Raid in diverse province iraniane, attacchi rivendicati contro basi Usa. Teheran minaccia: "Le Forze Armate della Repubblica Islamica non permetteranno l'esportazione di nemmeno una singola goccia di petrolio"
Non accenna a placarsi l'escalation militare tra Stati Uniti e Iran. Nella notte le forze americane hanno condotto una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre Teheran rivendica raid con droni contro basi statunitensi in Kuwait e minaccia di impedire completamente il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz in caso di ulteriori attacchi alle infrastrutture della Repubblica Islamica.
Secondo quanto riferito da un funzionario locale all'agenzia iraniana Mehr, citato da Al-Jazeera, missili statunitensi hanno colpito l'area circostante un terminal passeggeri a Shalamcheh, città dell'Iran occidentale al confine con l'Iraq. L'attacco non avrebbe provocato feriti e le attività del terminal sarebbero proseguite regolarmente.
Al-Jazeera riferisce che i raid statunitensi della notte hanno interessato anche le province meridionali di Khuzestan, Hormozgan e Bushehr. Nel Khuzestan sarebbero state colpite almeno tre città, tra cui Ramshir, dove l'obiettivo sarebbe stato un impianto di asfalto. Esplosioni sono state inoltre segnalate nelle aree di Ahvaz e Mahshahr, importante città portuale della regione.
Nella provincia di Hormozgan detonazioni sono state udite nella città costiera di Sirik, che si affaccia sullo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio. A Bushehr, il governatore ha confermato un attacco notturno, precisando che una sottostazione elettrica situata nei pressi della centrale nucleare è stata colpita, provocando un'interruzione dell'energia elettrica durata alcune ore in città.
Parallelamente, fonti iraniane parlano di operazioni di rappresaglia in diversi Paesi della regione, incluso il Kuwait, dove sarebbero stati presi di mira obiettivi militari statunitensi.
In una nota diffusa su X, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom) ha confermato di avere concluso "un'altra serie di attacchi contro l'Iran per la dodicesima notte consecutiva". Secondo il comando americano, "le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani, tra cui infrastrutture marittime, depositi di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea. Gli attacchi riducono ulteriormente la capacità dell'Iran di attaccare marittimi civili e navi mercantili".
Il CentCom aggiunge che "questo mese, le forze americane hanno preso di mira decine di siti militari iraniani sulla terraferma, riprendendo al contempo il blocco navale contro l'Iran". Inoltre, "a oggi, il CentCom ha deviato nove navi mercantili e ne ha disabilitata una per impedire alle imbarcazioni di entrare o uscire dai porti iraniani". Washington sottolinea infine che "oltre 50.000 militari statunitensi sono operativi in tutto il Medio Oriente e rimangono altamente vigili, concentrati, letali e pronti".
Dal canto suo, la Direzione Generale dei Porti e della Navigazione della provincia iraniana di Hormozgan, citata dall'agenzia Fars, accusa gli Stati Uniti di aver colpito due imbarcazioni destinate al soccorso in mare. "Nella mattinata odierna, due imbarcazioni di ricerca e soccorso marittimo, 'Naji 15' e 'Naji 16', sono state colpite e gravemente danneggiate in un atto ostile da parte del nemico americano-sionista. La missione di queste imbarcazioni è esclusivamente di soccorso e umanitaria", afferma la nota.
Sul fronte della risposta iraniana, l'ufficio stampa dell'esercito di Teheran, attraverso l'agenzia Tasnim, sostiene che tre basi americane in Kuwait siano state nuovamente attaccate con droni nell'ambito della ventitreesima fase dell'operazione denominata "Fulmine". Secondo il comunicato, sarebbero stati colpiti depositi di munizioni e materiali logistici nella base di Al-Doha, serbatoi di carburante nella base di Ali Al-Salem e un deposito di munizioni nel campo di Arifjan.
Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre diffuso un messaggio rivolto "al popolo del Kuwait", sostenendo: "Siamo noi, non l'America, a cui spetta difendere l'integrità territoriale e la sovranità del vostro Paese". I Pasdaran affermano di aver "attaccato e distrutto con droni un grande deposito di equipaggiamento militare, un sistema di difesa Patriot e un sito di droni MQ-9 americani nella base aerea Ali Al-Salem", oltre ad aver colpito "il sito in cui risiedono le truppe americane e due elicotteri nella caserma di Al-Adire, causando morti e feriti tra le forze di invasione". Tali affermazioni non risultano al momento confermate da fonti indipendenti.
Le Guardie rivoluzionarie respingono inoltre le accuse di violazione della sovranità del Kuwait. "È l'America a violare l'integrità territoriale e la sovranità del vostro Paese, non noi. Noi stiamo attaccando territori occupati dall'esercito americano", affermano nel messaggio diffuso dalla Tasnim.
Ad alzare ulteriormente il livello dello scontro è infine il comando militare iraniano di più alto grado, che torna a minacciare la chiusura dello Stretto di Hormuz. Il generale di brigata Seyyed Majid Mousavi ha dichiarato che "qualora gli Stati Uniti dovessero dare seguito alle loro minacce, le Forze Armate della Repubblica Islamica non permetteranno l'esportazione di nemmeno una singola goccia di petrolio e prenderanno di mira le infrastrutture petrolifere, del gas, dell'elettricità e dell'economia della regione", ha affermato il comandante iraniano.
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