Non è facile fondere l’anima investigativa di Disco Elysium con la gestione delle risorse di Citizen Sleeper e l’atmosfera cyberpunk di Blade Runner senza esporsi al confronto diretto con questi giganti. Celestial Return sfida la sorte e, come in ogni lancio di dadi, il risultato non è mai del tutto nelle sue mani. Sviluppatore / Publisher: Metaphor Games / Shoreline Games Prezzo: 9,75 € Localizzazione: Assente PEGI: 16 Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam) Data di Lancio: già disponibile Ci sono città che muoiono in fretta spazzando via tutti gli abitanti, altre che marciscono lentamente, risparmiando solo i più forti. Tra le seconde spicca Netherveil, una distopia ultracapitalista nella quale sopravvive soltanto chi riesce a calpestare il prossimo. Tra bar, saloni di tatuaggi, cimiteri e fogne, ogni angolo porta le cicatrici di anni di oppressione, e le amicizie hanno lasciato il posto a fragili alleanze tra persone che non si fidano di nessuno. In questo paesaggio idilliaco si muove il detective Howard, reduce da un’incursione nella tana di un Abstract – aberrazione ultraterrena filtrata attraverso le crepe della realtà – dalla quale è uscito in compagnia di Rose, una rosa senziente capace di comunicare con i defunti. Il suo nuovo incarico consiste nell’indagare su un’inspiegabile ondata di suicidi, un caso che porterà ben presto a gettare luce sull’intera città e sui segreti che custodisce. Queste sono le premesse di Celestial Return, Disco Elysium-like realizzato da Metaphor Games, piccolo studio turco che ha finanziato lo sviluppo attraverso una campagna Kickstarter dall’obiettivo base di appena cinquemila dollari. A differenza del capolavoro di ZA/UM, qui esplorazione e interazione sono ridotte all’osso, tanto da avvicinare l’esperienza più a una graphic novel interattiva che a un vero adventure. Chi ha già passeggiato per le strade di Revachol, o lungo quelle di Portofiro in ZERO PARADES: For Dead Spies, ritroverà un’interfaccia decisamente familiare: abilità e quest raccolte nell’angolo inferiore sinistro, colonna laterale dedicata agli immancabili tsunami di testo e, al centro dello schermo, la rappresentazione di ciò che avviene in campo. CELESTIAL RETURN, DADI E SCELTE MULTIPLE Il gameplay di Celestial Return ruota attorno a scelte multiple – anche cinque o sei, a seconda della situazione – e a lanci di dadi che determinano il successo o il fallimento delle nostre azioni. A influire sul risultato contribuiscono anche i tratti della personalità di Howard: Virtù, Percezione, Follia, Intelligenza e Rabbia, potenziabili nel corso dell’avventura e spesso protagonisti di affascinanti conflitti interiori, nei quali ciascuna emozione interpreta gli eventi secondo il proprio punto di vista, ricordando per certi versi il film Pixar Inside Out. Il cuore del sistema è il meccanismo dei dadi, e le scelte più importanti richiedono sempre di raggiungere una determinata soglia attraverso uno o più lanci: è possibile utilizzare fino a quattro dadi contemporaneamente e modificarne l’esito grazie a bonus che incrementano il punteggio finale o aiutano a ottenere specifici valori. L’intuizione più interessante, però, è un’altra: i dadi sono una risorsa limitata e monouso. A differenza delle opere alle quali il gioco si ispira, non è sufficiente riposare per recuperare abilità o tentativi: una volta utilizzati, i dadi spariscono, per sempre. È possibile ottenerne altri completando incarichi o esplorando la città alla ricerca di indizi nascosti fuori dai percorsi principali, ma restano comunque una risorsa da amministrare con estrema attenzione. Ne deriva una tensione costante: non potendo semplicemente impiegare il massimo dei dadi a ogni prova, e senza sapere quanti ne serviranno in futuro, ogni decisione diventa un compromesso tra aumentare