Dalla guerra in Iran al raddoppio del prezzo del jet fuel, i vettori mondiali stanno ridisegnando le rotte e cancellando i voli
L'articolo Crisi del carburante aereo, Financial Times: “2 milioni di posti tagliati a maggio” proviene da Fortune Italia.
Due milioni di posti in meno sugli aerei di maggio. È il dato con cui si apre l’analisi del Financial Times sul caos che sta investendo il trasporto aereo globale, a quasi tre mesi dall’inizio della guerra in Iran. Il costo del carburante aereo è raddoppiato dall’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, e la chiusura degli aeroporti del Golfo, che garantivano un terzo dei collegamenti europei verso l’Asia, ha gettato nel disordine le rotte intercontinentali di mezzo mondo.
I numeri del taglioSecondo i dati elaborati dalla società di analisi Cirium e riportati dal Financial Times, il numero totale di posti disponibili su tutti i vettori nel mese di maggio è sceso da 132 milioni a 130 milioni nell’arco di sole due settimane, tra metà e fine aprile. Migliaia di voli sono stati cancellati, e diversi collegamenti hanno visto la sostituzione degli aerei con modelli più piccoli o più efficienti sul fronte dei consumi, nel tentativo di contenere i costi.
Come scrive il Financial Times, tra i vettori che hanno ridisegnato i propri programmi di volo di maggio ci sono i grandi carrier del Golfo: Emirates, Etihad e Qatar, le cui operazioni si stanno riprendendo dopo la sospensione delle prime settimane del conflitto. Anche le compagnie internazionali come British Airways, United, China Air e ANA giapponese hanno tagliato o ridistribuito significativa capacità, cercando di allentare i colli di bottiglia nel traffico globale.
Il caso Lufthansa e la logica del risparmioIl vettore tedesco Lufthansa è quello che, secondo il Financial Times, ha effettuato il maggior numero di cancellazioni negli ultimi mesi: 20.000 voli eliminati tra maggio e ottobre, perché i costi del carburante li hanno resi semplicemente non redditizi. È la matematica brutale di una crisi energetica che si scarica direttamente sui bilanci delle compagnie aeree.
Delta Air Lines ha tagliato il 3,5% della sua rete nel secondo trimestre per risparmiare carburante. EasyJet e Virgin Atlantic hanno entrambe lanciato avvertimenti sui loro margini di profitto durante la crisi. ANA stima una spesa aggiuntiva di 650 milioni di sterline in carburante fino al prossimo marzo. Japan Air prevede un calo di un quinto dei suoi profitti.
La geografia della crisi del carburante: il Golfo e lo Stretto di HormuzCome spiega il quotidiano britannico, la regione più colpita dalla carenza di carburante è l’Asia, più dipendente dal combustibile proveniente dallo Stretto di Hormuz, che secondo il quotidiano è rimasto quasi fermo a causa della minaccia di attacchi iraniani e del blocco navale americano. Singapore e Tokyo, i due grandi hub asiatici di connessione, hanno già chiesto alle compagnie di non aggiungere voli extra per limitare il consumo di carburante nella regione. Il Vietnam ha introdotto un sistema di razionamento del jet fuel.
“La disruption di questi flussi ha creato significativi squilibri globali tra offerta e domanda di viaggi”, ha dichiarato al Financial Times Ben Smith, CEO di Air France-KLM.
Aerei più piccoli, rotte ridisegnateSecondo il Financial Times, la risposta operativa delle compagnie si muove su due fronti. Da un lato, la sostituzione degli aerei con modelli più efficienti: Etihad ha sostituito l’Airbus A350 da quasi 400 posti con un Boeing 787 da 220-300 posti sulla rotta Abu Dhabi-Hong Kong. Emirates continua a operare gli A380 da Dubai a Brisbane, ma ha rimosso i Boeing 777 dalla stessa rotta.
Dall’altro, alcune rotte hanno visto l’adozione di aerei più grandi per rispondere all’aumento della domanda di voli diretti tra Europa e Asia, non più possibile via Golfo: Air France ha messo un modello più grande di Boeing 777 sulla rotta per Mumbai, Air China ha fatto lo stesso sul collegamento Londra Heathrow-Pechino.
Sul fronte dei vettori che potrebbero trarre vantaggio dalla crisi, il Financial Times segnala Turkish Airlines, il cui hub di Istanbul è rimasto pienamente operativo. Paradossalmente, però, secondo Cirium è proprio Turkish il vettore che ha tagliato la maggior quantità di posti nelle ultime due settimane, con avvertimenti sull’impatto delle restrizioni al carburante sulle proprie operazioni.
La voce degli analisti“Nessuna compagnia europea manderà un aereo in Asia per assorbire la domanda dal Golfo, rischiando di rimanere bloccata lì senza carburante per tornare”, ha dichiarato al Financial Times l’analista dell’aviazione John Strickland. “Il prezzo del jet fuel è sempre stato volatile, ma non credo che nella mia carriera si sia mai posta la questione delle carenze.”
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