Da qualche parte, c’è qualcosa di incredibile che aspetta di essere scoperto, sosteneva Carl Sagan. Speriamo possa attendere ancora qualche minuto, perché in Space Haven il capitano deve andare al bagno e nessuno ha ancora costruito i servizi igienici. Sviluppatore / Publisher: Bugbyte Prezzo: 34,99 € Localizzazione: Testi PEGI: N.D. Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam) Data di Lancio: Già disponibile I generi Base Building e Colony Sim si prestano egregiamente al celeberrimo meme “Aspettativa Vs Realtà”. Nei trailer promozionali vediamo insediamenti perfetti, catene produttive che sembrano sincronizzate da un orologiaio svizzero sotto anfetamine, città disegnate con precisione geometrica maniacale, cittadini operosi che si muovono con disciplina militare, arredamenti degni dei migliori interior designer e intere colonie in grado di far fronte a qualsivoglia avversità. Poi installiamo il gioco, e viene a galla la triste verità: la nostra gloriosa metropoli del futuro sembra un quartiere abusivo costruito durante un blackout. Strade che iniziano con entusiasmo e finiscono contro un muro, edifici piazzati a casaccio, magazzini lontani chilometri dalle linee produttive che dovrebbero rifornire, abitanti che decidono di schiacciare un pisolino mentre le minacce incombono. E, inevitabilmente, si muore. Di fame, di sete, di freddo o annientati da chissà quale nemico, a seconda dell’ambientazione. Space Haven porta questa filosofia nello spazio, come da tradizione Bugbyte, sfidandoci a costruire un’arca interstellare contando su un equipaggio di quattro – letteralmente quattro, a volte anche meno – disperati con risorse limitate, competenze discutibili e i mille pericoli che il cosmo è solito riservare. Dopo un lungo accesso anticipato e una gestazione che sembrava quasi una missione spaziale reale per complessità e durata, siamo finalmente pronti ad andare verso l’infinito e oltre. SPACE HAVEN, E SE SALTASSIMO IL TUTORIAL? Come i grandi capisaldi del genere, da RimWorld a Oxygen Not Included, anche Space Haven non è esattamente ciò che si definirebbe un’esperienza Plug & Play, per usare un termine caro a un’altra epoca tecnologica. Installarlo e premere Start con l’idea di imparare strada facendo è il modo più rapido per trasformare la curiosità iniziale in una crisi di nervi. Il problema però è che i tutorial in questi casi sono rigidi come tour guidati nei musei: popup sparsi ovunque, finestre che bloccano ogni respiro creativo e azioni da eseguire obbligatoriamente senza poter cliccare su nessun’altra icona oltre a quella prevista dal manuale. Space Haven non fa eccezione, ma per i più impazienti propone anche uno scenario giocabile con obiettivi principali ben in vista e un comodo sistema di help integrato ma non invadente, regalando spazio per improvvisare, sbagliare e soprattutto imparare sulla propria pelle senza troppa frustrazione. I cinque livelli di difficoltà permettono di modellare l’esperienza secondo la propria personale soglia di tolleranza al dolore gestionale, concedendoci più o meno risorse iniziali e decidendo con quale intensità l’universo debba odiarci fin dai primi minuti. CAMERA CON BAGNO E VISTA ASTEROIDE Il cuore delle prime run di Space Haven è basato sul benessere del nostro equipaggio, composto da individui con statistiche, tratti caratteriali, preferenze, risposta allo stress, stati psicologici e capacità differenti. Dieta mal bilanciata, riposo non ottimale e ambienti poco confortevoli influiscono sul rendimento rallentando la tabella di marcia virtuale che dovrebbe portarci alla vittoria. Necessario quindi dotarli di cuccette degne di questo nome, servizi igienici, cucina e sala per il relax. Gli esseri umani inoltre hanno la malsana abitudine di consumare ossigeno e rilasciare CO2, per cui è vitale filtrare l’aria con