subito le probabilità di successo o risparmiare preziosi lanci per gli ostacoli che verranno. La pressione cresce ulteriormente quando si scopre che gli stessi dadi fungono anche da merce di scambio con venditori e figure poco raccomandabili, per cui è sempre meglio tenerne da parte un paio. CAVALLO D’ACHILLE O TALLONE DA BATTAGLIA? Paradossalmente, il cavallo di battaglia di Celestial Return può rivelarsi anche il suo tallone d’Achille: se nei momenti migliori la scarsità dei dadi genera un’apprensione che aumenta il coinvolgimento, il sistema mostra il fianco non prevedendo alcuna rete di sicurezza. Bastano infatti pochi lanci sfortunati, oppure qualche dado speso con troppa leggerezza nelle prime fasi di gioco, per compromettere irrimediabilmente la parte finale della missione. In alcune situazioni ci ritroveremo semplicemente senza risorse sufficienti per superare passaggi fondamentali; la storia proseguirà comunque, ma priva di scene e informazioni che avrebbero dato tutt’altro spessore all’indagine, spingendoci lungo un binario molto rigido. Sempre che non si preferisca ricaricare un salvataggio precedente; chi si affida esclusivamente all’autosave, dovrà accettare mestamente il proprio destino. È vero, nessuno ci obbliga a sprecare dadi lanciandone quattro quando ne basterebbero due; il rischio, semmai, è quello opposto. Dopo un paio di batoste, il timore di ritrovarci incastrati più avanti ci spingerà a risparmiare oltre il necessario, sviluppando una sorta di sindrome dell’accumulatore compulsivo: affronteremo solo le sfide davvero indispensabili, evitando le side quest pur di non intaccare la riserva. Un po’ come chi termina un RPG con cinquanta pozioni intatte nello zaino perché, dopotutto, potrebbero sempre servire “più avanti”. UN MONDO CYBERPUNK CONVINCENTE Sul comparto artistico invece non ci sono dubbi: Celestial Return è splendido. Lo stile fonde forme umane e paesaggi antropici improbabili, sfruttando nero e oscurità squarciati da colori al neon per restituire quel senso sporco e opprimente proprio di qualsiasi città cyberpunk che si rispetti, regalandoci la sensazione di essere protagonisti di qualche serie a fumetti. La colonna sonora sorprende ancora di più, con un accompagnamento che sa passare dalle atmosfere rarefatte e malinconiche a improvvise impennate, sostenendo la narrazione con la stessa efficacia dei disegni, cosa tutt’altro che scontata in una produzione così sbilanciata sul testo. Nei giochi ZA/UM buona parte del piacere consiste nel rovistare tra gli oggetti, osservare lo scenario, scoprire che dietro una porta qualsiasi si nasconde mezz’ora di storia, e lasciare che sia la città a raccontarsi. Qui quel livello manca quasi del tutto: Netherveil si guarda, si legge, ma non si esplora davvero. Se ciò non vi spaventa, amerete perdervi nei suoi vicoli corrotti. Altrimenti, sappiate che qui si legge molto più di quanto si cammini. In Breve: Celestial Return è un gambling narrativo che mescola investigazione, cyberpunk e horror cosmico in una città decadente nella quale ogni scelta è vitale. Il gameplay ruota attorno a dialoghi, verifiche con dadi e gestione delle risorse: gli stessi dadi servono sia per superare le prove che come valuta, creando una tensione costante. La scrittura, il world building e il comparto artistico sono i suoi maggiori punti di forza, sostenuti da un’ottima colonna sonora. Meno convincente il bilanciamento: la scarsità di dadi può sfociare nella frustrazione, penalizzando l’esplorazione e costringendo talvolta a ricaricare vecchi savegame. Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD Com’è, Come Gira: Nessuna noia tecnica, ma il controllo da tastiera non dispone di sufficienti shortcut per gestire ogni aspetto del gioco, a differenza dei titoli ai quali questa produzione si ispira.
