Forza Horizon 6 è un gioco che non ha alcuna intenzione di reinventarsi, ma che sa ancora come ricordare perché milioni di persone continuino a tornare al volante. La vera domanda, semmai, è un’altra: quanto può spingersi lontano una formula quasi perfetta senza sentire il bisogno di cambiare strada? Sviluppatore / Publisher: Playground Games / Xbox Game Studios Prezzo: € 69,99 Localizzazione: Completa Multiplayer: Competitivo online PEGI: 3 Disponibile Su: PC (Steam, Xbox Store), Xbox Series X|S Data di Lancio: già disponibile Genere: Racing Ci sono giochi che ti prendono per mano e ti portano altrove. Non metaforicamente, ma davvero: schiacci il grilletto dell’acceleratore e qualcosa dentro di te si sposta. La prima volta che ho acceso Forza Horizon 6 e mi sono ritrovato a sfrecciare lungo le strade illuminate al neon della mia amata Tokyo, con i grattacieli che scorrevano ai lati come un dipinto futurista, ho avuto per un attimo quella percezione. La serie Forza Horizon ha percorso un lungo cammino. Nata come spin-off del più simulativo Forza Motorsport, si è costruita nel tempo un’identità talmente forte da oscurare il titolo principale nella mente di gran parte del pubblico. Ogni capitolo ha eletto a protagonista una regione del mondo — la Gran Bretagna, la Francia, l’Australia, gli Stati Uniti, il Messico — e ora tocca al richiestissimo Giappone, una scelta che sembrava quasi inevitabile e che Playground Games ha trasformato in qualcosa di visivamente mozzafiato e, per certi versi, sorprendentemente intimo. YŌKOSO, FORZA HORIZON 6 E. Forza Horizon 6 non è una rivoluzione, ma una sintesi raffinata di tutto ciò che la serie ha imparato in oltre un decennio. La domanda è se questa sintesi basti, nel 2026, a entusiasmare ancora. Di nuovo, dopo tante iterazioni. Una delle virtù storiche della serie Forza è la capacità di offrire un’esperienza che funzioni tanto per il neofita quanto per l’appassionato esigente. Il nuovo capitolo non fa eccezione. Al primo avvio, il gioco ti accompagna con quella delicatezza che ormai ci si aspetta dalla serie: assistenti attivi, traiettorie suggerite e una funzione Rewind che permette di tornare indietro di qualche secondo dopo un errore, quasi si avesse a disposizione il PhoneWave di Rintarou Okabe per correggere la linea temporale È possibile gareggiare senza sapere nulla di racing sim e divertirsi comunque, ma chi decide di spogliarsi di questi ausili — disattivando ABS, controllo della trazione e linea di traiettoria — e affrontare il gioco in modalità piena simulazione scopre una profondità tecnica sorprendente per un open world. E poi c’è il Giappone. Il centro di Tokyo, con le luci artificiali che si riflettono sull’asfalto bagnato nelle ore notturne, è forse il set urbano più riuscito che la serie abbia mai prodotto. Certo, la ricostruzione non è ovviamente precisa e il caos del vero incrocio di Shibuya il gioco l’ha visto da lontano col binocolo, ma nessuno si aspettava un’aderenza totale alla realtà. Al di fuori della capitale, il territorio si apre su autostrade che attraversano colline boscose e distese agricole, fino a raggiungere zone montane con strade ghiacciate che diventano un banco di prova per i riflessi. A fare da cornice ci sono paesaggi rurali che restituiscono con efficacia la poliedricità del Giappone reale, tra santuari, piccole comunità e gli immancabili elementi disseminati a bordo strada da demolire per ottenere bonus e ricompense. Il tutto sotto lo sguardo quasi paterno del Monte Fuji, presenza costante all’orizzonte e punto di riferimento visivo di gran parte dell’avventura. La varietà è notevole, con un garage in costante espansione che diventa il tramite per affrontare situazioni molto diverse tra loro, capaci di mettere alla prova e valorizzare ogni aspetto della guida: tornanti infiniti dove le derapate regnano incontrastate quasi fossimo in un episodio di Initial D, gare clandestine notturne a bordo di bolidi da sogno, con l’incubo costante del traffico contromano pronto a sbucare dalla curva successiva, e competizioni cross country, dove l’adattabilità conta più della velocità pura e la fisica della vettura esprime al meglio le proprie potenzialità. C’è un piacere tutto particolare nel domare una muscle car americana su un rettilineo ghiacciato delle Alpi giapponesi e, se c’è