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La finanza per l’innovazione e l’Ai come leve per lo sviluppo

Дата публикации: 03-07-2026 10:30:11

Governare la transizione

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Governare la transizione

Il Governatore della Banca d’Italia mette a fuoco le strategie per abbracciare i grandi cambiamenti e rilanciare la produttività del nostro Paese

di Fabio Panetta

3 luglio 2026

Adobe Stock

L’intelligenza artificiale non è più una prospettiva lontana. È già entrata nei processi produttivi, nei servizi, nella ricerca, nella vita quotidiana. E avanza a una velocità che impone a imprese, istituzioni e sistema finanziario di agire con altrettanta rapidità.

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Basti pensare a due sviluppi recenti: la diffusione di nuovi modelli progettati per i cosiddetti «agenti di intelligenza artificiale», capaci di svolgere compiti complessi con un elevato grado di autonomia, anche collaborando tra loro e con le persone; e l’arrivo sul mercato di dispositivi portatili dotati di una capacità di calcolo che fino a qualche anno fa richiedeva infrastrutture specializzate.

Sono progressi che possono ampliare in modo significativo le possibilità di utilizzo dell’AI da parte delle imprese, riducendo costi, tempi e barriere all’adozione.

Nelle mie ultime Considerazioni finali ho ricordato che una diffusione ampia e tempestiva dell’Ai può contribuire in modo significativo al rilancio della produttività nel nostro paese.

È un’opportunità rilevante, soprattutto per un’economia come quella italiana, ricca di competenze industriali, specializzazioni produttive e dati generati ogni giorno dalle imprese.

I benefici possono essere particolarmente importanti nella manifattura. L’intelligenza artificiale può aiutare a prevenire guasti, ridurre sprechi, ottimizzare l’uso di energia e materiali, accelerare la progettazione, migliorare la qualità dei prodotti. Può trasformare i dati accumulati nei processi produttivi in conoscenza, innovazione, efficienza.

Ma l’impatto andrà ben oltre questi aspetti. Nel campo della medicina, ad esempio, l’Ai può rendere più rapide e accurate le diagnosi, migliorare i percorsi di cura, accelerare la ricerca di nuovi farmaci e terapie; un ambito in cui il progresso tecnologico può tradursi direttamente in benessere per le persone.

Più in generale, essa inciderà sull’organizzazione del lavoro, sulla formazione, sul modo stesso in cui prendiamo decisioni.

Come in ogni grande trasformazione tecnologica, alcune attività cambieranno profondamente, altre nasceranno. La differenza rispetto al passato è la velocità del cambiamento. Per questo la transizione va preparata e governata: occorre investire nelle competenze, accompagnare i lavoratori più esposti, evitare che i benefici si concentrino in poche imprese, in pochi settori o in pochi territori.

È necessario agire con decisione affinché il progresso tecnologico si traduca in progresso umano. È questo il senso dei richiami di Papa Leone e del Presidente Mattarella: l’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona, della dignità del lavoro, della responsabilità e della libertà. Solo così il cambiamento potrà essere percepito come un’opportunità, non come una minaccia da cui difendersi.

Questa trasformazione richiederà alle imprese investimenti ingenti, diversi per natura da quelli tradizionali. Molti saranno immateriali: ricerca, software, dati, competenze, organizzazione. Sono investimenti difficili da valutare dall’esterno, spesso rischiosi, con ritorni incerti e lontani nel tempo.

Qui entra in gioco il sistema finanziario. Perché senza una finanza adeguata, l’innovazione resta un’idea; con finanza paziente, capitale di rischio e mercati più profondi, può diventare crescita, occupazione, competitività.

L’Italia e l’Europa non partono da zero. Hanno risparmio, ricerca, imprese, competenze. Ma troppo spesso queste risorse non si combinano nella scala necessaria per sostenere i progetti più ambiziosi. Dobbiamo rafforzare la capacità di mobilitare capitali verso le imprese che innovano, crescono e trasformano la ricerca in applicazioni concrete.

È questa la sfida che discuteremo oggi: fare in modo che l’intelligenza artificiale non resti confinata alla frontiera tecnologica, ma diventi una leva diffusa di sviluppo; e costruire le condizioni finanziarie perché questa trasformazione possa avvenire in Italia e in Europa.

Pubblichiamo l’intervento introduttivo del Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta alla Conferenza organizzata dalla Banca d’Italia e dalla Banca europea per gli investimenti

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