasche degli azionisti, sette dei quali – dicasi sette – andarono a ingrassare i Benetton?
Lo scrissi, lo penso e lo ripeto: lo avrei voluto vedere il magistrato che di fronte a una siffatta tragedia e alla revoca, di conseguenza, della concessione, avrebbe dato ragione non allo Stato, in tutta evidenza parte lesa, bensì al (prevedibile) ricorso di Autostrade.
Eppure, dopo il crollo, in questo bizzarro Paese, che pure è bellissimo, è successo che lo Stato anziché tutelarsi abbia deciso di fare un regalo ai soci di Autostrade! Meglio: non lo Stato, che siamo noi, bensì il governo di turno. Conte, che pure aveva annunciato la revoca della concessione, non ha avuto il coraggio di andare avanti. Salvini è sparito. Lo racconta Toninelli, che peraltro non fu un’aquila come ministro nel prevenire il disastro.
Ma era in buona compagnia, visto che, ancor prima, la politica fece spallucce - se non ricordo male al dicastero stava Delrio - quando un parlamentare della Repubblica, l’allora senatore Maurizio Rossi (sì, l’editore di Primocanale) sollevava il problema. Del quale ci si è accorti solo quando il Morandi è venuto giù, trascinandosi dietro 43 persone.
Oggi c’è una sentenza, che fissa delle responsabilità. Tuttavia rimangono delle colpe che non hanno valore giudiziario, epperò rispondono al principio dell’opportunità e del buon senso. Come disse l’imprenditore Aldo Spinelli, nel suo lecito, lecitissimo sostegno alla politica? “Ho dato soldi a tutti”. Appunto.
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