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– Recensione

Дата публикации: 25-05-2026 10:14:08

Il temibile impero Bydo è tornato, più cattivo e più potente che mai, ma non più in sala giochi! Benvenuti al primo capitolo di R-Type uscito solo per console, ventitrè anni dopo. Sviluppatore / Publisher: Kritzelkratz 3000 / ININ Prezzo: 34,99 € Localizzazione: Assente PEGI: 7 Multiplayer: Co-op locale Disponibile Su: PC (Steam), PS5, Switch, Switch 2 Data di Lancio: Già disponibile Così come R-Type Dimensions EX fu un remake dei primi due capitoli di R-Type, R-Type Dimensions III è il remake “pimpato” di R-Type III: The Third Lightning, terzo episodio della gloriosa serie di shmup che si distinse dai predecessori per la piattaforma d’elezione: non più un cabinato immerso nella luce opaca di una sala giochi, circondato dai suoni di altri cento coin op e dal vociare dei ragazzi che ci giocavano, ma una potente – per l’epoca – console Super Nintendo, forte della sua grafica a 16 bit e capace di offrire le stesse emozioni e la stessa sensazione di meraviglia. Inutile dire come finì questa storia: R-Type III ebbe un grande successo tra i fan e conserva ancora oggi un ottimo ricordo tra chi, all’epoca, si divertiva a sforacchiare alieni fra una partita a Mario e l’altra. Poco importa se per finirlo bisognava sudare sette(cento) camicie, se alla fine ti “premiava” facendoti rifare tutto il giro daccapo a difficoltà maggiore e se l’intero gameplay poteva essere considerato un festival della carognata in salsa digitale. A noi masochisti dell’epoca, grandi fruitori di microtransazioni ante litteram per mezzo della gettoniera, piaceva quel gameplay estremamente punitivo, che ci faceva morire mille volte prima di farci progredire. Il solo fatto di non doverci scialacquare sopra la mancetta settimanale era un lusso impagabile: valeva molto di più del prezzo della cartuccia. GLI ANNI PASSANO PER TUTTI… È un periodo in cui i remake degli shooter a scorrimento orizzontale godono di grande popolarità. Si pensi per esempio a quello recente di Project-X che, anche noi, premiammo con un ‘nove’ altisonante. Merito di un gameplay che affonda le proprie radici nel più profondo subconscio dell’uomo ludens, che maturò le skill necessarie ad affrontarlo nella sua infanzia, un’iniziazione che oggi potremmo definire addirittura ancestrale (sì, sto scherzando ovviamente, ma dicono che le recensioni forbite siano più cool), unito a una grafica da urlo, capace di fare sobbalzare sul seggiolone il bambino che è in noi e che la guarda meravigliato, sbofonchiando a bocca spalancata frasi sconnesse come “eppure sono certo di ricordarlo diverso”. L’esatta formula seguita anche da Inin per questo R-Type Dimensions III che, con il tocco di un sol bottone e un rapido morphing in tempo reale, ci permette di passare dal vecchio look al nuovo e vice versa, restituendoci tutto il peso degli anni che sono passati e svecchiando l’aspetto grafico in modo impressionante. Certo, la nuova grafica può non piacere a tutti, ma gli effetti luminosi, le fragorose esplosioni, la colonna sonora rimasterizzata e gli sfondi animati ammantano di modernità un gioco che vede proprio nel rigore filologico il suo maggior limite. COSA È RIMASTO UGUALE E COSA È CAMBIATO Il maquillage operato da Kritzelkratz 3000 parte dal codice originale per Super Nintendo, analizzato e reinterpretato per funzionare su PC e console moderne, per poi costruirci sopra tutte le impalcature necessarie a supportare la nuova grafica. Come gioco, dunque, R-Type Dimensions III è pressoché uguale a R-Type III: The Third Lightning, con una fedeltà che potremmo