In un periodo in cui i survival vanno alla grande, un piccolo studio composto da sole due persone prova a dire la sua con Solarpunk, un titolo che punta più alle atmosfere cozy che non a quelle survivalistiche. Sviluppatore / Publisher: Cyberwave / rokaplay, Metaroot Prezzo: 22,99€ Localizzazione: Testi PEGI: 3 Multiplayer: Online Cooperativo Disponibile Su: PC (Steam), PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 Data di Lancio: 8 giugno Chiamato per la prima volta con questo nome nel 2008, il genere letterario che risponde al nome di solarpunk vuole rispondere alla crescente popolarità delle distopie narrative – di cui uno degli esempi più famosi è il cyberpunk – offrendo scenari diversi, in cui l’umanità ha raggiunto un rapporto più equilibrato con la natura grazie al diffuso utilizzo delle energie rinnovabili (e qui abbiamo la parte “solar”), e che ha i suoi elementi controculturali nella rappresentazione positiva del collettivismo, dell’anti-capitalismo e dell’anti-consumerismo (e qui sta la parte “punk”). Fatta questa breve e per forza di cose semplicistica premessa, una domanda sorge spontanea: ma quindi cos’ha di “solarpunk” (minuscolo) Solarpunk, il survival di Cyberwave? SOLARPUNK DI NOME E DI FATTO? Così come la totalità dei survival, anche in Solarpunk ci sveglieremo sperduti, confusi, affamati e privi di quasi ogni cosa, e i nostri primi passi saranno dedicati a trovare le prime fonti di cibo e costruirci un riparo. La particolarità di questo titolo, però, è che il mondo è diviso in tante piccole isole fluttuanti. Nelle prime ore di gioco, il passo più importante sarà proprio quello di riparare il dirigibile con cui siamo schiantati sull’isoletta per cercare di esplorare le isolette vicine, ed arrivare a conoscere un simpatico robottino mercante che sarà un elemento centrale della progressione. Portandogli certe risorse, infatti, questo automa ci permetterà di sbloccare elementi tecnologici fondamentali per introdurre un po’ di automazione nella nostra vita – non potete mica permettervi di continuare a irrigare a mano tutte le vostre coltivazioni – e potenziare il dirigibile così che possa superare le correnti che ci impediscono di arrivare alle isolette più lontane. Dato il tema del gioco, tutti questi elementi tecnologici funzionano tramite l’energia rinnovabile (dovrete comunque bruciare quantità industriali di legna nelle vostre fornaci). Pannelli solari prima e turbine eoliche poi serviranno a far funzionare tutto il vostro apparato di irrigatori, trivelle, fornaci elettriche, droni di trasporto eccetera eccetera; tutte cose che, ovviamente, basano il loro funzionamento sia sul ciclo giorno-notte che sul meteo, ed è dunque bene investire risorse anche in impianti di accumulo e nel diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico (si può appena appena intravedere una lezione valida anche per il mondo reale qui in mezzo).Quindi, ok, per la parte solar ci siamo; per quella punk, invece? Qui ho passato un po’ a domandarmelo, e una risposta forse l’ho trovata: a differenza della maggior parte dei survival, Solarpunk è un gioco pacifico. Gli unici modi di farsi male sono fare salti troppo alti, venire centrati da un fulmine, o schiantarsi con il dirigibile (più facile di quanto crediate), e non c’è nessuno da combattere. Forse la controcultura nei videogiochi è proprio questa. Basta vedere il polverone che ha sollevato Subnautica 2… DUE TIZI IN UN GARAGE Oddio, non so se Solarpunk sia stato letteralmente sviluppato in un garage, ma di sicuro Cyberwave è uno “studio” composto da due persone e questo, naturalmente, si riflette anche sui valori di produzione del gioco, come peraltro spiegato in un post pubblicato su Steam che vuole chiarire ai giocatori cosa devono aspettarsi da questo titolo. Il mondo fluttuante su cui ci troveremo a girovagare è nel complesso piuttosto piccolo: una volta raggiunte, le varie isole possono essere viste nella loro interezza nel giro di una manciata di minuti; siamo ben lontani da un Valheim, un Enshrouded o un StarRupture. Gli sviluppatori stessi dicono che progressione ed esplorazione possono essere completate in una ventina di ore, ben lontani dalle tempistiche che invece offrono i titoli sopracitati. Questo, per me, non è un difetto: l’importante è essere onesti, e gli sviluppatori lo sono stati. Sento però di poter muovere qualche critica a Solarpunk sotto qualche altro aspetto. Il primo riguarda la struttura di gioco: dato che i depositi minerali sono esclusivi di ciascuna isola (quindi: sulla prima ci sarà il ferro, su un’altra il rame, su un’altra ancora il quarzo…) non ha davvero senso fare basi “avanzate” piuttosto che semplicemente espandere quella iniziale; ma questo significa che buona parte del nostro tempo di gioco sarà speso facendo avanti e indietro fra un’isola e l’altra per recuperare i materiali di cui abbiamo bisogno. Certo, mano a mano il processo si può automatizzare: prima potremo installare trivelle automatiche sui depositi, che però non ci salvano dal fare avanti e indietro, e poi, più avanti, mandare dei droni a recuperare i minerali estratti dalle trivelle.Qua arriviamo al secondo problema, e cioè che i tutorial presenti nel gioco non sono chiarissimi. Come fare per spedire un drone a raccogliere minerali non è proprio una cosa ovvia, ma non è stato quello l’unico problema che ho incontrato: posizionare un interruttore su un cavo, così da teoricamente interrompere il flusso energetico, non sortiva nessun effetto: cosa stavo sbagliando? Ancora non ne ho idea. Oltre a questo, manca qualche elemento di quality of life ormai comune negli altri titoli dello stesso genere, come ad esempio la possibilità di poter accedere al crafing senza il bisogno di avere materialmente le cose nel nostro inventario finché ci sono nei forzieri adiacenti, o la possibilità di depositare automaticamente gli oggetti simili nei forzieri. Anche così, rimane un valido titolo se siete alla ricerca di un gioco a bassa intensità che vi permetta di passare ore a decorare la vostra fattoria sostenibile. In Breve: Solarpunk fa quello che promette di fare: offrire un’occasione per costruire una propria comunità sostenibile, in un’ambientazione a bassissimo tasso di pericolo e che abbraccia le atmosfere tipiche dei giochi cozy. Certo, c’è un po’ da fare avanti e indietro per arrivarci, ma se quello che cercate è un gioco a bassa intensità, questo lo dovete sicuramente tenere in considerazione. Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: Ryzen 7 9700x, 64 GB di RAM, Radeon RX 9070, SSD Com’è, Come Gira: Nessun problema da segnalare e non me li sarei aspettati, visto che è decisamente molto accessibile come requisiti (nei minimi c’è una GTX 1660 e un Ryzen 2600). Piacevole dal punto di vista artistico, anche se non ha nessun vero guizzo di creatività.
In un periodo in cui i survival vanno alla grande, un piccolo studio composto da sole due persone prova a dire la sua con Solarpunk, un titolo che punta più alle atmosfere cozy che non a quelle survivalistiche.
Sviluppatore / Publisher: Cyberwave / rokaplay, Metaroot Prezzo: 22,99€ Localizzazione: Testi PEGI: 3 Multiplayer: Online Cooperativo Disponibile Su: PC (Steam), PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 Data di Lancio: 8 giugno
Chiamato per la prima volta con questo nome nel 2008, il genere letterario che risponde al nome di solarpunk vuole rispondere alla crescente popolarità delle distopie narrative – di cui uno degli esempi più famosi è il cyberpunk – offrendo scenari diversi, in cui l’umanità ha raggiunto un rapporto più equilibrato con la natura grazie al diffuso utilizzo delle energie rinnovabili (e qui abbiamo la parte “solar”), e che ha i suoi elementi controculturali nella rappresentazione positiva del collettivismo, dell’anti-capitalismo e dell’anti-consumerismo (e qui sta la parte “punk”).
Fatta questa breve e per forza di cose semplicistica premessa, una domanda sorge spontanea: ma quindi cos’ha di “solarpunk” (minuscolo) Solarpunk, il survival di Cyberwave?
SOLARPUNK DI NOME E DI FATTO?Così come la totalità dei survival, anche in Solarpunk ci sveglieremo sperduti, confusi, affamati e privi di quasi ogni cosa, e i nostri primi passi saranno dedicati a trovare le prime fonti di cibo e costruirci un riparo. La particolarità di questo titolo, però, è che il mondo è diviso in tante piccole isole fluttuanti. Nelle prime ore di gioco, il passo più importante sarà proprio quello di riparare il dirigibile con cui siamo schiantati sull’isoletta per cercare di esplorare le isolette vicine, ed arrivare a conoscere un simpatico robottino mercante che sarà un elemento centrale della progressione. Portandogli certe risorse, infatti, questo automa ci permetterà di sbloccare elementi tecnologici fondamentali per introdurre un po’ di automazione nella nostra vita – non potete mica permettervi di continuare a irrigare a mano tutte le vostre coltivazioni – e potenziare il dirigibile così che possa superare le correnti che ci impediscono di arrivare alle isolette più lontane.
