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Laureati all’estero, stipendi più alti del 60% rispetto a chi resta in Italia: i dati

Дата публикации: 14-06-2026 12:17:26

L'ultimo Rapporto AlmaLaurea evidenzia un forte divario retributivo tra chi costruisce la propria carriera fuori dall'Italia e chi entra nel mercato del lavoro nazionale. Le lauree più richieste dal mercato

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I laureati italiani che scelgono di lavorare all’estero continuano a guadagnare molto più dei colleghi che rimangono nel nostro Paese. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei freschi ex universitari.

I dati dipingono uno scenario da impietoso confronto: a cinque anni dal conseguimento del titolo, le retribuzioni nette percepite fuori dai confini nazionali risultano superiori di quasi il 60% rispetto a quelle dei laureati occupati sul mercato del lavoro nostrano. È uno degli aspetti dell’annosa questione della “fuga dei cervelli”, un fenomeno che continua a interessare migliaia di giovani qualificati.

Quanto guadagnano i laureati all’estero rispetto all’Italia

Le informazioni raccolte evidenziano il consueto paradosso. Se da un lato il tasso di occupazione dei laureati italiani è in crescita, dall’altro il divario salariale con l’estero resta uno dei principali fattori che spingono molti professionisti a cercare opportunità oltre confine.

I numeri del Rapporto AlmaLaurea mostrano una differenza particolarmente marcata dopo alcuni anni di esperienza lavorativa. A cinque anni dalla corona d’alloro, chi lavora all’estero percepisce in media una retribuzione netta mensile vicina ai 2.941 euro. Per chi resta in Italia lo stipendio medio si ferma invice intorno a 1.840 euro. La differenza supera dunque il 59%, confermando un divario che negli ultimi anni non si è ridotto in modo significativo.

Anche a un anno dal conseguimento del titolo emergono differenze rilevanti. I laureati occupati fuori dall’Italia ottengono fin dai primi mesi retribuzioni sensibilmente superiori rispetto ai colleghi che inaugurano la propria carriera in ambito nazionale.

Perché molti giovani laureati scelgono di trasferirsi

Il tema salariale non è l’unica motivazione che spinge un giovane a trasferirsi all’estero, ma rappresenta certamente una delle più importanti. Secondo il rapporto, i neolaureati manifestano una crescente attenzione alla qualità del lavoro e alle prospettive di carriera. Sempre meno persone sono cioè disposte ad accettare occupazioni sottopagate o poco coerenti con il proprio percorso di studi.

AlmaLaurea sottolinea come quasi sette laureati su dieci dichiarino di non essere disponibili ad accettare un impiego a tempo pieno con una retribuzione inferiore a 1.500 euro netti al mese. In tale contesto i mercati del lavoro esteri risultano spesso più attrattivi non solo per gli stipendi più elevati, ma anche per le maggiori opportunità di crescita professionale e per percorsi di carriera considerati più rapidi e meritocratici.

I laureati trovano lavoro in Italia, ma a stipendi bassi

La fotografia che emerge dall’analisi di settore non è tuttavia completamente negativa per l’Italia. I dati sull’occupazione continuano infatti a migliorare, evidenziando un trend in crescita lenta ma costante.

A un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% tra i laureati di primo livello e l’80,8% tra quelli di secondo livello. A cinque anni dalla laurea si sale rispettivamente al 91,7% e al 94,4%. La problematica maggiore riguarda, ancora una volta, le retribuzioni.

Secondo la ricerca, a cinque anni dal titolo i laureati magistrali occupati in Italia percepiscono in media circa 1.847 euro netti al mese. Si tratta di valori in lieve aumento rispetto agli anni precedenti, ma ancora lontani dagli standard offerti in molti Paesi europei e nordamericani.

Quali sono i laureati più richiesti dal mercato del lavoro

Va senza dire che tutti i percorsi universitari presentano le stesse opportunità occupazionali e salariali. Le retribuzioni più elevate si registrano generalmente tra i laureati nelle seguenti categorie:

  • ingegneria;
  • informatica e tecnologie Ict;
  • discipline medico-sanitarie;
  • economia;
  • professioni tecniche specializzate.

Anche in questi settori, tuttavia, il differenziale retributivo con l’estero continua a mantenersi significativo e contribuisce ad alimentare la mobilità internazionale dei professionisti più qualificati. Il confronto tra Italia ed estero mostra ancora come la differenza non riguardi soltanto i livelli retributivi iniziali, ma anche l’evoluzione delle carriere.

Nei principali mercati europei, infatti, la crescita salariale tende ad essere più rapida nei primi anni di attività professionale. Ciò consente ai laureati di recuperare più velocemente l’investimento sostenuto per gli studi universitari e di raggiungere livelli retributivi che in Italia spesso richiedono tempi molto più lunghi.

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