una cosa che Forza Horizon ha sempre fatto bene, è proprio questa: farti sentire il contatto tra gomma e asfalto. Con il sesto capitolo, Playground Games non ha reinventato la ruota — nel senso più letterale — ma ha ulteriormente affinato un modello fisico già eccellente. Il feedback dei grilletti del pad Xbox comunica con precisione il momento in cui le gomme iniziano a perdere aderenza, permettendo spesso di correggere prima ancora di vedere la sbandata sullo schermo. È un’illusione ben costruita, ma funziona. Per chi volesse un’esperienza ancora più immersiva, il gioco è chiaramente pensato per dare il meglio con volante e pedaliera: nel mio caso ho tirato fuori dalla confezione il glorioso Logitech G G29 Driving Force ed è stato davvero difficile metterlo da parte per tornare all’assetto “più professionale” della mia postazione. CHE TEMPO FA IN GIAPPONE? La struttura portante del gioco ruota attorno all’Horizon Festival, che funziona come nei primi episodi, garantendo un senso di progressione a mio avviso più soddisfacente: si sbloccano braccialetti che aprono l’accesso a eventi sempre più esclusivi, costruendo una reputazione da pilota e affrontando categorie di gara che comprendono tutti classici che amiamo come corse su strada, cross country, percorsi sterrati e una serie di prove pensate per mettere alla prova la potenza del motore e i riflessi del pilota, come salti e zone di velocità dove scatenare la mandria di cavalli imbizzarriti che scalpita sotto al cofano dei bolidi più spettacolari. Gli Showcase Event meritano un discorso a parte, perché sono da sempre uno dei marchi di fabbrica della serie e anche qui non deludono. Si va dalla folle corsa contro un mech gigante (impossibile da perdere, ma visivamente memorabile) fino a sfide speciali ambientate in contesti urbani o naturali che mettono alla prova abilità specifiche — controllo nel traffico, gestione di superfici miste, frenata di precisione — con una varietà che li distingue nettamente dalla routine delle gare standard. Accanto al Festival principale, il gioco propone “Discover Japan”, un secondo filo narrativo parallelo che intreccia la raccolta di auto, le gare touge e street, le sfide di drift, la fotografia e persino le consegne di cibo. Sì, Forza Horizon 6 vi chiede anche di sgobbare, oltre a guidare supercar bellissime: non è Crazy Taxi, intendiamoci, ma si tratta di una parentesi esilarante, con percorsi tra punto di ritiro e destinazione che incentivano l’esecuzione di manovre spettacolari per aumentare il punteggio e guadagnare crediti. Ci sono poi le gite guidate attraverso le varie regioni, accompagnate da una narrazione sulla storia e la cultura giapponese: un’idea affascinante, ma la cui esecuzione avrebbe potuto essere migliorata, puntando maggiormente sull’elemento didattico, perché quando si guida a tutta velocità il tempo per fermarsi ad apprezzare il paesaggio o assorbire i dettagli culturali è quasi nullo. Il concetto meriterebbe uno sviluppo più approfondito, e sarebbe interessante vedere Playground avvicinarsi a ciò che Ubisoft ha fatto con le Discovery Tour di Assassin’s Creed — ovviamente adattato al contesto di un gioco di guida.Da notare che i timbri ottenuti completando le attività di Discover Japan rappresentano la chiave per far comparire i fienili che nascondono i Gioielli Dimenticati, pregevoli auto abbandonate che aspettano solo di tornare in pista dopo un doveroso restauro. E, se vi sentite particolarmente generosi, potete sempre lasciare a vostra volta un’auto al loro interno: il prossimo giocatore che la troverà ve ne sarà sicuramente grato. LA GLORIOSA CULTURA AUTOMOTIVE GIAPPONESE Quasi seicento vetture al lancio. Il numero parla da solo — complice anche il contributo dei Car Pass inclusi nelle edizioni Deluxe e Premium — ma non racconta l’intera storia. La selezione copre un arco temporale enorme — dalle auto d’epoca alle hypercar contemporanee — con una particolare attenzione alle vetture giapponesi, celebrate in ogni loro forma: dalle icone del JDM anni ’90 come la Nissan Skyline GT-R e la Toyota Supra, fino alle più moderne interpretazioni del design nipponico. Il garage si riempie attraverso i giri della Ruota della Fortuna, gli acquisti con crediti in-game, i Gioielli Dimenticati e le ricompense delle attività principali. A queste si aggiungono