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Legge elettorale e governabilità, il valore della stabilità di sistema

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

La stabilità è un pregio. Non nel senso astratto che resta in carica sempre lo stesso governo, ma in quello concreto di mettere un freno ai colpi di mano della politica. Che è...

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La stabilità è un pregio. Non nel senso astratto che resta in carica sempre lo stesso governo, ma in quello concreto di mettere un freno ai colpi di mano della politica. Che è ciò che sostanzialmente impedisce qualsiasi programmazione e sposta tutto sulla demagogia senza limiti. È proprio quel freno che, venendo meno, dà alle lobby interessate gli spazi per metterci lo zampino e fare saltare sempre quello che a loro non aggrada.

Nella Prima Repubblica apparentemente abbiamo avuto instabilità perché i governi cambiavano in continuazione, ma i governi erano in realtà molto stabili perché di fatto a governare erano sempre gli stessi. C'era un punto cardinale a cui fare riferimento che era il sistema intorno a cui ruotava la Democrazia Cristiana e, di conseguenza, per paradosso anche i suoi oppositori ci facevano riferimento. Perché con esso negoziavano stabilmente comunisti, socialisti, l'area liberale-repubblicana e, all’occorrenza, anche gli altri. Quindi, il quadro generale era stabile. Il sistema sociale ed economico sapeva a chi e a che cosa riferirsi nel bene e nel male.

 Tanto è vero che quando è venuta meno la stabilità sostanziale e cioè il grumo di potere che in qualche modo continuava a governare ed era comunque punto di riferimento per tutti, gli effetti negativi si sono potuti toccare con mano. Quando il sistema è andato a carte quarantotto, la stabilità sostanziale è andata in frantumi. Non c'è stato più spazio per i tessitori per riaggiustare gli equilibri e preservare - eccezioni a parte, alcune molto rilevanti - il valore aggiunto stabile della forza strutturale di sistema. Si è arrivati, attraverso vari passaggi di ogni tipo e stagioni molto differenti tra di loro, a una politica schiava dei talk show e della pancia dell'opinione pubblica sollecitata e inseguita. Per capirci, nella lunga fase democristiana, i colpi di mano hanno riguardato più il cambiare questo o quel ministro, questo o quel presidente del Consiglio, ma non l'orientamento di fondo.

Si cambiava senza toccare i cardini del sistema. Dopo invece si è cominciato a intaccare quei cardini, mettendo in gioco ogni giorno la governabilità effettiva del sistema, spesso contraddicendosi e aprendo lotte infinite. Tutti già sapevano in partenza che la prima sistemazione di interessi raggiunta sarebbe durata lo spazio di un mattino o comunque poco. Poteva essere sfidata e buttata giù a piacere.

Probabilmente in maniera del tutto imprevista si è arrivati nel nostro Paese negli ultimi anni a un congelamento del quadro politico. Che non è una vera e propria stabilizzazione di lungo termine, ma può costituirne la premessa di consolidamento o di alternanze nel rispetto reciproco senza che si ricominci sempre daccapo. Soprattutto questa nuova stabilità italiana, non immune da rischi e debolezze interne, è stata apprezzata fuori dall'Italia. Perché è avvenuta in un contesto di sorprendente instabilità politica prolungata e di crisi economica persistente degli altri due grandi Paesi europei Fondatori, Germania e Francia, che venivano al contrario indicati storicamente come modello per l’Italia proprio su questi terreni. Si è invertita agli occhi del mondo la valutazione del quadro sistemico-politico-economico-finanziario dell'Italia.

Ecco perché è giusto puntare a un sistema elettorale che comprima le possibilità di lotta continua, interne e esterne, oltre ai trasformismi, ma per fare questo ci vogliono norme abbastanza stringenti e bisogna evitare furberie. Questa legge lo fa in parte riducendo le eccessive frammentazioni territoriali, ma rischia di sottovalutare quanto serve davvero per il recupero di credibilità che è necessario rispetto ai cittadini, i quali per metà non votano più. Questo è un po' il senso del ritorno a un proporzionale, ancorché indebolito da eventuali premi con liste preconfezionate dai partiti, che comunque restituisce un esercizio sempre più pieno del voto sovrano. Che sarebbe tutelato ulteriormente dal massimo di scelta possibile diretta per chi ti rappresenta in Parlamento. Uno dei temi veri acquisiti è dare il giusto peso che viene dal nuovo proporzionale a ciascuna forza politica. Per cui chi ha un consenso più largo nel Paese non può essere messo sullo stesso piano a livello parlamentare di chi ha un consenso molto meno significativo.

La stabilità che serve oggi è quella spinta riformatrice alla quale devono concorrere tutti. Chi governa oggi e chi fa opposizione oggi. Chi governerà domani e chi farà opposizione domani. Questa è la domanda profonda che viene dal Paese che non si può permettere di interrompere la crescita di nuova occupazione e deve piuttosto consolidarla con salari capaci di spingere le famiglie a una partecipazione ancora più attiva allo sviluppo economico. Questa è la domanda profonda che viene dal Paese che esige che i primati delle nostre esportazioni si consolidino e che si possa investire con sempre maggiore forza nell'uso competitivo delle tecnologie, a partire dall'intelligenza artificiale. Non possiamo autoescluderci, tra una polemica elettorale e l’altra in questo o quel talk, dalla partita del futuro che impone un ruolo guida in Europa per cambiare subito e non rimanere schiacciati dai due grandi player, americano e cinese, prigionieri l'uno dell'altro. Avvolti, peraltro, nella nebbia di una spirale perversa di derive autocratiche e di personalismi senza senso che rimettono al centro la forza come motore di tutto.

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