appositi macchinari, i quali non si alimentano di buone intenzioni ma necessitano energia da produrre e distribuire con criterio. Ogni elemento, dalla lampadina da parete al motore dell’hyperdrive, consuma materiali che devono in qualche modo essere reintegrati e raffinati minando asteroidi vaganti. Il loop di gioco evolve progressivamente da semplice sopravvivenza locale a gestione di una vera infrastruttura spaziale itinerante, che deve essere espansa o affiancata da altre unità fino a costruire un’intera flotta per saltare tra settori e intercettare relitti. E qui l’esperienza potrebbe trasformarsi in qualcosa che ricorda, anche graficamente, l’assalto agli UFO abbattuti in XCOM. ABBATTI LO XENOMORFO Nei magazzini della nostra nave non accumuleremo soltanto leghe, minerali e componenti industriali utili a sostenere la colonia, ma anche armamenti. Le astronavi sconosciute che incontreremo alla deriva, infatti, raramente sono semplici contenitori galleggianti pieni di risorse gratuite gentilmente offerte dall’universo. Più spesso nascondono insidie, forme di vita ostili o equipaggi tutt’altro che entusiasti di condividere le proprie provviste. Non a caso Space Haven raccomanda caldamente di non avventurarsi mai da soli in queste spedizioni. Se nella normale gestione quotidiana della nave è sufficiente assegnare macro-obiettivi lasciando che l’equipaggio organizzi autonomamente tempi e percorsi per completare il lavoro, durante le missioni esplorative il livello di controllo cambia sensibilmente. Qui entra in gioco una componente di micromanagement molto più marcata, perché gli extraterrestri tendono a essere poco inclini al dialogo e spesso sorprendentemente ben equipaggiati. In questi momenti conviene ignorare temporaneamente il piccolo dramma domestico in corso in cucina, il generatore che tossisce o il solito colono che ha deciso di avere una crisi personale, e concentrarsi interamente sul campo di battaglia. SPAZIO PROFONDO, CON QUALCHE SPIGOLO Al gameplay estremamente stratificato, Space Haven abbina una pixel art piacevole e accattivante, unita a un’interfaccia funzionale che permette di tenere d’occhio sia l’azione che una buona quantità di statistiche. Come molti suoi colleghi, dietro l’apparente libertà d’azione cela un grafo di priorità piuttosto rigido, che tende ad appiattire le fasi iniziali delle run una volta che si conosce come procedere. Gli amanti dei Colony Sim troveranno in Space Haven un’esperienza profonda, spietata e incredibilmente assuefacente, resa ancora più solida dall’attenzione con la quale Bugbyte continua a supportare il gioco ascoltando una community che, evidentemente, non si è ancora stancata di morire malissimo nello spazio. In Breve: Space Haven è un colony sim spaziale profondo e spietato, nel quale partire con quattro sopravvissuti e qualche risorsa con l’obiettivo di costruire, pezzo dopo pezzo, una colonia interstellare autosufficiente. Il gameplay intreccia gestione dell’equipaggio, produzione, energia, ossigeno, ricerca, combattimenti e missioni di soccorso con una complessità che premia pianificazione e sangue freddo. L’ottima pixel art deve fare i conti con una progressione rigida che i giocatori esperti troveranno prevedibile, ma è una caratteristica comune a tutti i capisaldi del genere. Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD Com’è, Come Gira: Nessuna incertezza tecnica, ma i livelli di zoom dell’astronave sono troppo pochi, e si passa da “il capitano ha una macchia sulla tuta” a “vedo tutto l’universo” senza molte vie di mezzo. Non sono presenti trofei.
Da qualche parte, c’è qualcosa di incredibile che aspetta di essere scoperto, sosteneva Carl Sagan. Speriamo possa attendere ancora qualche minuto, perché in Space Haven il capitano deve andare al bagno e nessuno ha ancora costruito i servizi igienici.