attestare intorno al 98%, salvo per alcune piccole differenze che probabilmente noteranno solo i fan più accaniti dell’originale. Ripropone gli stessi livelli, gli stessi boss, le stesse strategie d’attacco e naturalmente può essere affrontato allo stesso modo, anche se qui e lì sono stati necessari dei piccoli adattamenti per rendere possibile la magia: una nuova modalità cooperativa per due giocatori e una grafica completamente rifatta, che negli stessi spazi dell’originale può imbastire molti più pixel e infiniti colori, demandando all’hardware molte delle fatiche che un tempo richiedevano l’esperienza dei programmatori. Nuova grafica, stesso gameplay: la recensione potrebbe finire qua. Potrebbe, se non fosse per un piccolo, ma importante particolare… A ESSERE CAMBIATI SIAMO NOI Riproporre “il medesimo gioco”, con la grafica rifatta, a trent’anni di distanza può essere un’arma a doppio taglio. Da una parte c’è l’esaltazione iniziale di chi ha vissuto quell’epoca, e ora se la ritrova lucida e scintillante come non mai, in full HD o anche meglio. Dall’altra, però, c’è la consapevolezza che quel tempo non solo è passato, ma ha anche portato con sé un’evoluzione degli shmup che qui manca completamente. Memorizzare le ondate d’attacco per morire dieci pixel più avanti è una dinamica che potevamo accettare nel 1993, quando quelle tre vite ci costavano 500 lire e i giochi domestici replicavano bene o male gli stessi cliché, visto che la cartuccia costava cara e il gioco doveva durare. Qui, per mitigare le dosi di bile di un pubblico abituato a giochi certamente meno ostili, hanno pensato di inserire una modalità a vite infinite che ci permette sì di completare R-Type Dimensions III in due o tre ore, ma che inevitabilmente spoilera il finale ricordandoci quanto fosse implacabile, ripetitivo e inutilmente infido quell’approccio di gioco, capace di ricorrere alle tecniche più sfacciate per farci perdere una vita, dagli ostacoli che apparivano all’improvviso alle mura che si materializzavano su tutto lo schermo, lasciando solo un piccolo spiraglio in cui salvarsi (e bisognava conoscerlo già, avendoci “investito” qualche navicella in precedenza). Insomma, proprio come Albus Silente lasciatemi modificare la frase di prima: non “nuova grafica, stesso gameplay”, ma “nuova grafica, gioco vecchio”. E questo non è mai un complimento. Come se non bastasse, ho trovato anche qualche fastidioso bug, come un paio di sezioni da affrontare preferibilmente con la grafica originale – e una di esse è addirittura uno dei boss finali del gioco – per poterle superare. In Breve: Ho avuto la fortuna di giocare anche la versione per Switch 2 di R-Type Dimensions III e sulla console Nintendo guadagna qualche punto in più, visto che è il tipico gioco da portarsi in giro per fare qualche partitella senza impegno. Il problema, però, è il suo anacronismo: se un vegliardo come me già lo guarda con meraviglia e circospezione, faticando a divertirsi veramente, un giovane può solo subire il fascino di scoprire “come giocava papà” senza lo shock generazionale della vecchia pixel art, ma trovandolo frustrante. Insomma, pur riconoscendo il valore storico di R-Type III: The Third Lightining e l’imponente, rispettosa, scenografica opera di restauro messa in atto da Inin, abbiamo già dato. E forse è giusto così. Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: Ryzen 9 7900X, 32 GB RAM, SSD, GeForce RTX 3060, Linux. Com’è, Come Gira: Dato che la configurazione di prova è parecchio più potente dei requisiti consigliati per giocare (16GB di RAM, CPU i5-6500 e scheda video GTX1660) il gioco ha funzionato senza problemi.