le Auto da Collezione, autentiche bellezze lasciate a prendere polvere nei luoghi più impensati. Il gioco ne segnala la presenza attraverso una fotografia, lasciando al giocatore il compito di interpretare il paesaggio e individuarne l’esatta posizione. Una volta raggiunte possono essere guidate immediatamente, senza dover attendere alcun restauro, e rappresentano un ulteriore incentivo a esplorare gli angoli più caratteristici e nascosti della mappa. Non mancano le auto usate: bolidi venduti ai lati della strada, accessibili a un prezzo vantaggioso e spesso già elaborati dal precedente proprietario. Di contro, i crediti necessari per acquistare i modelli più carismatici sembrano purtroppo non bastare mai, ma la community ha pensato anche a questo — ci arriviamo tra poco. La personalizzazione resta al livello di eccellenza che la serie ha sempre garantito: verniciatura, livree, vinili personalizzati — scaricabili da altri appassionati o creati tramite l’apposito editor — e tuning meccanico che copre ogni aspetto della vettura. Chi preferisce fare tutto da solo ha a disposizione ogni variabile immaginabile; chi vuole accelerare il processo può scaricare setup elaborati da piloti esperti della community e partire avvantaggiato. L’editor di livree, poi, è un mondo a sé: apparentemente ostico al primo approccio, rivela con il tempo una flessibilità tale da permettere creazioni di una complessità e un’accuratezza davvero stupefacenti. Le modalità multigiocatore di Forza Horizon 6 si articolano su più livelli. Si può partecipare a eventi in Carovana con amici e illustri sconosciuti, partecipando a gare o viaggiando tutti assieme alla scoperta del Giappone. Le Horizon Play offrono modalità multiplayer dedicate — gare aperte con lobby in continua rotazione — e trovare una partita non è mai un problema, considerando il picco di oltre 300.000 giocatori contemporanei solo su Steam durante la prima settimana. Come già accadeva nei precedenti capitoli con il sistema Drivatar, anche qui i rivali artificiali replicano comportamenti reali: ci sarà sempre qualcuno che guida sporco, che usa la tua auto come paraurti nelle curve strette, che sbanda vistosamente in frenata tardiva. Non è necessariamente una critica, ma semplicemente il ritratto fedele di cosa significa condividere un tracciato con un buon numero di persone reali, o con le loro versioni simulate. Tutto bene finché non spunta fuori Bowie Knife99, un Drivatar che la community ha già elevato al rango di leggenda metropolitana: addestrato a quanto pare guardando soltanto film d’inseguimenti e demolizioni, semina tamponamenti, sportellate e crisi esistenziali tra gli ignari concorrenti. Folklore a parte, la novità più interessante sul fronte sociale riguarda i garage e le proprietà personalizzabili. I giocatori possono allestire i propri spazi espositivi per mostrare la collezione, e la possibilità di acquistare proprietà più grandi apre la strada a un editor che ha alimentato la creatività dei più intraprendenti, probabilmente toccando vette di ingegno non contemplate inizialmente dagli sviluppatori: va bene immaginare un tracciato drift allestito da un membro della community, una pista neon e acrobatica creata da un altro, ma sui social ormai spopolano quotidianamente video virali che mostrano come guadagnare crediti o punti abilità infiniti, sfruttando piste create ad hoc per massimizzare il guadagno con il minimo sforzo. CHE FACCIO, PRENOTO IL BIGLIETTO PER TOKYO? Al netto dell’imprevedibile adattabilità del genere umano, la sensazione di velocità è calibrata con cura: il paesaggio scorre intorno con una credibilità tale da rendere la corsa qualcosa di fisicamente percepibile anche da seduti sul divano. La presentazione complessiva è all’altezza della tradizione della serie, con menu puliti e navigabili e una cura grafica impressionante che, nella modalità foto, trasforma ogni scorcio della mappa in una cartolina pronta per essere immortalata, mentre l’autoradio fa gli straordinari mettendo insieme una selezione di nove stazioni radio diverse, mescolando ritorni molto amati e nuove aggiunte pensate per il contesto giapponese. Si va dall’electropop luminoso di Horizon Pulse alla cassa più club-oriented di Horizon Bass Arena, passando per hip-hop e R&B su Horizon Block Party, rock e punk su Horizon