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Cronaca di un paradiso negato: il Banco di Santa Croce e i suoi custodi dimenticati

Дата публикации: 28-07-2026 12:10:00

L'ANGOLO DEI BLOGGER. Un vero e proprio miracolo geologico e biologico. Sette pinnacoli di roccia calcarea sprofondano fino a oltre 60 metri, per poi innalzarsi verso la superficie creando una spettacolare cattedrale sottomarina. La sua conservazione e fioritura non è caduta dal cielo per caso

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Ci sono luoghi, nel profondo blu del nostro mare, a cui si finisce per legare un pezzo di anima. Per me, uno di questi è indubbiamente il Banco di Santa Croce. Situato ad appena 600 metri dalla costa di Vico Equense, nel Golfo di Napoli, questo arcipelago sommerso è un vero e proprio miracolo geologico e biologico. Sette pinnacoli di roccia calcarea sprofondano fino a oltre 60 metri, per poi innalzarsi verso la superficie creando una spettacolare cattedrale sottomarina.

Frequento queste acque da oltre 25 anni e ne sono stato un testimone oculare innamorato. Ho visto questo luogo trasformarsi, crescere, riempirsi di una vita sempre più rigogliosa. Il mio legame affettivo con il Banco è tale che, attraverso l'obiettivo della mia macchina fotografica, ho cercato di raccontarne la magia al mondo intero: molti degli scatti realizzati proprio tra queste guglie hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti in concorsi internazionali, a dimostrazione di quanto questo fazzoletto di Mar Tirreno non abbia nulla da invidiare a mete esotiche ben più blasonate.

Istituita nel 1993 come Zona di Tutela Biologica (ZTB) proprio per l'incredibile concentrazione di flora e fauna, l'area è oggi una vertiginosa esplosione di biodiversità. Chi vi si immerge si ritrova a planare tra banchi di sardine fitti come nuvole, cernie maestose, tonni in caccia, spugne variopinte e fitte foreste di gorgonie. Soprattutto, il Banco è uno dei rarissimi santuari in cui si riproduce il Gattuccio maggiore (Scyliorhinus stellaris), uno squalo a rischio estinzione, tristemente inserito nella "lista rossa" della IUCN. La rarità di questo splendido animale ha dato vita al progetto di tutela "Stellaris", che monitora la zona considerandola la più importante in assoluto per la riproduzione della specie. Al gattuccio, nel tempo, si sono affiancate presenze sempre più costanti ed eleganti, come le meravigliose aquile di mare.

 Franco Tulli  Franco Tulli 

Eppure, questa incredibile fioritura non è caduta dal cielo per puro caso. È il risultato tangibile di quasi tre decenni in cui la presenza assidua, attenta e rispettosa di noi subacquei ha letteralmente salvato la secca. Noi non siamo semplici "turisti con le bombole"; siamo diventati i veri, e spesso unici, custodi del mare. Nel corso degli anni abbiamo operato fisicamente sott'acqua per liberare i fondali dalle reti abbandonate, fungendo da occhi vigili contro la pesca di frodo. In quanto ZTB, al Banco i pescatori non dovrebbero affatto operare, ma la triste realtà è che continuano a farlo, talvolta intercettati dalla Guardia Costiera, molto più spesso impuniti. La semplice e costante presenza in mare dei gommoni dei diving center è, di fatto, il miglior deterrente vivente contro il bracconaggio.

A questo si aggiunge un contributo inestimabile: in questi 25 anni i subacquei hanno attivamente supportato la scienza, collaborando in prima linea al monitoraggio dei gattucci e offrendo supporto logistico fondamentale ai ricercatori. Un ruolo riconosciuto anche dalle istituzioni accademiche. Uno studio dell'Università Federico II di Napoli, infatti, è giunto a conclusioni inequivocabili: i subacquei fanno bene all'ambiente proprio perché agiscono come sentinelle a tutela dei fondali. Un attestato scientifico che avrebbe dovuto sancire un'alleanza ferrea tra istituzioni e subacquea ecosostenibile.

Invece, il ringraziamento per aver difeso questo patrimonio è stato un accanimento burocratico durato tre lunghi anni, una sorta di "picconaggio" normativo che rischia ora di mettere in ginocchio l'intera categoria.

