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Intercettazioni a strascico e controllo dei telefonini: doppio scontro tra FdI e FI

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

ROMA Non habemus pactum, anzi. Lo scontro tra Fdi e Fi non solo resta irrisolto ma addirittura raddoppia. Perché alla grana sulle intercettazioni che il presidente del Senato Ignazio La...

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ROMA Non habemus pactum, anzi. Lo scontro tra Fdi e Fi non solo resta irrisolto ma addirittura raddoppia. Perché alla grana sulle intercettazioni che il presidente del Senato Ignazio La Russa sta tentando di sminare, se ne aggiunge un'altra: il ddl Zanettin sugli smartphone, che vede ancora una volta gli azzurri versus i meloniani. Ieri c'è stato un incontro tra il viceministro e responsabile giustizia di Fi Francesco Paolo Sisto e la presidente della Commissione Antimafia in quota Fdi Chiara Colosimo per trovare una quadra, nel faticoso tentativo di incontrarsi a metà strada. Ma a nulla è valso se non a puntellare posizioni mai così distanti, di difesa granitica delle proprie posizioni. E dunque, fumata nera. Perché Fi non arretra, e men che meno pensa di farlo il partito della premier. «Al momento non c'è un punto di incontro - ammette a sera Colosimo - ma c'è la volontà di trovarlo». Ma se fosse così semplice, non staremmo ancora qui a scriverne.

Sulle intercettazioni Fdi ha infatti tirato dritto e ripresentato l'emendamento al decreto giustizia e migranti che amplia il perimetro sull'uso delle registrazioni ai reati di mafia e di terrorismo, in barba alla contrarietà degli azzurri, storicamente attestati su posizioni garantiste. Con Fdi decisa ad accogliere e portare avanti l'appello del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo: una battaglia che non può essere accantonata per le resistenze degli azzurri, il mantra che rimbalza in via della Scrofa. Eppure al mattino era stato Antonio Tajani a mettere in chiaro: «quell'emendamento non lo possiamo votare». E così oggi sarà La Russa a sminare lo scontro interno dichiarando l'inammissibilità dell'emendamento della discordia, nella serata di ieri un verdetto dato per scontato. La partita verrà così rinviata al Consiglio dei ministri del 4 agosto, con la misura sulle intercettazioni "a strascico" che troverà spazio in un decreto omnibus. Un provvedimento atteso - «e che servirà a buttare la palla in tribuna, attendendo l'autunno», la spiegano in ambienti di governo senza girarci attorno - che potrebbe risolvere anche l'altra questione che fa litigare la maggioranza, ancora una volta creando maretta tra Fdi e Fi.

Stavolta ad agitare gli animi è il ddl Zanettin su smartphone e dispositivi che non solo obbliga il pm a chiedere il via libera del gip per il sequestro del dispositivo, ma anche per selezionare, sotto il vigile controllo degli avvocati, il materiale che effettivamente può essere bloccato. Anche qui, per i reati di mafia e terrorismo, Fdi chiede di snellire le procedure (emendamento Varchi-Colosimo), prendendo per buono il solo via libera del pm per procedere. Una proposta di modifica che vede contrari gli azzurri, e che potrebbe far sì che anche stavolta il provvedimento vada in Aula senza relatore. Un chiaro segnale delle acque agitate in cui naviga la maggioranza. A renderle ancor più torbide, il braccio di ferro sulla legge elettorale che continua a registrare un muro contro muro. Oggi Tajani riunirà i senatori per fare il punto, mentre in ambienti azzurri di Palazzo Madama si fa spazio la tentazione di rimettere mano allo Stabilicum tout court, con una pioggia di emendamenti che va in direzione ostinata e contraria al timing che Giorgia Meloni ha in mente. Intanto da Arcore filtra la volontà di Marina Berlusconi di tenersi fuori dal dibattito sulla legge elettorale. Se c'è stato qualche franco tiratore dentro Fi, riporta l'Adnkronos citando fonti azzurre, non di certo è stato frutto della cosiddetta "tendenza Marina".

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