Lezione di calcio ai fischiatissimi rossoneri che steccano il debutto in EuroLeague per le cervellotiche scelte del loro allenatore. Come contro la Lazio sbaglia la formazione, lascia inizialmente fuori Rabiot, Modric, Moreira, Pulisic, Gila e schiera una squadra senza capo né coda

Lezione di calcio ai fischiatissimi rossoneri che steccano il debutto in EuroLeague per le cervellotiche scelte del loro allenatore. Come contro la Lazio sbaglia la formazione, lascia inizialmente fuori Rabiot, Modric, Moreira, Pulisic, Gila e schiera una squadra senza capo né coda
Milan Tutte le notizie sulla squadra
Male, malissimo il primo Milan in Europa League, battuto a San Siro da un grande Benfica, ottima squadra, tatticamente bene organizzata con individualità di spicco come Lukebakio e Kaminski, per non dire dell'onnipresente Palinha e di Trubin, El Karouani, Araujo e Circati, coprotagonisti del primo successo delle Aquile al Meazza. In casa del Diavolo, il vero disastro è stato Amorim. Come già contro la Lazio, l'allenatore ha sbagliato ancora la formazione iniziale. E sì che la brillante ripresa romana doveva indurlo a confermare lo schieramento che aveva fruttato la rimonta con i biancocelesti. Macché. Prima della partita, il successore di Allegri aveva affermato: "Non ho calciatori per il mio sistema di gioco? Sì, in parte è vero. Però, se devo fallire, è meglio che fallisca alla grande". Attento, Ruben, perché il crinale è già scivoloso e i fischi dei tifosi, all'intervallo e alla fine, segnalano quanto la loro pazienza non sia illimitata. La domanda è: ma come si fa, come si può rinunciare deliberatamente, subito e in un colpo solo a Rabiot, Modric, il Moreira di Roma, Pulisc e Gila? Dicono che Modric non sia adatto al fantomatico gioco di Amorim. Probabilmente, è Amorim inadatto a come sa giocare Modric. Senza la luce del fuoriclasse, contro il Benfica è stato buio pesto. Mai un'idea, mai un'iniziativa che smuovesse l'apatia di un gruppo raffazzonato. Senz'anima, senza spirito, senza verve. Ramos, ahilui, è scomparso, non essendo mai stato servito degnamente, essendo stato costretto a rinculare a centrocampo alla vana ricerca di palloni giocabili. Chukwueze è rimasto isolato, Musah e Hutchinson hanno giochicchiato, De Winter si è mangiato il gol che, forse, avrebbe potuto riaprire la partita. Forse. Insomma, tutto il contrario dello splendido Benfica di Marco Silva, all'ottava vittoria di fila tra campionato e coppa (27 gol segnati, 4 subiti), gioco corto, fasce presidiate in lungo e in largo, verticalizzazioni e pure il palo di Sudakov per sovrammercato. Il Milan non segna nel primo tempo da cinque partite consecutive e stavolta è rimasto a secco pure nella ripresa. Non si capisce che cosa abbia in testa Amorim, come dimostrano i suoi continui cambi di formazione. Mistero diabolico: trattandosi soltanto della quinta partita in 24 giorni, che bisogno c'era di cambiare cinque undicesimi di formazione quattro giorni dopo il 2-2 con la Lazio? L'anagramma di Amorim è moriam. Non sia mai che il sogno europeo del Milan trapassi in un incubo.