XS e la scarica di drum & bass firmata Hospital Records. Non mancano le atmosfere più morbide e cinematiche di Horizon Opus, fino alle vibrazioni synth e retrowave di Horizon Wave, perfette per chi guida di notte tra le luci al neon di un affresco City Pop. La novità più distintiva, considerata l’amientazione, è però Gacha City Radio, che porta dentro modern J-Pop, anime soundtrack ed elettronica giapponese: sfrecciare su una Honda City Turbo con l’iconico Motocompo che fa capolino dal bagagliaio sulle note di Rydeen della Yellow Magic Orchestra non si batte, punto. Forza Horizon 6 è esattamente quello che promette: un open world racing lussuoso, visivamente spettacolare, con un modello di guida tra i migliori del genere e una quantità di contenuti difficile da esaurire. Il Giappone è una location magnifica e Playground Games l’ha resa con cura e rispetto. Allo stesso tempo, non si può fare a meno di notare che il sesto capitolo cammina senza scossoni su un percorso già tracciato. Non rompe gli schemi, non sorprende, non ridefinisce cosa può essere un gioco di guida open world. Per chi è alla ricerca di innovazione radicale, potrebbe sembrare che la formula si stia cristallizzando. Per tutti gli altri — i fan di lunga data, i nuovi arrivati, chi vuole passare ore piacevoli al volante senza stress — è un titolo difficile da ignorare. Del resto, dal giorno dell’uscita è diventato la mia personalissima comfort zone: il posto in cui torno quando voglio semplicemente guidare, senza l’urgenza di dover recensire qualcos’altro. Se Forza Horizon 5 è ancora nella vostra libreria e non lo avete consumato fino all’ultima gara, forse vale la pena aspettare un calo di prezzo. Se invece siete pronti a un nuovo viaggio, i tornanti notturni di Tokyo vi aspettano — e portano con loro quella sensazione rara in cui un videogioco smette di essere un videogioco e diventa, per qualche istante, qualcosa di più reale. In Breve: Forza Horizon 6 è un gioco fatto benissimo da uno studio che conosce perfettamente il suo mestiere: il Giappone funziona come ambientazione, la fisica di guida è ancora la migliore del genere in un contesto open world, e ci sono abbastanza contenuti per tenermi occupato fino al prossimo capitolo. Eppure c’è un “però” che galleggia sopra tutta l’esperienza. La serie Horizon ha ormai una formula così consolidata che le sue iterazioni rischiano di diventare indistinguibili tra loro nella memoria. Tra qualche anno, ricorderò le notti a Tokyo, il mech gigante, la prima volta che ho perso il controllo su ghiaccio in quei paesaggi da cartolina? O ricorderò solo “il capitolo giapponese” come un titolo generico in una sequenza di giochi tutti un po’ uguali? È una domanda che ogni fan della serie dovrebbe porsi onestamente. Non per sminuire quello che Playground ha costruito — è molto, e fatto bene — ma per capire cosa ci aspettiamo da un franchise che ha ancora tutto il potenziale per sorprendere, e che qui sceglie deliberatamente di non farlo. Piattaforma di Prova: PC Configurazione utilizzata: Ryzen 7 5800X, RTX 4070 12Gb, RAM 32Gb 3600Mhz, SSD Com’è, Come Gira: Con la configurazione in oggetto ho potuto giocare a Forza Horizon 6 con risultati decisamente convincenti. Il benchmark integrato ha classificato il sistema nella fascia “Estrema”, un risultato che testimonia non solo l’elevata scalabilità del motore grafico, ma anche l’ottimo stato di ottimizzazione del titolo fin dal lancio, una qualità sempre più rara nel panorama videoludico contemporaneo. Giocando in 4K, con il supporto di Nvidia DLSS e dei driver più recenti — che il gioco stesso consiglia di installare qualora non siano presenti — ho registrato un framerate generalmente superiore ai 100 fps, mantenendo un’eccellente qualità visiva e una notevole fluidità anche nelle aree più dense e scenografiche della mappa. Nel corso delle prove non ho riscontrato criticità significative sul fronte delle prestazioni, segno di un comparto tecnico maturo e ben bilanciato nella gestione del carico tra CPU e GPU.
Forza Horizon 6 è un gioco che non ha alcuna intenzione di reinventarsi, ma che sa ancora come ricordare perché milioni di persone continuino a tornare al volante. La vera domanda, semmai, è un’altra: quanto può spingersi lontano una formula quasi perfetta senza sentire il bisogno di cambiare strada?