Sviluppatore / Publisher: Bugbyte Prezzo: 34,99 € Localizzazione: Testi PEGI: N.D. Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam) Data di Lancio: Già disponibile
I generi Base Building e Colony Sim si prestano egregiamente al celeberrimo meme “Aspettativa Vs Realtà”. Nei trailer promozionali vediamo insediamenti perfetti, catene produttive che sembrano sincronizzate da un orologiaio svizzero sotto anfetamine, città disegnate con precisione geometrica maniacale, cittadini operosi che si muovono con disciplina militare, arredamenti degni dei migliori interior designer e intere colonie in grado di far fronte a qualsivoglia avversità. Poi installiamo il gioco, e viene a galla la triste verità: la nostra gloriosa metropoli del futuro sembra un quartiere abusivo costruito durante un blackout. Strade che iniziano con entusiasmo e finiscono contro un muro, edifici piazzati a casaccio, magazzini lontani chilometri dalle linee produttive che dovrebbero rifornire, abitanti che decidono di schiacciare un pisolino mentre le minacce incombono.
E, inevitabilmente, si muore. Di fame, di sete, di freddo o annientati da chissà quale nemico, a seconda dell’ambientazione. Space Haven porta questa filosofia nello spazio, come da tradizione Bugbyte, sfidandoci a costruire un’arca interstellare contando su un equipaggio di quattro – letteralmente quattro, a volte anche meno – disperati con risorse limitate, competenze discutibili e i mille pericoli che il cosmo è solito riservare. Dopo un lungo accesso anticipato e una gestazione che sembrava quasi una missione spaziale reale per complessità e durata, siamo finalmente pronti ad andare verso l’infinito e oltre.
SPACE HAVEN, E SE SALTASSIMO IL TUTORIAL?Come i grandi capisaldi del genere, da RimWorld a Oxygen Not Included, anche Space Haven non è esattamente ciò che si definirebbe un’esperienza Plug & Play, per usare un termine caro a un’altra epoca tecnologica. Installarlo e premere Start con l’idea di imparare strada facendo è il modo più rapido per trasformare la curiosità iniziale in una crisi di nervi. Il problema però è che i tutorial in questi casi sono rigidi come tour guidati nei musei: popup sparsi ovunque, finestre che bloccano ogni respiro creativo e azioni da eseguire obbligatoriamente senza poter cliccare su nessun’altra icona oltre a quella prevista dal manuale.
Nello spazio profondo non esistono i sindacati, e far dormire gli astronauti sul freddo pavimento non sarà un problema.
Gestione macro e micromanagement si alternano tra routine produttiva e missioni suicide
Space Haven non fa eccezione, ma per i più impazienti propone anche uno scenario giocabile con obiettivi principali ben in vista e un comodo sistema di help integrato ma non invadente, regalando spazio per improvvisare, sbagliare e soprattutto imparare sulla propria pelle senza troppa frustrazione. I cinque livelli di difficoltà permettono di modellare l’esperienza secondo la propria personale soglia di tolleranza al dolore gestionale, concedendoci più o meno risorse iniziali e decidendo con quale intensità l’universo debba odiarci fin dai primi minuti.
CAMERA CON BAGNO E VISTA ASTEROIDEIl cuore delle prime run di Space Haven è basato sul benessere del nostro equipaggio, composto da individui con statistiche, tratti caratteriali, preferenze, risposta allo stress, stati psicologici e capacità differenti. Dieta mal bilanciata, riposo non ottimale e ambienti poco confortevoli influiscono sul rendimento rallentando la tabella di marcia virtuale che dovrebbe portarci alla vittoria. Necessario quindi dotarli di cuccette degne di questo nome, servizi igienici, cucina e sala per il relax. Gli esseri umani inoltre hanno la malsana abitudine di consumare ossigeno e rilasciare CO2, per cui è vitale filtrare l’aria con appositi macchinari, i quali non si alimentano di buone intenzioni ma necessitano energia da produrre e distribuire con criterio.