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Il temibile impero Bydo è tornato, più cattivo e più potente che mai, ma non più in sala giochi! Benvenuti al primo capitolo di R-Type uscito solo per console, ventitrè anni dopo.

Sviluppatore / Publisher: Kritzelkratz 3000 / ININ Prezzo: 34,99 € Localizzazione: Assente PEGI: 7 Multiplayer: Co-op locale Disponibile Su: PC (Steam), PS5, Switch, Switch 2 Data di Lancio: Già disponibile

Così come R-Type Dimensions EX fu un remake dei primi due capitoli di R-Type, R-Type Dimensions III è il remake “pimpato” di R-Type III: The Third Lightning, terzo episodio della gloriosa serie di shmup che si distinse dai predecessori per la piattaforma d’elezione: non più un cabinato immerso nella luce opaca di una sala giochi, circondato dai suoni di altri cento coin op e dal vociare dei ragazzi che ci giocavano, ma una potente – per l’epoca – console Super Nintendo, forte della sua grafica a 16 bit e capace di offrire le stesse emozioni e la stessa sensazione di meraviglia. Inutile dire come finì questa storia: R-Type III ebbe un grande successo tra i fan e conserva ancora oggi un ottimo ricordo tra chi, all’epoca, si divertiva a sforacchiare alieni fra una partita a Mario e l’altra.

Poco importa se per finirlo bisognava sudare sette(cento) camicie, se alla fine ti “premiava” facendoti rifare tutto il giro daccapo a difficoltà maggiore e se l’intero gameplay poteva essere considerato un festival della carognata in salsa digitale. A noi masochisti dell’epoca, grandi fruitori di microtransazioni ante litteram per mezzo della gettoniera, piaceva quel gameplay estremamente punitivo, che ci faceva morire mille volte prima di farci progredire. Il solo fatto di non doverci scialacquare sopra la mancetta settimanale era un lusso impagabile: valeva molto di più del prezzo della cartuccia.

GLI ANNI PASSANO PER TUTTI…

È un periodo in cui i remake degli shooter a scorrimento orizzontale godono di grande popolarità. Si pensi per esempio a quello recente di Project-X che, anche noi, premiammo con un ‘nove’ altisonante. Merito di un gameplay che affonda le proprie radici nel più profondo subconscio dell’uomo ludens, che maturò le skill necessarie ad affrontarlo nella sua infanzia, un’iniziazione che oggi potremmo definire addirittura ancestrale (sì, sto scherzando ovviamente, ma dicono che le recensioni forbite siano più cool), unito a una grafica da urlo, capace di fare sobbalzare sul seggiolone il bambino che è in noi e che la guarda meravigliato, sbofonchiando a bocca spalancata frasi sconnesse come “eppure sono certo di ricordarlo diverso”.

Una curiosità: nella versione occidentale per Super Nintendo, questi nemici furono sostituiti da occhi giganti perché ricordano troppo gli spermatozoi.

R-Type III ebbe un grande successo tra i fan e conserva ancora oggi un ottimo ricordo

L’esatta formula seguita anche da Inin per questo R-Type Dimensions III che, con il tocco di un sol bottone e un rapido morphing in tempo reale, ci permette di passare dal vecchio look al nuovo e vice versa, restituendoci tutto il peso degli anni che sono passati e svecchiando l’aspetto grafico in modo impressionante. Certo, la nuova grafica può non piacere a tutti, ma gli effetti luminosi, le fragorose esplosioni, la colonna sonora rimasterizzata e gli sfondi animati ammantano di modernità un gioco che vede proprio nel rigore filologico il suo maggior limite.

COSA È RIMASTO UGUALE E COSA È CAMBIATO

Il maquillage operato da Kritzelkratz 3000 parte dal codice originale per Super Nintendo, analizzato e reinterpretato per funzionare su PC e console moderne, per poi costruirci sopra tutte le impalcature necessarie a supportare la nuova grafica. Come gioco, dunque, R-Type Dimensions III è pressoché uguale a R-Type III: The Third Lightning, con una fedeltà che potremmo attestare intorno al 98%, salvo per alcune piccole differenze che probabilmente noteranno solo i fan più accaniti dell’originale.