Sviluppatore / Publisher: Playground Games / Xbox Game Studios Prezzo: € 69,99 Localizzazione: Completa Multiplayer: Competitivo online PEGI: 3 Disponibile Su: PC (Steam, Xbox Store), Xbox Series X|S Data di Lancio: già disponibile Genere: Racing
Ci sono giochi che ti prendono per mano e ti portano altrove. Non metaforicamente, ma davvero: schiacci il grilletto dell’acceleratore e qualcosa dentro di te si sposta. La prima volta che ho acceso Forza Horizon 6 e mi sono ritrovato a sfrecciare lungo le strade illuminate al neon della mia amata Tokyo, con i grattacieli che scorrevano ai lati come un dipinto futurista, ho avuto per un attimo quella percezione.
La serie Forza Horizon ha percorso un lungo cammino. Nata come spin-off del più simulativo Forza Motorsport, si è costruita nel tempo un’identità talmente forte da oscurare il titolo principale nella mente di gran parte del pubblico. Ogni capitolo ha eletto a protagonista una regione del mondo — la Gran Bretagna, la Francia, l’Australia, gli Stati Uniti, il Messico — e ora tocca al richiestissimo Giappone, una scelta che sembrava quasi inevitabile e che Playground Games ha trasformato in qualcosa di visivamente mozzafiato e, per certi versi, sorprendentemente intimo.
YŌKOSO, FORZA HORIZON 6 E.Forza Horizon 6 non è una rivoluzione, ma una sintesi raffinata di tutto ciò che la serie ha imparato in oltre un decennio. La domanda è se questa sintesi basti, nel 2026, a entusiasmare ancora. Di nuovo, dopo tante iterazioni. Una delle virtù storiche della serie Forza è la capacità di offrire un’esperienza che funzioni tanto per il neofita quanto per l’appassionato esigente. Il nuovo capitolo non fa eccezione. Al primo avvio, il gioco ti accompagna con quella delicatezza che ormai ci si aspetta dalla serie: assistenti attivi, traiettorie suggerite e una funzione Rewind che permette di tornare indietro di qualche secondo dopo un errore, quasi si avesse a disposizione il PhoneWave di Rintarou Okabe per correggere la linea temporale È possibile gareggiare senza sapere nulla di racing sim e divertirsi comunque, ma chi decide di spogliarsi di questi ausili — disattivando ABS, controllo della trazione e linea di traiettoria — e affrontare il gioco in modalità piena simulazione scopre una profondità tecnica sorprendente per un open world. E poi c’è il Giappone. Il centro di Tokyo, con le luci artificiali che si riflettono sull’asfalto bagnato nelle ore notturne, è forse il set urbano più riuscito che la serie abbia mai prodotto.
Forza Horizon 6 non è una rivoluzione, ma una sintesi raffinata di tutto ciò che la serie ha imparato in oltre un decennio
Certo, la ricostruzione non è ovviamente precisa e il caos del vero incrocio di Shibuya il gioco l’ha visto da lontano col binocolo, ma nessuno si aspettava un’aderenza totale alla realtà. Al di fuori della capitale, il territorio si apre su autostrade che attraversano colline boscose e distese agricole, fino a raggiungere zone montane con strade ghiacciate che diventano un banco di prova per i riflessi. A fare da cornice ci sono paesaggi rurali che restituiscono con efficacia la poliedricità del Giappone reale, tra santuari, piccole comunità e gli immancabili elementi disseminati a bordo strada da demolire per ottenere bonus e ricompense. Il tutto sotto lo sguardo quasi paterno del Monte Fuji, presenza costante all’orizzonte e punto di riferimento visivo di gran parte dell’avventura. La varietà è notevole, con un garage in costante espansione che diventa il tramite per affrontare situazioni molto diverse tra loro, capaci di mettere alla prova e valorizzare ogni aspetto della guida: tornanti infiniti dove le derapate regnano incontrastate quasi fossimo in un episodio di Initial D, gare clandestine notturne a bordo di bolidi da sogno, con l’incubo costante del traffico contromano pronto a sbucare dalla curva successiva, e competizioni cross country, dove l’adattabilità conta più della velocità pura e la fisica della vettura esprime al meglio le proprie potenzialità.
Tra i container del molo: percorsi che si creano all’improvviso, curve a gomito e salti altissimi. Non ci si annoia mai, in Forza Horizon 6.