Abbiamo bisogno di un secondo propulsore, ma non disponiamo di materiali a sufficienza. Vediamo se c’è qualche nave spaziale da abbordare.
Quattro coloni, poco ossigeno e un universo ostile da esplorare
Ogni elemento, dalla lampadina da parete al motore dell’hyperdrive, consuma materiali che devono in qualche modo essere reintegrati e raffinati minando asteroidi vaganti. Il loop di gioco evolve progressivamente da semplice sopravvivenza locale a gestione di una vera infrastruttura spaziale itinerante, che deve essere espansa o affiancata da altre unità fino a costruire un’intera flotta per saltare tra settori e intercettare relitti. E qui l’esperienza potrebbe trasformarsi in qualcosa che ricorda, anche graficamente, l’assalto agli UFO abbattuti in XCOM.
ABBATTI LO XENOMORFONei magazzini della nostra nave non accumuleremo soltanto leghe, minerali e componenti industriali utili a sostenere la colonia, ma anche armamenti. Le astronavi sconosciute che incontreremo alla deriva, infatti, raramente sono semplici contenitori galleggianti pieni di risorse gratuite gentilmente offerte dall’universo. Più spesso nascondono insidie, forme di vita ostili o equipaggi tutt’altro che entusiasti di condividere le proprie provviste. Non a caso Space Haven raccomanda caldamente di non avventurarsi mai da soli in queste spedizioni. Se nella normale gestione quotidiana della nave è sufficiente assegnare macro-obiettivi lasciando che l’equipaggio organizzi autonomamente tempi e percorsi per completare il lavoro, durante le missioni esplorative il livello di controllo cambia sensibilmente.
Non sappiamo cosa sia successo a bordo, ma trovare membri dell’equipaggio stecchiti al suolo non è un buon segno.
Qui entra in gioco una componente di micromanagement molto più marcata, perché gli extraterrestri tendono a essere poco inclini al dialogo e spesso sorprendentemente ben equipaggiati. In questi momenti conviene ignorare temporaneamente il piccolo dramma domestico in corso in cucina, il generatore che tossisce o il solito colono che ha deciso di avere una crisi personale, e concentrarsi interamente sul campo di battaglia.
SPAZIO PROFONDO, CON QUALCHE SPIGOLOAl gameplay estremamente stratificato, Space Haven abbina una pixel art piacevole e accattivante, unita a un’interfaccia funzionale che permette di tenere d’occhio sia l’azione che una buona quantità di statistiche. Come molti suoi colleghi, dietro l’apparente libertà d’azione cela un grafo di priorità piuttosto rigido, che tende ad appiattire le fasi iniziali delle run una volta che si conosce come procedere. Gli amanti dei Colony Sim troveranno in Space Haven un’esperienza profonda, spietata e incredibilmente assuefacente, resa ancora più solida dall’attenzione con la quale Bugbyte continua a supportare il gioco ascoltando una community che, evidentemente, non si è ancora stancata di morire malissimo nello spazio.
In Breve: Space Haven è un colony sim spaziale profondo e spietato, nel quale partire con quattro sopravvissuti e qualche risorsa con l’obiettivo di costruire, pezzo dopo pezzo, una colonia interstellare autosufficiente. Il gameplay intreccia gestione dell’equipaggio, produzione, energia, ossigeno, ricerca, combattimenti e missioni di soccorso con una complessità che premia pianificazione e sangue freddo. L’ottima pixel art deve fare i conti con una progressione rigida che i giocatori esperti troveranno prevedibile, ma è una caratteristica comune a tutti i capisaldi del genere.
Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD
Com’è, Come Gira: Nessuna incertezza tecnica, ma i livelli di zoom dell’astronave sono troppo pochi, e si passa da “il capitano ha una macchia sulla tuta” a “vedo tutto l’universo” senza molte vie di mezzo. Non sono presenti trofei.
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