Non è facile fondere l’anima investigativa di Disco Elysium con la gestione delle risorse di Citizen Sleeper e l’atmosfera cyberpunk di Blade Runner senza esporsi al confronto diretto con questi giganti. Celestial Return sfida la sorte e, come in ogni lancio di dadi, il risultato non è mai del tutto nelle sue mani.
Sviluppatore / Publisher: Metaphor Games / Shoreline Games Prezzo: 9,75 € Localizzazione: Assente PEGI: 16 Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam) Data di Lancio: già disponibile
Ci sono città che muoiono in fretta spazzando via tutti gli abitanti, altre che marciscono lentamente, risparmiando solo i più forti. Tra le seconde spicca Netherveil, una distopia ultracapitalista nella quale sopravvive soltanto chi riesce a calpestare il prossimo. Tra bar, saloni di tatuaggi, cimiteri e fogne, ogni angolo porta le cicatrici di anni di oppressione, e le amicizie hanno lasciato il posto a fragili alleanze tra persone che non si fidano di nessuno. In questo paesaggio idilliaco si muove il detective Howard, reduce da un’incursione nella tana di un Abstract – aberrazione ultraterrena filtrata attraverso le crepe della realtà – dalla quale è uscito in compagnia di Rose, una rosa senziente capace di comunicare con i defunti. Il suo nuovo incarico consiste nell’indagare su un’inspiegabile ondata di suicidi, un caso che porterà ben presto a gettare luce sull’intera città e sui segreti che custodisce.
Queste sono le premesse di Celestial Return, Disco Elysium-like realizzato da Metaphor Games, piccolo studio turco che ha finanziato lo sviluppo attraverso una campagna Kickstarter dall’obiettivo base di appena cinquemila dollari. A differenza del capolavoro di ZA/UM, qui esplorazione e interazione sono ridotte all’osso, tanto da avvicinare l’esperienza più a una graphic novel interattiva che a un vero adventure. Chi ha già passeggiato per le strade di Revachol, o lungo quelle di Portofiro in ZERO PARADES: For Dead Spies, ritroverà un’interfaccia decisamente familiare: abilità e quest raccolte nell’angolo inferiore sinistro, colonna laterale dedicata agli immancabili tsunami di testo e, al centro dello schermo, la rappresentazione di ciò che avviene in campo.
CELESTIAL RETURN, DADI E SCELTE MULTIPLEIl gameplay di Celestial Return ruota attorno a scelte multiple – anche cinque o sei, a seconda della situazione – e a lanci di dadi che determinano il successo o il fallimento delle nostre azioni. A influire sul risultato contribuiscono anche i tratti della personalità di Howard: Virtù, Percezione, Follia, Intelligenza e Rabbia, potenziabili nel corso dell’avventura e spesso protagonisti di affascinanti conflitti interiori, nei quali ciascuna emozione interpreta gli eventi secondo il proprio punto di vista, ricordando per certi versi il film Pixar Inside Out. Il cuore del sistema è il meccanismo dei dadi, e le scelte più importanti richiedono sempre di raggiungere una determinata soglia attraverso uno o più lanci: è possibile utilizzare fino a quattro dadi contemporaneamente e modificarne l’esito grazie a bonus che incrementano il punteggio finale o aiutano a ottenere specifici valori.
Un sistema di dadi brillante, ma così severo da sfiorare la frustrazione
L’intuizione più interessante, però, è un’altra: i dadi sono una risorsa limitata e monouso. A differenza delle opere alle quali il gioco si ispira, non è sufficiente riposare per recuperare abilità o tentativi: una volta utilizzati, i dadi spariscono, per sempre. È possibile ottenerne altri completando incarichi o esplorando la città alla ricerca di indizi nascosti fuori dai percorsi principali, ma restano comunque una risorsa da amministrare con estrema attenzione. Ne deriva una tensione costante: non potendo semplicemente impiegare il massimo dei dadi a ogni prova, e senza sapere quanti ne serviranno in futuro, ogni decisione diventa un compromesso tra aumentare subito le probabilità di successo o risparmiare preziosi lanci per gli ostacoli che verranno. La pressione cresce ulteriormente quando si scopre che gli stessi dadi fungono anche da merce di scambio con venditori e figure poco raccomandabili, per cui è sempre meglio tenerne da parte un paio.