C’è un piacere tutto particolare nel domare una muscle car americana su un rettilineo ghiacciato delle Alpi giapponesi e, se c’è una cosa che Forza Horizon ha sempre fatto bene, è proprio questa: farti sentire il contatto tra gomma e asfalto. Con il sesto capitolo, Playground Games non ha reinventato la ruota — nel senso più letterale — ma ha ulteriormente affinato un modello fisico già eccellente. Il feedback dei grilletti del pad Xbox comunica con precisione il momento in cui le gomme iniziano a perdere aderenza, permettendo spesso di correggere prima ancora di vedere la sbandata sullo schermo. È un’illusione ben costruita, ma funziona. Per chi volesse un’esperienza ancora più immersiva, il gioco è chiaramente pensato per dare il meglio con volante e pedaliera: nel mio caso ho tirato fuori dalla confezione il glorioso Logitech G G29 Driving Force ed è stato davvero difficile metterlo da parte per tornare all’assetto “più professionale” della mia postazione.
CHE TEMPO FA IN GIAPPONE?La struttura portante del gioco ruota attorno all’Horizon Festival, che funziona come nei primi episodi, garantendo un senso di progressione a mio avviso più soddisfacente: si sbloccano braccialetti che aprono l’accesso a eventi sempre più esclusivi, costruendo una reputazione da pilota e affrontando categorie di gara che comprendono tutti classici che amiamo come corse su strada, cross country, percorsi sterrati e una serie di prove pensate per mettere alla prova la potenza del motore e i riflessi del pilota, come salti e zone di velocità dove scatenare la mandria di cavalli imbizzarriti che scalpita sotto al cofano dei bolidi più spettacolari.
Gli Showcase Event meritano un discorso a parte, perché sono da sempre uno dei marchi di fabbrica della serie e anche qui non deludono. Si va dalla folle corsa contro un mech gigante (impossibile da perdere, ma visivamente memorabile) fino a sfide speciali ambientate in contesti urbani o naturali che mettono alla prova abilità specifiche — controllo nel traffico, gestione di superfici miste, frenata di precisione — con una varietà che li distingue nettamente dalla routine delle gare standard. Accanto al Festival principale, il gioco propone “Discover Japan”, un secondo filo narrativo parallelo che intreccia la raccolta di auto, le gare touge e street, le sfide di drift, la fotografia e persino le consegne di cibo. Sì, Forza Horizon 6 vi chiede anche di sgobbare, oltre a guidare supercar bellissime: non è Crazy Taxi, intendiamoci, ma si tratta di una parentesi esilarante, con percorsi tra punto di ritiro e destinazione che incentivano l’esecuzione di manovre spettacolari per aumentare il punteggio e guadagnare crediti.
Il centro di Tokyo è forse il set urbano più riuscito che la serie abbia mai prodotto
Ci sono poi le gite guidate attraverso le varie regioni, accompagnate da una narrazione sulla storia e la cultura giapponese: un’idea affascinante, ma la cui esecuzione avrebbe potuto essere migliorata, puntando maggiormente sull’elemento didattico, perché quando si guida a tutta velocità il tempo per fermarsi ad apprezzare il paesaggio o assorbire i dettagli culturali è quasi nullo. Il concetto meriterebbe uno sviluppo più approfondito, e sarebbe interessante vedere Playground avvicinarsi a ciò che Ubisoft ha fatto con le Discovery Tour di Assassin’s Creed — ovviamente adattato al contesto di un gioco di guida.Da notare che i timbri ottenuti completando le attività di Discover Japan rappresentano la chiave per far comparire i fienili che nascondono i Gioielli Dimenticati, pregevoli auto abbandonate che aspettano solo di tornare in pista dopo un doveroso restauro. E, se vi sentite particolarmente generosi, potete sempre lasciare a vostra volta un’auto al loro interno: il prossimo giocatore che la troverà ve ne sarà sicuramente grato.
