Trump valuta un'offensiva "più grande di qualsiasi altra". Proseguono i raid incrociati USA-Iran. Teheran pronta a colpire Tel Aviv
Si intensifica la crisi in Medio Oriente, con il conflitto che si estende dal Golfo Persico al Mar Rosso. Gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno attaccato due petroliere saudite nello stretto di Bab al-Mandab, mentre resta alta la tensione anche nello stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha minacciato "gravi punizioni militari" contro Iran e Houthi, affermando di valutare un'offensiva "più grande di qualsiasi altra" contro Teheran. Nella notte sono proseguiti i raid americani, con esplosioni segnalate a Teheran, Ahvaz e Bandar Abbas. Le autorità iraniane riferiscono di almeno quattro morti e cinque feriti nell'area di Ahvaz.
Secondo fonti iraniane, missili e droni avrebbero colpito o minacciato basi statunitensi in Kuwait, Bahrein, Giordania e nei pressi dell'aeroporto di Erbil, in Iraq. A Manama sono state attivate le sirene d'allarme, mentre Teheran avverte che considererà responsabile qualsiasi Paese che collabori con gli Stati Uniti nelle operazioni militari.
Sul fronte diplomatico, il New York Times riferisce che l'Iran ha respinto una proposta di cessate il fuoco avanzata da Trump attraverso il premier iracheno Ali al-Zaidi, ritenendola insufficiente finché resterà aperta la questione del controllo dello stretto di Hormuz. Sempre secondo fonti citate dal quotidiano americano, Teheran sarebbe pronta a colpire Tel Aviv e a chiedere agli Houthi di bloccare il traffico nello stretto di Bab al-Mandab qualora Washington intensificasse gli attacchi.
In Europa, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha espresso l'auspicio che l'offensiva americana non provochi un ulteriore allargamento del conflitto. Intanto l'Unione europea ha raggiunto un'intesa su un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, congelando per un anno il price cap sul petrolio russo, misura che Bruxelles stima possa costare a Mosca circa 3,5 miliardi di euro di entrate nei prossimi dodici mesi.
Sul dossier ucraino resta invece il gelo nei rapporti tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio, con i rispettivi veti che continuano a bloccare ogni progresso negoziale.
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