 Franco Tulli  Franco Tulli 

Tutto si è infiammato quando il Comune di Vico Equense, intrappolato nelle logiche di un ambientalismo palesemente strabico e di facciata, ha deciso di limitare fortemente gli accessi sbandierando il pretesto teorico della salvaguardia ambientale. Dapprima, con una mossa sbigottente, le immersioni sono state limitate esclusivamente ai weekend. Poi si è passati a un sistema di contingentamento schizofrenico: i limiti sono passati in modo del tutto arbitrario da 72 a 432 subacquei consentiti a settimana. Una fluttuazione improvvisa e vertiginosa che, nel settembre dello scorso anno, ha persino generato un'interrogazione parlamentare al Senato, in cui si chiedeva conto di tali numeri calati dall'alto.

La ciliegina su questa indigesta torta normativa è stata l'introduzione di un inaccettabile balzello economico: una tassa di 10 euro da pagare per ogni singola immersione. Si tratta di una cifra abnorme, che fa schizzare a dismisura i costi di gestione e i prezzi per gli utenti finali, e che non trova riscontro in nessuna vera Area Marina Protetta italiana. Basti guardare alle eccellenze storiche del nostro Paese: a Ustica (istituita nel 1986) o a Portofino (nata nel 1999) esistono giustamente zone a fruizione regolamentata, ma a nessuna amministrazione è mai venuto in mente di imporre divieti legati ai giorni feriali o ticket di questa gravità per un singolo tuffo. Tutto questo per un'area che, per giunta, non è nemmeno ufficialmente un'Area Marina Protetta, essendo stata inspiegabilmente esclusa dai confini del vicino Parco di Punta Campanella.

Esasperati da questa miopia istituzionale, che finisce per colpire chi il mare lo vive consapevolmente lasciando paradossalmente campo libero all'illegalità, i diving center si sono visti costretti a presentare ricorso al TAR della Campania. Le motivazioni sono cristalline: si contesta l'assenza di un reale e ponderato studio d'impatto ambientale che giustifichi restrizioni così drastiche e un rincaro simile, configurabile più come una tassa per fare cassa che come strumento di tutela.

Non si tratta solo di una sterile battaglia legale, ma di una questione di sopravvivenza per un intero ecosistema umano e sportivo. L'industria subacquea sta già attraversando una crisi profonda; i numeri dei praticanti diminuiscono ogni giorno di più, schiacciati dai costi e dalle difficoltà logistiche. Per la vastissima comunità dei subacquei del centro Italia, e in particolar modo per noi provenienti da Roma, il Banco di Santa Croce rappresenta una risorsa inestimabile: è uno dei pochissimi punti di immersione di livello assoluto raggiungibili in giornata.

 Franco Tulli  Franco Tulli 

Queste incertezze amministrative rischiano di innescare una pericolosa reazione a catena. In un'epoca in cui lo sviluppo irrefrenabile delle Intelligenze Artificiali promette di far contrarre drasticamente l'occupazione nei settori tradizionali, è proprio il turismo, quello esperienziale e legato al territorio, a poter sopperire alla perdita di posti di lavoro. Mettere in crisi i diving significa rischiare di distruggere non solo i centri immersione, ma tutto il considerevole indotto economico che essi generano per hotel, bar e ristoranti della zona.

Oggi siamo tutti col fiato sospeso, in attesa della decisione del TAR. Se dovesse rivelarsi negativa, potrebbe verosimilmente segnare un colpo durissimo per il futuro di questa attività nel Golfo. La chiusura, anche solo parziale, dei diving locali rappresenterebbe una perdita incalcolabile per tutto il mondo subacqueo. E la beffa finale sarebbe servita: a trarre vantaggio da questa politica staccata dalla realtà sarebbero esclusivamente coloro che considerano il Banco un semplice acquario in cui calare reti di frodo incuranti dei divieti. Perché se a pagare il conto della tutela ambientale dovessero essere, a torto, soltanto i subacquei, il Banco di Santa Croce si scoprirebbe improvvisamente orfano dei suoi guardiani storici, condannato a una vulnerabile e silenziosa solitudine in balia dei “soliti ignoti”.

La grotticella del Banco di S. Croce. Scatto vincitore del concorso internazionale di Galathea - Franco Tulli  La grotticella del Banco di S. Croce. Scatto vincitore del concorso internazionale di Galathea - Franco Tulli
  

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