LA GLORIOSA CULTURA AUTOMOTIVE GIAPPONESEQuasi seicento vetture al lancio. Il numero parla da solo — complice anche il contributo dei Car Pass inclusi nelle edizioni Deluxe e Premium — ma non racconta l’intera storia. La selezione copre un arco temporale enorme — dalle auto d’epoca alle hypercar contemporanee — con una particolare attenzione alle vetture giapponesi, celebrate in ogni loro forma: dalle icone del JDM anni ’90 come la Nissan Skyline GT-R e la Toyota Supra, fino alle più moderne interpretazioni del design nipponico. Il garage si riempie attraverso i giri della Ruota della Fortuna, gli acquisti con crediti in-game, i Gioielli Dimenticati e le ricompense delle attività principali. A queste si aggiungono le Auto da Collezione, autentiche bellezze lasciate a prendere polvere nei luoghi più impensati. Il gioco ne segnala la presenza attraverso una fotografia, lasciando al giocatore il compito di interpretare il paesaggio e individuarne l’esatta posizione. Una volta raggiunte possono essere guidate immediatamente, senza dover attendere alcun restauro, e rappresentano un ulteriore incentivo a esplorare gli angoli più caratteristici e nascosti della mappa. Non mancano le auto usate: bolidi venduti ai lati della strada, accessibili a un prezzo vantaggioso e spesso già elaborati dal precedente proprietario. Di contro, i crediti necessari per acquistare i modelli più carismatici sembrano purtroppo non bastare mai, ma la community ha pensato anche a questo — ci arriviamo tra poco.
La selezione copre un arco temporale enorme con una particolare attenzione alle vetture giapponesi, celebrate in ogni loro forma
La personalizzazione resta al livello di eccellenza che la serie ha sempre garantito: verniciatura, livree, vinili personalizzati — scaricabili da altri appassionati o creati tramite l’apposito editor — e tuning meccanico che copre ogni aspetto della vettura. Chi preferisce fare tutto da solo ha a disposizione ogni variabile immaginabile; chi vuole accelerare il processo può scaricare setup elaborati da piloti esperti della community e partire avvantaggiato. L’editor di livree, poi, è un mondo a sé: apparentemente ostico al primo approccio, rivela con il tempo una flessibilità tale da permettere creazioni di una complessità e un’accuratezza davvero stupefacenti. Le modalità multigiocatore di Forza Horizon 6 si articolano su più livelli. Si può partecipare a eventi in Carovana con amici e illustri sconosciuti, partecipando a gare o viaggiando tutti assieme alla scoperta del Giappone. Le Horizon Play offrono modalità multiplayer dedicate — gare aperte con lobby in continua rotazione — e trovare una partita non è mai un problema, considerando il picco di oltre 300.000 giocatori contemporanei solo su Steam durante la prima settimana. Come già accadeva nei precedenti capitoli con il sistema Drivatar, anche qui i rivali artificiali replicano comportamenti reali: ci sarà sempre qualcuno che guida sporco, che usa la tua auto come paraurti nelle curve strette, che sbanda vistosamente in frenata tardiva.
Non è necessariamente una critica, ma semplicemente il ritratto fedele di cosa significa condividere un tracciato con un buon numero di persone reali, o con le loro versioni simulate. Tutto bene finché non spunta fuori Bowie Knife99, un Drivatar che la community ha già elevato al rango di leggenda metropolitana: addestrato a quanto pare guardando soltanto film d’inseguimenti e demolizioni, semina tamponamenti, sportellate e crisi esistenziali tra gli ignari concorrenti. Folklore a parte, la novità più interessante sul fronte sociale riguarda i garage e le proprietà personalizzabili. I giocatori possono allestire i propri spazi espositivi per mostrare la collezione, e la possibilità di acquistare proprietà più grandi apre la strada a un editor che ha alimentato la creatività dei più intraprendenti, probabilmente toccando vette di ingegno non contemplate inizialmente dagli sviluppatori: va bene immaginare un tracciato drift allestito da un membro della community, una pista neon e acrobatica creata da un altro, ma sui social ormai spopolano quotidianamente video virali che mostrano come guadagnare crediti o punti abilità infiniti, sfruttando piste create ad hoc per massimizzare il guadagno con il minimo sforzo.
CHE FACCIO, PRENOTO IL BIGLIETTO PER TOKYO?Una cura grafica impressionante che, nella modalità foto, trasforma ogni scorcio della mappa in una cartolina pronta per essere immortalata
Al netto dell’imprevedibile adattabilità del genere umano, la sensazione di velocità è calibrata con cura: il paesaggio scorre intorno con una credibilità tale da rendere la corsa qualcosa di fisicamente percepibile anche da seduti sul divano. La presentazione complessiva è all’altezza della tradizione della serie, con menu puliti e navigabili e una cura grafica impressionante che, nella modalità foto, trasforma ogni scorcio della mappa in una cartolina pronta per essere immortalata, mentre l’autoradio fa gli straordinari mettendo insieme una selezione di nove stazioni radio diverse, mescolando ritorni molto amati e nuove aggiunte pensate per il contesto giapponese. Si va dall’electropop luminoso di Horizon Pulse alla cassa più club-oriented di Horizon Bass Arena, passando per hip-hop e R&B su Horizon Block Party, rock e punk su Horizon XS e la scarica di drum & bass firmata Hospital Records.