Dato il tema del gioco, tutti questi elementi tecnologici funzionano tramite l’energia rinnovabile (dovrete comunque bruciare quantità industriali di legna nelle vostre fornaci). Pannelli solari prima e turbine eoliche poi serviranno a far funzionare tutto il vostro apparato di irrigatori, trivelle, fornaci elettriche, droni di trasporto eccetera eccetera; tutte cose che, ovviamente, basano il loro funzionamento sia sul ciclo giorno-notte che sul meteo, ed è dunque bene investire risorse anche in impianti di accumulo e nel diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico (si può appena appena intravedere una lezione valida anche per il mondo reale qui in mezzo).
l’aspetto di controcultura forse sta proprio nel non avere nessun tipo di combattimento
Quindi, ok, per la parte solar ci siamo; per quella punk, invece? Qui ho passato un po’ a domandarmelo, e una risposta forse l’ho trovata: a differenza della maggior parte dei survival, Solarpunk è un gioco pacifico. Gli unici modi di farsi male sono fare salti troppo alti, venire centrati da un fulmine, o schiantarsi con il dirigibile (più facile di quanto crediate), e non c’è nessuno da combattere. Forse la controcultura nei videogiochi è proprio questa. Basta vedere il polverone che ha sollevato Subnautica 2…
DUE TIZI IN UN GARAGEOddio, non so se Solarpunk sia stato letteralmente sviluppato in un garage, ma di sicuro Cyberwave è uno “studio” composto da due persone e questo, naturalmente, si riflette anche sui valori di produzione del gioco, come peraltro spiegato in un post pubblicato su Steam che vuole chiarire ai giocatori cosa devono aspettarsi da questo titolo. Il mondo fluttuante su cui ci troveremo a girovagare è nel complesso piuttosto piccolo: una volta raggiunte, le varie isole possono essere viste nella loro interezza nel giro di una manciata di minuti; siamo ben lontani da un Valheim, un Enshrouded o un StarRupture. Gli sviluppatori stessi dicono che progressione ed esplorazione possono essere completate in una ventina di ore, ben lontani dalle tempistiche che invece offrono i titoli sopracitati. Questo, per me, non è un difetto: l’importante è essere onesti, e gli sviluppatori lo sono stati.
I depositi di questo tipo hanno risorse infinite, ma romperanno rapidamente i picconi. Meglio lasciar fare alle trivelle!
Sento però di poter muovere qualche critica a Solarpunk sotto qualche altro aspetto. Il primo riguarda la struttura di gioco: dato che i depositi minerali sono esclusivi di ciascuna isola (quindi: sulla prima ci sarà il ferro, su un’altra il rame, su un’altra ancora il quarzo…) non ha davvero senso fare basi “avanzate” piuttosto che semplicemente espandere quella iniziale; ma questo significa che buona parte del nostro tempo di gioco sarà speso facendo avanti e indietro fra un’isola e l’altra per recuperare i materiali di cui abbiamo bisogno. Certo, mano a mano il processo si può automatizzare: prima potremo installare trivelle automatiche sui depositi, che però non ci salvano dal fare avanti e indietro, e poi, più avanti, mandare dei droni a recuperare i minerali estratti dalle trivelle.
NON SAREBBE MALE SE CI FOSSERO TUTORIAL PIÙ CHIARI E APPROFONDITI
Qua arriviamo al secondo problema, e cioè che i tutorial presenti nel gioco non sono chiarissimi. Come fare per spedire un drone a raccogliere minerali non è proprio una cosa ovvia, ma non è stato quello l’unico problema che ho incontrato: posizionare un interruttore su un cavo, così da teoricamente interrompere il flusso energetico, non sortiva nessun effetto: cosa stavo sbagliando? Ancora non ne ho idea. Oltre a questo, manca qualche elemento di quality of life ormai comune negli altri titoli dello stesso genere, come ad esempio la possibilità di poter accedere al crafing senza il bisogno di avere materialmente le cose nel nostro inventario finché ci sono nei forzieri adiacenti, o la possibilità di depositare automaticamente gli oggetti simili nei forzieri. Anche così, rimane un valido titolo se siete alla ricerca di un gioco a bassa intensità che vi permetta di passare ore a decorare la vostra fattoria sostenibile.
In Breve: Solarpunk fa quello che promette di fare: offrire un’occasione per costruire una propria comunità sostenibile, in un’ambientazione a bassissimo tasso di pericolo e che abbraccia le atmosfere tipiche dei giochi cozy. Certo, c’è un po’ da fare avanti e indietro per arrivarci, ma se quello che cercate è un gioco a bassa intensità, questo lo dovete sicuramente tenere in considerazione.
Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: Ryzen 7 9700x, 64 GB di RAM, Radeon RX 9070, SSD
Com’è, Come Gira: Nessun problema da segnalare e non me li sarei aspettati, visto che è decisamente molto accessibile come requisiti (nei minimi c’è una GTX 1660 e un Ryzen 2600). Piacevole dal punto di vista artistico, anche se non ha nessun vero guizzo di creatività.
| # | Наименование новости | Тональность | Информативность | Дата публикации |
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| 1 | – Recensione | 0 | 8.97 | 26-05-2026 |
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