Sono le sei di mattina di un giorno dell'agosto del 2018. Siamo a Milo, in Sicilia. Angelo Iuppa, ingegnere e produttore vinicolo di (allora) 67 anni, aspetta che il caffè sia pronto....
Sono le sei di mattina di un giorno dell'agosto del 2018. Siamo a Milo, in Sicilia. Angelo Iuppa, ingegnere e produttore vinicolo di (allora) 67 anni, aspetta che il caffè sia pronto. Ammazza il tempo guardando il cellulare. Una notifica sullo schermo lo avvisa che i risultati del test del Dna sono pronti. Solo qualche mese prima ha inviato i suoi tamponi a MyHeritage, una piattaforma che permette di ricostruire la propria genealogia. «L’ho fatto per curiosità - racconta - perché sono biondo con gli occhi azzurri, una rarità in Sicilia. Volevo capire se quel dirmi che avevo origini normanne, una cosa che si ripeteva scherzando in famiglia, potesse essere vera».
Leggendo i dati, però, tra le corrispondenze genetiche compare il volto di uno sconosciuto del Connecticut. Accanto, la parola fratellastro. «Ho subito pensato avessero sbagliato. Ma poi sono ritornato sui miei passi: come può un test del Dna fallire? La scienza è precisa». È così che quel giorno, dopo oltre sessant'anni, Angelo scopre di avere un fratello in America di cui non aveva mai sospettato l'esistenza.
Chi è Carlo ArcoDavanti a quel risultato Angelo non perde tempo. Avvisa i suoi quattro fratelli e decide di inviare subito un messaggio a quel contatto oltreoceano. Dagli Stati Uniti risponde Carlo Arco. «Mi racconta di essere nato a Torino nel 1952 e di non aver mai conosciuto la sua famiglia biologica.
Spiega di essere cresciuto in un orfanotrofio fino all'età di cinque anni, quando nel 1958 era stato fatto salire da solo su un aereo per l'America». Carlo era stato adottato da una famiglia del Connecticut dietro una "donazione" di 10mila dollari alla struttura religiosa. «Per tutta la vita ha vissuto con il peso psicologico di essere stato rifiutato. Ha provato più volte a fare delle ricerche, ma vivendo in America non era mai riuscito a trovare niente».
Il primo documentoÈ a questo punto che Angelo decide di assumersi una vera e propria missione morale, trasformandosi in un investigatore per ricostruire la storia del suo fratellastro e, inevitabilmente, un pezzo "segreto" della propria famiglia. «Io sono un curioso di natura, quindi mi sono messo a studiare il funzionamento del Dna e ho inserito i dati sui vari database mondiali». Inizia così una lunga e paziente ricerca tra archivi, faldoni e parrocchie torinesi che lo impegna per più di due anni.
La prima svolta arriva con il ritrovamento dell'atto di battesimo di Carlo in una chiesetta di Torino. Un foglio che parla di una nascita clandestina: «Il piccolo era stato battezzato in segreto alle 6.15 del mattino del giorno successivo al parto, alla sola presenza del prete, del richiedente e di una madrina. Dopo un po’ di tempo e qualche via sbagliata, ho scoperto che quella madrina era la nonna di Carlo».
La storia di papà PippoGrazie a questo documento, i pezzi del puzzle iniziano a incastrarsi. All'orfanotrofio il bambino era stato registrato come Giancarlo Lavi. «Un nome inventato», spiega Angelo. «A quel tempo le strutture assegnavano nomi casuali presi da un elenco del Ministero dell'Interno per evitare stigmi sociali e nomi offensivi».
La madre biologica, invece, si chiamava Filomena Cariello. La donna era rimasta incinta dopo una relazione estiva nel 1951, sulle Dolomiti, con Pippo Iuppa. Ovvero, il padre di Angelo e, prima, anche di Carlo. «Papà era un ex ufficiale degli Alpini e partigiano che ogni anno tornava in vacanza in montagna. Del tutto ignaro, penso, della gravidanza, era poi rientrato in Sicilia. Filomena, invece, vittima della rigida morale degli anni Cinquanta e dello stigma delle ragazze madri, era stata costretta ad abbandonare il neonato a Torino».
Il destino riserva un ultimo paradosso. Anni dopo, Filomena si era trasferita proprio in Sicilia, morendo e venendo sepolta a Siracusa, a breve distanza dalla casa di Angelo e dell’ex amante di gioventù, Pippo. Angelo è riuscito a trovare la sua tomba e a mandare la foto della donna a Carlo: «Così ha visto per la prima volta il volto di sua madre. È stato un momento di grande tenerezza. In tutta la sua vita ha cercato la mamma».
«A mio fratello Carlo»Mentre l'indagine svela il passato, tra i due fratelli nasce un legame profondo fatte di messaggi e videochiamate. Nel 2019 Angelo e suo figlio Marco volano nel Connecticut per il primo abbraccio. Il primo di due viaggi - il secondo nel 2022 - per tentare di recuperare gli anni perduti. Ma il tempo è purtroppo breve.
Colpito da gravi problemi di salute e da un ictus, Carlo muore nel novembre del 2023. Ma prima, in fin di vita, al telefono riconosce un'ultima volta la voce di Angelo e, superando il blocco della parola causato dall'ictus, pronuncia le sue ultime parole: «Ti amo, fratello mio».
Oggi questa storia è anche un libro, Lavi - Figlio di nessuno, che Angelo ha tradotto anche in inglese. E nella sua cantina sull'Etna, un vino porta il nome del fratello ritrovato. «Tutti i miei vini hanno il nome di un componente della mia famiglia. "Lavi" è dedicato a lui. Sull’etichetta, in fondo, c’è scritto: "To my brother Carlo", a mio fratello Carlo».