La modalità foto regala inquadrature drammatiche mentre cerchiamo di mantenere la prima posizione sulla neve.
Non mancano le atmosfere più morbide e cinematiche di Horizon Opus, fino alle vibrazioni synth e retrowave di Horizon Wave, perfette per chi guida di notte tra le luci al neon di un affresco City Pop. La novità più distintiva, considerata l’amientazione, è però Gacha City Radio, che porta dentro modern J-Pop, anime soundtrack ed elettronica giapponese: sfrecciare su una Honda City Turbo con l’iconico Motocompo che fa capolino dal bagagliaio sulle note di Rydeen della Yellow Magic Orchestra non si batte, punto. Forza Horizon 6 è esattamente quello che promette: un open world racing lussuoso, visivamente spettacolare, con un modello di guida tra i migliori del genere e una quantità di contenuti difficile da esaurire. Il Giappone è una location magnifica e Playground Games l’ha resa con cura e rispetto. Allo stesso tempo, non si può fare a meno di notare che il sesto capitolo cammina senza scossoni su un percorso già tracciato. Non rompe gli schemi, non sorprende, non ridefinisce cosa può essere un gioco di guida open world. Per chi è alla ricerca di innovazione radicale, potrebbe sembrare che la formula si stia cristallizzando.
Per tutti gli altri — i fan di lunga data, i nuovi arrivati, chi vuole passare ore piacevoli al volante senza stress — è un titolo difficile da ignorare. Del resto, dal giorno dell’uscita è diventato la mia personalissima comfort zone: il posto in cui torno quando voglio semplicemente guidare, senza l’urgenza di dover recensire qualcos’altro. Se Forza Horizon 5 è ancora nella vostra libreria e non lo avete consumato fino all’ultima gara, forse vale la pena aspettare un calo di prezzo. Se invece siete pronti a un nuovo viaggio, i tornanti notturni di Tokyo vi aspettano — e portano con loro quella sensazione rara in cui un videogioco smette di essere un videogioco e diventa, per qualche istante, qualcosa di più reale.
In Breve: Forza Horizon 6 è un gioco fatto benissimo da uno studio che conosce perfettamente il suo mestiere: il Giappone funziona come ambientazione, la fisica di guida è ancora la migliore del genere in un contesto open world, e ci sono abbastanza contenuti per tenermi occupato fino al prossimo capitolo. Eppure c’è un “però” che galleggia sopra tutta l’esperienza. La serie Horizon ha ormai una formula così consolidata che le sue iterazioni rischiano di diventare indistinguibili tra loro nella memoria. Tra qualche anno, ricorderò le notti a Tokyo, il mech gigante, la prima volta che ho perso il controllo su ghiaccio in quei paesaggi da cartolina? O ricorderò solo “il capitolo giapponese” come un titolo generico in una sequenza di giochi tutti un po’ uguali? È una domanda che ogni fan della serie dovrebbe porsi onestamente. Non per sminuire quello che Playground ha costruito — è molto, e fatto bene — ma per capire cosa ci aspettiamo da un franchise che ha ancora tutto il potenziale per sorprendere, e che qui sceglie deliberatamente di non farlo.
Piattaforma di Prova: PC
Configurazione utilizzata: Ryzen 7 5800X, RTX 4070 12Gb, RAM 32Gb 3600Mhz, SSD
Com’è, Come Gira: Con la configurazione in oggetto ho potuto giocare a Forza Horizon 6 con risultati decisamente convincenti. Il benchmark integrato ha classificato il sistema nella fascia “Estrema”, un risultato che testimonia non solo l’elevata scalabilità del motore grafico, ma anche l’ottimo stato di ottimizzazione del titolo fin dal lancio, una qualità sempre più rara nel panorama videoludico contemporaneo. Giocando in 4K, con il supporto di Nvidia DLSS e dei driver più recenti — che il gioco stesso consiglia di installare qualora non siano presenti — ho registrato un framerate generalmente superiore ai 100 fps, mantenendo un’eccellente qualità visiva e una notevole fluidità anche nelle aree più dense e scenografiche della mappa. Nel corso delle prove non ho riscontrato criticità significative sul fronte delle prestazioni, segno di un comparto tecnico maturo e ben bilanciato nella gestione del carico tra CPU e GPU.
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