Attenzione alle mura del livello che appaiono e scompaiono!

Possiamo passare dal vecchio look al nuovo e vice versa premendo un solo tasto

Ripropone gli stessi livelli, gli stessi boss, le stesse strategie d’attacco e naturalmente può essere affrontato allo stesso modo, anche se qui e lì sono stati necessari dei piccoli adattamenti per rendere possibile la magia: una nuova modalità cooperativa per due giocatori e una grafica completamente rifatta, che negli stessi spazi dell’originale può imbastire molti più pixel e infiniti colori, demandando all’hardware molte delle fatiche che un tempo richiedevano l’esperienza dei programmatori. Nuova grafica, stesso gameplay: la recensione potrebbe finire qua. Potrebbe, se non fosse per un piccolo, ma importante particolare…

A ESSERE CAMBIATI SIAMO NOI

Riproporre “il medesimo gioco”, con la grafica rifatta, a trent’anni di distanza può essere un’arma a doppio taglio. Da una parte c’è l’esaltazione iniziale di chi ha vissuto quell’epoca, e ora se la ritrova lucida e scintillante come non mai, in full HD o anche meglio. Dall’altra, però, c’è la consapevolezza che quel tempo non solo è passato, ma ha anche portato con sé un’evoluzione degli shmup che qui manca completamente. Memorizzare le ondate d’attacco per morire dieci pixel più avanti è una dinamica che potevamo accettare nel 1993, quando quelle tre vite ci costavano 500 lire e i giochi domestici replicavano bene o male gli stessi cliché, visto che la cartuccia costava cara e il gioco doveva durare.

Di fronte a questo boss, tutti, e sottolineo tutti i fan di R-Type non possono fare a meno di emozionarsi!

Qui, per mitigare le dosi di bile di un pubblico abituato a giochi certamente meno ostili, hanno pensato di inserire una modalità a vite infinite che ci permette sì di completare R-Type Dimensions III in due o tre ore, ma che inevitabilmente spoilera il finale ricordandoci quanto fosse implacabile, ripetitivo e inutilmente infido quell’approccio di gioco, capace di ricorrere alle tecniche più sfacciate per farci perdere una vita, dagli ostacoli che apparivano all’improvviso alle mura che si materializzavano su tutto lo schermo, lasciando solo un piccolo spiraglio in cui salvarsi (e bisognava conoscerlo già, avendoci “investito” qualche navicella in precedenza). Insomma, proprio come Albus Silente lasciatemi modificare la frase di prima: non “nuova grafica, stesso gameplay”, ma “nuova grafica, gioco vecchio”. E questo non è mai un complimento. Come se non bastasse, ho trovato anche qualche fastidioso bug, come un paio di sezioni da affrontare preferibilmente con la grafica originale – e una di esse è addirittura uno dei boss finali del gioco – per poterle superare.

In Breve: Ho avuto la fortuna di giocare anche la versione per Switch 2 di R-Type Dimensions III e sulla console Nintendo guadagna qualche punto in più, visto che è il tipico gioco da portarsi in giro per fare qualche partitella senza impegno. Il problema, però, è il suo anacronismo: se un vegliardo come me già lo guarda con meraviglia e circospezione, faticando a divertirsi veramente, un giovane può solo subire il fascino di scoprire “come giocava papà” senza lo shock generazionale della vecchia pixel art, ma trovandolo frustrante. Insomma, pur riconoscendo il valore storico di R-Type III: The Third Lightining e l’imponente, rispettosa, scenografica opera di restauro messa in atto da Inin, abbiamo già dato. E forse è giusto così.

Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: Ryzen 9 7900X, 32 GB RAM, SSD, GeForce RTX 3060, Linux.
Com’è, Come Gira: Dato che la configurazione di prova è parecchio più potente dei requisiti consigliati per giocare (16GB di RAM, CPU i5-6500 e scheda video GTX1660) il gioco ha funzionato senza problemi.

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