CAVALLO D’ACHILLE O TALLONE DA BATTAGLIA?Paradossalmente, il cavallo di battaglia di Celestial Return può rivelarsi anche il suo tallone d’Achille: se nei momenti migliori la scarsità dei dadi genera un’apprensione che aumenta il coinvolgimento, il sistema mostra il fianco non prevedendo alcuna rete di sicurezza. Bastano infatti pochi lanci sfortunati, oppure qualche dado speso con troppa leggerezza nelle prime fasi di gioco, per compromettere irrimediabilmente la parte finale della missione. In alcune situazioni ci ritroveremo semplicemente senza risorse sufficienti per superare passaggi fondamentali; la storia proseguirà comunque, ma priva di scene e informazioni che avrebbero dato tutt’altro spessore all’indagine, spingendoci lungo un binario molto rigido. Sempre che non si preferisca ricaricare un salvataggio precedente; chi si affida esclusivamente all’autosave, dovrà accettare mestamente il proprio destino.
Scrittura e world building trasformano Netherveil in una città impossibile da dimenticare
È vero, nessuno ci obbliga a sprecare dadi lanciandone quattro quando ne basterebbero due; il rischio, semmai, è quello opposto. Dopo un paio di batoste, il timore di ritrovarci incastrati più avanti ci spingerà a risparmiare oltre il necessario, sviluppando una sorta di sindrome dell’accumulatore compulsivo: affronteremo solo le sfide davvero indispensabili, evitando le side quest pur di non intaccare la riserva. Un po’ come chi termina un RPG con cinquanta pozioni intatte nello zaino perché, dopotutto, potrebbero sempre servire “più avanti”.
UN MONDO CYBERPUNK CONVINCENTESul comparto artistico invece non ci sono dubbi: Celestial Return è splendido. Lo stile fonde forme umane e paesaggi antropici improbabili, sfruttando nero e oscurità squarciati da colori al neon per restituire quel senso sporco e opprimente proprio di qualsiasi città cyberpunk che si rispetti, regalandoci la sensazione di essere protagonisti di qualche serie a fumetti. La colonna sonora sorprende ancora di più, con un accompagnamento che sa passare dalle atmosfere rarefatte e malinconiche a improvvise impennate, sostenendo la narrazione con la stessa efficacia dei disegni, cosa tutt’altro che scontata in una produzione così sbilanciata sul testo.
Nei giochi ZA/UM buona parte del piacere consiste nel rovistare tra gli oggetti, osservare lo scenario, scoprire che dietro una porta qualsiasi si nasconde mezz’ora di storia, e lasciare che sia la città a raccontarsi. Qui quel livello manca quasi del tutto: Netherveil si guarda, si legge, ma non si esplora davvero. Se ciò non vi spaventa, amerete perdervi nei suoi vicoli corrotti. Altrimenti, sappiate che qui si legge molto più di quanto si cammini.
In Breve: Celestial Return è un gambling narrativo che mescola investigazione, cyberpunk e horror cosmico in una città decadente nella quale ogni scelta è vitale. Il gameplay ruota attorno a dialoghi, verifiche con dadi e gestione delle risorse: gli stessi dadi servono sia per superare le prove che come valuta, creando una tensione costante. La scrittura, il world building e il comparto artistico sono i suoi maggiori punti di forza, sostenuti da un’ottima colonna sonora. Meno convincente il bilanciamento: la scarsità di dadi può sfociare nella frustrazione, penalizzando l’esplorazione e costringendo talvolta a ricaricare vecchi savegame.
Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD
Com’è, Come Gira: Nessuna noia tecnica, ma il controllo da tastiera non dispone di sufficienti shortcut per gestire ogni aspetto del gioco, a differenza dei titoli ai quali questa produzione si ispira.
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